DOMENICA 15 FEBBRAIO 2015

10 febbraio 2015 | 0 commenti

E’ l’ultima domenica dopo l’Epifania. Domenica prossima 22 febbraio, è la prima
domenica di quaresima. Quella di oggi invece è la “domenica del perdono”. Il
vangelo in questo anno B riporta San Luca 18,9-14. Salirono al tempio per
pregare un fariseo, maestro della legge e un pubblicano che, per il fatto stesso
di essere un collaboratore dell’amministrazione romana veniva definito un
peccatore. Il fariseo fa una preghiera che non può che valere come sua condanna.
Egli, come tanti, aveva la presunzione di essere un giusto e disprezzava gli
altri. Il pubblicano invece non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo ma
diceva Signore abbi pietà. Io vi dico, conclude il Signore, che solo il
pubblicano tornò a casa perdonato dal Signore. Così abbiamo imparato, per
rifarci alla riflessione sulla porta stretta di settimana scorsa, che non entra
di certo dalla porta stretta che conduce alla vita chi ritiene di essere
migliore degli altri.
L’antico testamento
Riassumendo le parabole che costituiscono i primi undici capitoli del libro di
genesi, abbiamo visto che Dio è all’origine della creazione del mondo e poi
anche della creazione dell’uomo. Solo l’uomo ha in se una scintilla della vita
divina, e per questo la sua anima sopravvive al corpo. L’uomo però è stato
creato con la piena libertà di scegliere; e purtroppo sceglie di disubbidire a
Dio. Questo è quello che tradizionalmente si chiama il “peccato originale”, un
peccato di orgoglio. Il peccato contro Dio si traduce anche in peccato contro
gli uomini, essi si uccidono fra di loro, si uccidono i nemici e si uccidono
anche i fratelli e questo è l’episodio di Caino e Abele. Vi è poi tutto il
grande racconto sapienziale del diluvio su tutta la terra , dal quale si salva
soltanto Noè con la sua famiglia. Dio da una speciale benedizione a Noè, ma
anche i suoi discendenti non si impegneranno a un rapporto con Dio il Signore. E
così dice il libro della genesi al capitolo 11 che gli uomini, dimenticando il
vero Dio, adorano assurdi e crudeli idoli a cui offrono perfino sacrifici umani.
E così – secondo la parabola della torre di Babele – gli uomini cercano di
costruire una torre che permetta all’uomo di arrivare al cielo. Questo
evidentemente non avviene e la spiegazione sapienziale che ne da il libro sacro
è che il Signore ha confuso le loro lingue perché essi non si comprendano più.
Questi undici capitoli con cui si apre genesi, vogliono darci alcuni precisi
insegnamenti sul perché e sul senso della creazione. Alla scienza il compito di
spiegare storicamente il come, cioè lo svolgimento della creazione, nelle sue
varie fasi evolutive. Tutto questo è splendidamente riassunto nella preghiera
eucaristica quarta: “Dio vivo e vero, prima del tempo e in eterno Tu sei, nel
tuo regno di luce infinita. Tu solo sei buono e fonte della vita e hai creato
l’universo per effondere la tua luce e il tuo amore su tutte le creature. Noi ti
lodiamo Padre Santo: hai fatto ogni cosa con sapienza e amore, a tua immagine
hai formato l’uomo, alle sue mani hai affidato l’universo,  perché –
nell’obbedienza a te suo creatore – esercitasse il dominio su tutto il creato.
Quando per la sua disubbidienza l’uomo perse la Tua amicizia, Tu non lo hai
abbandonato ma nella Tua misericordia a tutti sei venuto incontro perché quelli
che ti cercano ti possano trovare. Molte volte hai offerto agli uomini la Tua
alleanza e per mezzo dei profeti hai insegnato a sperare nella salvezza”.
Domenica prossima entriamo nella storia, presentando Abramo, vissuto circa nel
duemila avanti Cristo. Egli è il nostro “padre nella fede”.
Ecco ora la riflessione
Nisi quod Dominus erat in nobis, dicat nunc Israel, nisi quod Dominus erat in
nobis! Se il Signore non fosse stato con noi, lo riconosca Israele, se il
Signore non fosse stato con noi!
E’ un versetto del salmo 123 che ricorda alla nostra meditazione tutti gli
infiniti benefici che Dio ha compiuto e compie per noi. Ah, se il Signore non
fosse stato con noi che disastro! Questa frase ci deve far riflettere sul fatto
che non ringraziamo mai abbastanza, anzi tante volte non ringraziamo proprio per
la costante protezione con cui il Signore ci avvolge.
Buona settimana a tutti.
Ferruccio
Basiglio, 10 febbraio 2015

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DOMENICA 8 FEBBRAIO 2015

3 febbraio 2015 | 0 commenti

Come abbiamo già detto, è la penultima domenica dopo l’epifania. Fra quindici
giorni, con la splendida quaresima ambrosiana, si apre il “mistero pasquale”.
Questa è la domenica della Divina misericordia e il vangelo di Luca (7,36-50)
racconta di un pranzo in casa di un ricco e importante fariseo. Gesù era a
tavola, e una prostituta di quella città – saputo dove si trovava Gesù –entrò
nella sala da pranzo portando un vaso di profumo prezioso. Sedutasi  presso i
piedi di Gesù, li baciava e li cospargeva di profumo. Il fariseo disse fra se,
questo non è di certo un profeta perché non ha capito chi è la donna che lo
tocca. Gesù fa capire al fariseo e a tutti i presenti che sa benissimo che
quella donna è una prostituta, che anche per questo la ha accolta, e  conclude
dicendo “le sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato”. E’ una
frase su cui credo convenga meditare perché Gesù prosegue dicendo invece che
colui al quale si ha poco da perdonare, è uno che ama poco.
L’antico testamento
Finita la riflessione su Caino, che abbiamo ricordato la scorsa settimana, il
libro della Genesi continua ai capitoli 6,7,8  e 9  con “l’episodio sapienziale”
o se preferite con la “parabola” del diluvio. In realtà la zona fra i grandi
fiumi  Tigri ed Eufrate l’attuale Iraq,  è spesso soggetta a terribili
inondazioni; e quattromila o cinquemila anni fa lo era ancora più di oggi. Sia
la Bibbia del popolo di Israele sia gli scritti delle popolazioni vicine, regno
di Babilonia e regno dei Sumeri, ricordano spesso un grandissimo diluvio. Anche
gli scavi archeologici sembrano dimostrare che partendo dalla superficie
terrestre si scende e si trovano resti di civiltà molto avanzate; poi si trova
un grandissimo strato di sabbia; e sotto lo strato di sabbia si trovano di nuovo
resti di civiltà pure avanzate.
In sostanza a me sembra di poter dire che una grandissima alluvione, forse
diremmo oggi uno tsunami c’è certamente stato magari quattro o cinquemila anni
avanti Cristo. Il Signore si è servito del ricordo di una di queste terribili
alluvioni, durante la quale vi furono molte migliaia di morti annegati e di
città e case distrutte, per far capire ai superstiti tutta la gravità dei loro
peccati di violenza e di corruzione.
Il testo parabolico si svolge così: gli uomini si moltiplicarono sulla terra,
erano sempre più malvagi e i loro pensieri erano solo rivolti al male. Invece
Noè e la sua famiglia si comportavano come piace a Dio. Per questo Dio disse a
Noè di costruirsi un’arca, di salvare in essa la sua famiglia e ogni genere di
animali viventi perché avrebbe fatto venire il diluvio.
La Bibbia dice che il livello delle acque rimase alto per 150 giorni, poi
cominciarono a calare e dopo 7 mesi l’arca di Noè si posò su un monte della
catena dell’Ararat. Stupendo e profetico è l’episodio della colomba: Noè apre la
finestra e manda fuori la colomba che la prima volta ritorna semplicemente, la
seconda volta ritorna con un ramoscello di ulivo e la terza volta non ritorna
più. Non dimentichiamo che nel linguaggio biblico la colomba è simbolo dello
Spirito Santo. Un altro aspetto molto consolante della fine del diluvio è la
benedizione di Dio alla nuova umanità che discende da Noè, e il segno
dell’alleanza fra Dio e gli uomini, che è il bellissimo arcobaleno “vedrò
apparire – disse il Signore – l’arcobaleno sulle nubi e così non mi dimenticherò
dell’alleanza stabilita per sempre da me con tutti gli uomini e tutti gli esseri
viventi di ogni specie”.
Ecco ora la riflessione
Intrate per angustam portam, ducit enim ad vitam. Entrate dalla porta stretta
perché conduce alla vita.
E’ una frase dell’antico testamento che è riportata anche nel vangelo di Matteo
e nel vangelo di Luca.
Spiega il vangelo che la porta stretta è quella  che conduce alla vita. Molti
cercheranno di entrare ma non ci riusciranno.  Il criterio con cui possiamo
entrare dalla porta stretta, è per l’appunto quello che ci è stato ricordato
nell’odierno vangelo di Luca e cioè che colui che ama poco è colui al quale si
ha poco da perdonare, mentre tutti i più grandi e molti peccati sono perdonati a
chi ha molto amato. In sostanza Dio ripete che saremo giudicati sull’amore
(charitas) come dice anche la prima lettera di San Paolo ai cristiani di Corinto
(capitolo 13 versetto 13 “ci sono dunque tre cose che non svaniranno, la fede,
la speranza e l’amore. E la più grande di tutte è proprio l’amore”).
Per pura curiosità in tante chiese delle nostre campagne e delle nostre montagne
c’era la porta grande, che però veniva aperta solo d’estate; e la porta piccola
laterale, l’unica aperta durante l’inverno per far entrare meno freddo. Su
questa piccola porta laterale c’era quasi sempre scritto in latino “entrate per
la porta stretta che conduce alla vita”!
Una buona settimana a tutti e un grande abbraccio. Ferruccio
Basiglio 3 febbraio 2015

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DOMENICA 1 FEBBRAIO 2015

27 gennaio 2015 | 0 commenti

Nel rito antico le tre domeniche che preparano alla quaresima, si chiamavano
settuagesima, sessagesima e quinquagesima. In esse, concluso ormai il tempo
dell’epifania, si prendevano i paramenti “morelli” o violacei, come quelli delle
domeniche di quaresima, ma si continuavano a cantare sia il Gloria che
l’Alleluia. Il nuovo lezionario ambrosiano ha ridotto queste tre domeniche a due
soltanto, chiamate rispettivamente la domenica della Divina bontà e la domenica
del perdono, che quest’anno saranno domenica 8 e domenica 15 febbraio.  Invece
domenica 1 febbraio è dunque per quest’anno l’ultima domenica ordinaria dopo
l’epifania, la quarta, e presenta  Gesù che dorme sulla barca mentre si abbatte
una grande tempesta sul lago di Tiberiade. I discepoli lo svegliano ed Egli
calma le acque. I discepoli impauriti e stupiti si dicevano: chi è dunque costui
al quali anche i venti e l’acqua ubbidiscono?
L’antico testamento.
Stiamo esaminando i primi undici capitoli del libro della Genesi che è il primo
libro dell’antico testamento e quindi il primo libro della Bibbia. Nella
precedente riflessione su questo argomento, abbiamo visto come l’uomo,
simbolicamente rappresentato da Eva e Adamo, commette un peccato di orgoglio,
rifiutando l’amicizia di Dio. E’ quella che correntemente si chiama la caduta o
il peccato originale. E’ certamente un peccato di orgoglio perché il serpente
(che rappresenta il diavolo cioè satana) dice agli uomini: se mangerete questi
frutti diventerete simili a Dio.
L’episodio successivo che la Bibbia presenta, è quello di Caino e Abele (Genesi
capitolo 4). E’ evidente che anche questo episodio non è un episodio storico ma
è narrato dalla Bibbia in modo “sapienziale” e cioè attraverso una parabola che
insegna una verità. Questa verità è che il peccato originale, cioè il peccato
contro Dio, si traduce inevitabilmente in peccato contro gli uomini. Gli uomini
diventano violenti, per sopravvivere si combattono fra loro, uccidendosi; si
uccidono i nemici e si uccidono persino i fratelli.
Ecco dunque l’episodio di Caino e Abele. Per invidia Caino uccide il fratello
Abele, nonostante il Signore lo avesse avvertito “se agisci bene il tuo volto
sarà sereno, se no il diavolo che sta accovacciato alla tua porta, vorrà avere
il sopravvento su di te”. Dopo il delitto dell’uccisione di Abele, Dio parla a
Caino e Caino disperato risponde “chiunque mi incontrerà potrà uccidermi”.  Ma
ecco, nonostante il gravissimo peccato, la tenerezza del Signore anche verso
Caino. Dio infatti vuole la misericordia e il perdono e non la vendetta.
Per questo Dio disse: “chi ucciderà Caino sarà punito sette volte più
severamente”. Ecco dunque perché tanti gruppi che si occupano dell’accoglienza e
della riabilitazione delle persone che hanno gravemente peccato, si chiamano
“nessuno tocchi Caino”. Il fratello, Abele il giusto, è invece una figura
profetica di Gesù, per il sacrificio che offre a Dio, l’agnello,  che prefigura
sia l’agnello di Mosè nella celebrazione della pasqua ebraica, sia Gesù stesso,
l’agnello di Dio che toglie i peccati del mondo; e anche perché Gesù, come
Abele,  è vittima innocente della violenza.
Ecco ora la riflessione:
Quam amabilia sunt tabernacula tua Domine! Come sono amabili e piacevoli le tue
dimore o Signore!
E’ l’inizio del salmo 83. L’insegnamento che ne deriva, è la necessità di
fermarsi nella casa del Signore. Tutti siamo super impegnati; se andiamo in
chiesa ci andiamo per la messa o per una preghiera comune. Questo versetto ci
insegna la necessità di andare in chiesa, di sedersi davanti al tabernacolo e di
pensare in silenzio. Cosa che forse non facciamo mai. Uno dei miei maestri mi
disse che in queste soste silenziose davanti al tabernacolo era nata in lui la
chiamata al sacerdozio. E un vecchio del mio paese al quale domandai “cosa fai
seduto qui? Mi rispose dandomi con grande semplicità un grande insegnamento,
“metto al sole la mia anima!” Troviamo dunque anche noi il tempo di una visita
silenziosa al Santissimo Sacramento, per mettere al sole la nostra anima.
Buona settimana a tutti.
Ferruccio
Basiglio, 28 gennaio  2015

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DOMENICA 25 GENNAIO 2015

19 gennaio 2015 | 0 commenti

Da sempre nel rito ambrosiano l’ultima domenica di gennaio è la festa della
Sacra Famiglia. Il vangelo di quest’anno racconta di Gesù dodicenne portato a
Gerusalemme, poi perduto e ritrovato da Maria e da Giuseppe nel tempio mentre
parla con i maestri della legge. Personalmente è uno dei pochi casi in cui
preferisco il calendario della chiesa di Roma che fissa la festa della Sacra
Famiglia nella domenica dopo il Natale, rispetto al calendario ambrosiano che la
fissa all’ultima domenica di gennaio, dopo che abbiamo già celebrato il
battesimo di Gesù e il miracolo delle nozze di Cana.

Ma per quest’anno non proseguo questa volta nè nel racconto dell’Antico
testamento nè nella consueta riflessione settimanale. Questo perché da oltre
centocinquantanni, quasi tutti i cristiani celebrano una settimana di studio e
di preghiera dal 18 al 25 gennaio (per noi il 18 gennaio è la festa della
cattedra di San Pietro in Roma e il 25 gennaio è la festa della conversione a
Damasco di Saulo che diventa poi l’apostolo Paolo).

Un fondamento della nostra fede
La successione apostolica. Come dice il catechismo pubblicato nel 1992 dal Papa
San Giovanni Paolo II, Gesù Cristo crocifisso e risorto, donando lo Spirito
Santo agli apostoli, conferisce a loro il proprio potere di santificazione. Per
la potenza dello stesso Spirito Santo gli apostoli trasmettono tale potere ai
loro successori (i vescovi). Questa successione apostolica viene trasmessa
attraverso il sacramento dell’Ordine che consente ai sacerdoti e ai vescovi di
rendere presente Gesù Cristo nella sua Chiesa, in modo speciale nell’Eucaristia
e negli altri sacramenti.

Alcuni di voi mi hanno chiesto quali sono le differenze fra i cattolici e i
protestanti; perché ci sono greci di rito bizantino o fedeli di altri riti
orientali che si definiscono ortodossi e altri che si definiscono cattolici;
come mai Papa Benedetto XVI ha cercato in tutti i modi di facilitare  il
passaggio degli anglicani che lo desiderano alla chiesa cattolica.
Per dare una esatta inquadratura a tutta la problematica della divisione e
dell’unione dei cristiani, ho preparato questo appunto sintetico che spero sia
però assolutamente chiaro. E’ da stampare, da tenere e da leggere con comodo. Se
poi qualcuno vuole approfondire, mi scriva sulla mia mail personale
avvferruccioferrari@libero.it

L’UNIONE DEI CRISTIANI

1) LA DIVISIONE DEI CRISTIANI
Nei primi dieci secoli dopo la Pasqua del Signore, la Chiesa fu unita nella fede
e nei sacramenti, pur in una grande diversità di riti.
I riti si possono raggruppare in due grandi famiglie: riti d’oriente (bizantino,
copto, armeno, siriano, tutti con varie derivazioni) e riti di occidente (oggi
restano soltanto il rito romano e  quello ambrosiano).
a) Chiese orientali o ortodosse
Nel 1054 il Patriarca di Costantinopoli e il Papa di Roma si scomunicarono a
vicenda: fu lo “scisma” (divisione) delle chiese d’oriente che nella grande
maggioranza non riconobbero più l’autorità del Papa. Una parte degli orientali
però rimase sempre fedele a Roma pur nell’autonomia di rito liturgico e di
disciplina organizzativa: cattolici di rito orientale o “uniati”.  Gli orientali
dei vari riti che non riconoscono più l’autorità del Papa si definiscono invece
“cristiani ortodossi”.
Nel corso dei secoli parecchie comunità d’oriente (in Ucraina, in Libano, nello
Stato del Kerala in India) rientrarono nella piena comunione con Roma pur
mantenendo la propria identità liturgica e disciplinare; fra di essi anche i
maroniti e i melchiti diffusi specialmente in Libano e Siria.
Tutte queste comunità orientali, sia cattoliche che ortodosse, per effetto dei
movimenti migratori degli ultimi due secoli, sono largamente presenti oltre che
in Europa e in Asia che sono le loro terre d’origine, anche  in America
meridionale e in America settentrionale; in Australia; con significative
presenze anche in Africa.
Nel 1965 – circa novecento anni dopo lo “scisma” – il Papa Paolo VI (Giovanni
Battista Montini già nostro arcivescovo di Milano) e il Patriarca di
Costantinopoli Atenagora I°, revocarono la reciproca scomunica incontrandosi e
abbracciandosi a Gerusalemme. L’attuale Patriarca Ecumenico Sua Santità
Bartolomeo I° (che venne a Milano per venerare S. Ambrogio nel 1997 e per
commemorare l’editto di Costantino nel 2013), é stato molto legato a Giovanni
Paolo II° e con lui ha lavorato con grande impegno  nel cammino per la perfetta
unità tra le chiese d’oriente e la chiesa di Roma. A Bartolomeo I° , sia Papa
Benedetto XVI che Papa Francesco, hanno dedicato la loro visita in Turchia, la
comune preghiera nella Cattedrale Patriarcale Ortodossa di Costantinopoli, e lo
hanno voluto accanto a sè in varie solenni occasioni in Roma sia nella basilica
di San Pietro che nella basilica di San Paolo fuori le mura.
Il cammino verso la perfetta unità ha certamente le sue difficoltà ma presenta
un aspetto positivo fondamentale; tutte le chiese d’oriente – anche non unite a
Roma – hanno origine apostolica, hanno la stessa nostra fede e hanno
l’episcopato, il sacerdozio e i sacramenti perfettamente validi per la mai
interrotta successione apostolica di vescovo in vescovo.
b) Protestanti o chiese evangeliche
Nel 1521 in Germania,  il frate Martin Lutero negò molti elementi della fede
cattolica, tra cui l’Eucarestia, il sacerdozio e la successione apostolica;  si
staccò dalla chiesa di Roma e diede inizio al movimento dei “protestanti” (o
chiese Evangeliche o chiese Riformate). Evidentemente i protestanti, che non
riconoscono l’episcopato e il sacerdozio, non hanno sacramenti validi ad
eccezione del battesimo e del matrimonio. Il battesimo può infatti essere
conferito da un laico e il matrimonio deve essere celebrato dai coniugi che sono
i ministri del sacramento (il prete è solo il testimone a nome della Chiesa).
Ecco perché, anche il mancanza di sacerdozio, battesimo e matrimonio, sono
validi.
Attualmente i  protestanti si raggruppano in almeno una quarantina di “chiese” :
dagli “episcopali” che imitano in molte cose la liturgia cattolica a tante altre
denominazioni che elaborano quasi ognuna per proprio conto una loro dottrina.
c) Anglicani o chiesa d’Inghilterra
Nel 1534 il re d’Inghilterra Enrico VIII, era irritato con il Papa per le
proprie vicende coniugali (il Papa non gli concesse il divorzio per sposare Anna
Bolena). Per questo il re staccò la Chiesa Inglese da Roma, si proclamò capo
della sua Chiesa e gran parte dei suoi sudditi lo seguirono: una piccola parte
rimase invece fedele a Roma. La Chiesa di Enrico VIII si denominò “Chiesa
Anglicana”: la fede – a differenza dei protestanti – rimase la stessa della
Chiesa di Roma almeno fino a qualche anno fa. Ma il re aveva  interrotto la
successione apostolica – di vescovo in vescovo – con numerose uccisioni di
vescovi ed elezione da parte sua di nuovi vescovi non consacrati  validamente (e
cioè non consacrati da un altro vescovo). Per questo anche gli Anglicani non
hanno sacramenti validi ad eccezione del battesimo e del matrimonio.
Oggi, da qualche anno e con una forte accentuazione dal 2003 specialmente in USA
e in Australia, diverse comunità anglicane che non accettano le “novità”
introdotte di recente sia nella fede che nella disciplina della  loro chiesa,
rientrano in seno alla chiesa cattolica: i loro sacerdoti e i loro vescovi
vengono ordinati da un vescovo cattolico e così si riprende la successione
apostolica.
Veramente i più spirituali fra i vescovi anglicani, erano assolutamente certi
della invalidità delle loro ordinazioni; è storia recente, durata fino agli anni
intorno al 1960, il fatto che molti di questi vescovi anglicani si recassero più
o meno di nascosto in  Serbia, in Bulgaria e soprattutto in Grecia, per farsi
ripetere l’ordinazione sacerdotale ed episcopale da anziani vescovi ortodossi
che accettavano di ordinarli in forma strettamente privata.
E’ difficile ricostruire queste singole situazioni perché per la Chiesa
d’Inghilterra, questo comportamento era un gravissimo atto di insubordinazione.

2) L’UNIONE DEI CRISTIANI
Da sempre la chiesa Cattolica prega perché i cristiani siano nuovamente uniti
”essi siano una cosa sola “come disse Gesù. Da circa 150 anni questa preghiera è
condivisa anche dagli Orientali, dagli Anglicani e dai Protestanti e si svolge
con particolare intensità a Pentecoste e in gennaio (soprattutto come detto
sopra negli otto giorni dal 18 gennaio, festa della Cattedra di S. Pietro in
Roma, al 25 gennaio, festa della conversione di S. Paolo). Il cammino concreto,
al di là delle fraterne collaborazioni su tanti temi e nella carità, agli occhi
umani appare oggi possibile – pur tra difficoltà – solo con i fratelli delle
Chiese d’oriente, con i quali condividiamo la stessa fede, gli stessi sacramenti
e la perfetta successione apostolica.
Ma lo Spirito Santo saprà guidare tutte le Chiese nei tempi e nei modi che noi
oggi non possiamo conoscere.

Miei cari dunque, scusatemi l’interruzione del discorso appena iniziato
sull’Antico Testamento e l’abitudine al pensiero di meditazione settimanale.
Dalla prossima settimana, riprenderò tutto come promesso. Intanto un abbraccio a
tutti e buona settimana.
Ferruccio
Basiglio, 20 gennaio 2015
DOMENICA 25 GENNAIO 2015

Da sempre nel rito ambrosiano l’ultima domenica di gennaio è la festa della
Sacra Famiglia. Il vangelo di quest’anno racconta di Gesù dodicenne portato a
Gerusalemme, poi perduto e ritrovato da Maria e da Giuseppe nel tempio mentre
parla con i maestri della legge. Personalmente è uno dei pochi casi in cui
preferisco il calendario della chiesa di Roma che fissa la festa della Sacra
Famiglia nella domenica dopo il Natale, rispetto al calendario ambrosiano che la
fissa all’ultima domenica di gennaio, dopo che abbiamo già celebrato il
battesimo di Gesù e il miracolo delle nozze di Cana.

Ma per quest’anno non proseguo questa volta nè nel racconto dell’Antico
testamento nè nella consueta riflessione settimanale. Questo perché da oltre
centocinquantanni, quasi tutti i cristiani celebrano una settimana di studio e
di preghiera dal 18 al 25 gennaio (per noi il 18 gennaio è la festa della
cattedra di San Pietro in Roma e il 25 gennaio è la festa della conversione a
Damasco di Saulo che diventa poi l’apostolo Paolo).

Un fondamento della nostra fede
La successione apostolica. Come dice il catechismo pubblicato nel 1992 dal Papa
San Giovanni Paolo II, Gesù Cristo crocifisso e risorto, donando lo Spirito
Santo agli apostoli, conferisce a loro il proprio potere di santificazione. Per
la potenza dello stesso Spirito Santo gli apostoli trasmettono tale potere ai
loro successori (i vescovi). Questa successione apostolica viene trasmessa
attraverso il sacramento dell’Ordine che consente ai sacerdoti e ai vescovi di
rendere presente Gesù Cristo nella sua Chiesa, in modo speciale nell’Eucaristia
e negli altri sacramenti.

Alcuni di voi mi hanno chiesto quali sono le differenze fra i cattolici e i
protestanti; perché ci sono greci di rito bizantino o fedeli di altri riti
orientali che si definiscono ortodossi e altri che si definiscono cattolici;
come mai Papa Benedetto XVI ha cercato in tutti i modi di facilitare  il
passaggio degli anglicani che lo desiderano alla chiesa cattolica.
Per dare una esatta inquadratura a tutta la problematica della divisione e
dell’unione dei cristiani, ho preparato questo appunto sintetico che spero sia
però assolutamente chiaro. E’ da stampare, da tenere e da leggere con comodo. Se
poi qualcuno vuole approfondire, mi scriva sulla mia mail personale
avvferruccioferrari@libero.it

L’UNIONE DEI CRISTIANI

1) LA DIVISIONE DEI CRISTIANI
Nei primi dieci secoli dopo la Pasqua del Signore, la Chiesa fu unita nella fede
e nei sacramenti, pur in una grande diversità di riti.
I riti si possono raggruppare in due grandi famiglie: riti d’oriente (bizantino,
copto, armeno, siriano, tutti con varie derivazioni) e riti di occidente (oggi
restano soltanto il rito romano e  quello ambrosiano).
a) Chiese orientali o ortodosse
Nel 1054 il Patriarca di Costantinopoli e il Papa di Roma si scomunicarono a
vicenda: fu lo “scisma” (divisione) delle chiese d’oriente che nella grande
maggioranza non riconobbero più l’autorità del Papa. Una parte degli orientali
però rimase sempre fedele a Roma pur nell’autonomia di rito liturgico e di
disciplina organizzativa: cattolici di rito orientale o “uniati”.  Gli orientali
dei vari riti che non riconoscono più l’autorità del Papa si definiscono invece
“cristiani ortodossi”.
Nel corso dei secoli parecchie comunità d’oriente (in Ucraina, in Libano, nello
Stato del Kerala in India) rientrarono nella piena comunione con Roma pur
mantenendo la propria identità liturgica e disciplinare; fra di essi anche i
maroniti e i melchiti diffusi specialmente in Libano e Siria.
Tutte queste comunità orientali, sia cattoliche che ortodosse, per effetto dei
movimenti migratori degli ultimi due secoli, sono largamente presenti oltre che
in Europa e in Asia che sono le loro terre d’origine, anche  in America
meridionale e in America settentrionale; in Australia; con significative
presenze anche in Africa.
Nel 1965 – circa novecento anni dopo lo “scisma” – il Papa Paolo VI (Giovanni
Battista Montini già nostro arcivescovo di Milano) e il Patriarca di
Costantinopoli Atenagora I°, revocarono la reciproca scomunica incontrandosi e
abbracciandosi a Gerusalemme. L’attuale Patriarca Ecumenico Sua Santità
Bartolomeo I° (che venne a Milano per venerare S. Ambrogio nel 1997 e per
commemorare l’editto di Costantino nel 2013), é stato molto legato a Giovanni
Paolo II° e con lui ha lavorato con grande impegno  nel cammino per la perfetta
unità tra le chiese d’oriente e la chiesa di Roma. A Bartolomeo I° , sia Papa
Benedetto XVI che Papa Francesco, hanno dedicato la loro visita in Turchia, la
comune preghiera nella Cattedrale Patriarcale Ortodossa di Costantinopoli, e lo
hanno voluto accanto a sè in varie solenni occasioni in Roma sia nella basilica
di San Pietro che nella basilica di San Paolo fuori le mura.
Il cammino verso la perfetta unità ha certamente le sue difficoltà ma presenta
un aspetto positivo fondamentale; tutte le chiese d’oriente – anche non unite a
Roma – hanno origine apostolica, hanno la stessa nostra fede e hanno
l’episcopato, il sacerdozio e i sacramenti perfettamente validi per la mai
interrotta successione apostolica di vescovo in vescovo.
b) Protestanti o chiese evangeliche
Nel 1521 in Germania,  il frate Martin Lutero negò molti elementi della fede
cattolica, tra cui l’Eucarestia, il sacerdozio e la successione apostolica;  si
staccò dalla chiesa di Roma e diede inizio al movimento dei “protestanti” (o
chiese Evangeliche o chiese Riformate). Evidentemente i protestanti, che non
riconoscono l’episcopato e il sacerdozio, non hanno sacramenti validi ad
eccezione del battesimo e del matrimonio. Il battesimo può infatti essere
conferito da un laico e il matrimonio deve essere celebrato dai coniugi che sono
i ministri del sacramento (il prete è solo il testimone a nome della Chiesa).
Ecco perché, anche il mancanza di sacerdozio, battesimo e matrimonio, sono
validi.
Attualmente i  protestanti si raggruppano in almeno una quarantina di “chiese” :
dagli “episcopali” che imitano in molte cose la liturgia cattolica a tante altre
denominazioni che elaborano quasi ognuna per proprio conto una loro dottrina.
c) Anglicani o chiesa d’Inghilterra
Nel 1534 il re d’Inghilterra Enrico VIII, era irritato con il Papa per le
proprie vicende coniugali (il Papa non gli concesse il divorzio per sposare Anna
Bolena). Per questo il re staccò la Chiesa Inglese da Roma, si proclamò capo
della sua Chiesa e gran parte dei suoi sudditi lo seguirono: una piccola parte
rimase invece fedele a Roma. La Chiesa di Enrico VIII si denominò “Chiesa
Anglicana”: la fede – a differenza dei protestanti – rimase la stessa della
Chiesa di Roma almeno fino a qualche anno fa. Ma il re aveva  interrotto la
successione apostolica – di vescovo in vescovo – con numerose uccisioni di
vescovi ed elezione da parte sua di nuovi vescovi non consacrati  validamente (e
cioè non consacrati da un altro vescovo). Per questo anche gli Anglicani non
hanno sacramenti validi ad eccezione del battesimo e del matrimonio.
Oggi, da qualche anno e con una forte accentuazione dal 2003 specialmente in USA
e in Australia, diverse comunità anglicane che non accettano le “novità”
introdotte di recente sia nella fede che nella disciplina della  loro chiesa,
rientrano in seno alla chiesa cattolica: i loro sacerdoti e i loro vescovi
vengono ordinati da un vescovo cattolico e così si riprende la successione
apostolica.
Veramente i più spirituali fra i vescovi anglicani, erano assolutamente certi
della invalidità delle loro ordinazioni; è storia recente, durata fino agli anni
intorno al 1960, il fatto che molti di questi vescovi anglicani si recassero più
o meno di nascosto in  Serbia, in Bulgaria e soprattutto in Grecia, per farsi
ripetere l’ordinazione sacerdotale ed episcopale da anziani vescovi ortodossi
che accettavano di ordinarli in forma strettamente privata.
E’ difficile ricostruire queste singole situazioni perché per la Chiesa
d’Inghilterra, questo comportamento era un gravissimo atto di insubordinazione.

2) L’UNIONE DEI CRISTIANI
Da sempre la chiesa Cattolica prega perché i cristiani siano nuovamente uniti
”essi siano una cosa sola “come disse Gesù. Da circa 150 anni questa preghiera è
condivisa anche dagli Orientali, dagli Anglicani e dai Protestanti e si svolge
con particolare intensità a Pentecoste e in gennaio (soprattutto come detto
sopra negli otto giorni dal 18 gennaio, festa della Cattedra di S. Pietro in
Roma, al 25 gennaio, festa della conversione di S. Paolo). Il cammino concreto,
al di là delle fraterne collaborazioni su tanti temi e nella carità, agli occhi
umani appare oggi possibile – pur tra difficoltà – solo con i fratelli delle
Chiese d’oriente, con i quali condividiamo la stessa fede, gli stessi sacramenti
e la perfetta successione apostolica.
Ma lo Spirito Santo saprà guidare tutte le Chiese nei tempi e nei modi che noi
oggi non possiamo conoscere.

Miei cari dunque, scusatemi l’interruzione del discorso appena iniziato
sull’Antico Testamento e l’abitudine al pensiero di meditazione settimanale.
Dalla prossima settimana, riprenderò tutto come promesso. Intanto un abbraccio a
tutti e buona settimana.

Ferruccio

Basiglio, 20 gennaio 2015

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DOMENICA 11 GENNAIO 2015, BATTESIMO DI GESU’ E DOMENICA 18 GENNAIO 2015, NOZZE DI CANA

11 gennaio 2015 | 0 commenti

Questi pensieri riguardano entrambe le domeniche che sono due delle “Epifanie”
già ricordate nell’inno di S.Ambrogio per il 6 gennaio. La festa del battesimo
di Gesù ad opera di Giovanni Battista nel fiume Giordano, è una “novità” del
concilio ecumenico Vaticano II, conclusosi nel 1965 mentre era Papa il beato
Paolo VI Montini. Infatti prima si celebrava nel corso della festa del 6
gennaio, ma molto opportunamente il concilio l’ha spostata e fissata alla prima
domenica dopo l’Epifania che diventa così la celebrazione del battesimo, la
santificazione delle acque, e la prima proclamazione della Trinità nel nuovo
testamento: Gesù viene battezzato: si sente dal cielo la voce del Padre che lo
indica come il Suo Figlio; e lo Spirito Santo appare sotto la forma di una
colomba (Spiritus Sanctus venit in columbae specie). Invece la seconda domenica
dopo l’Epifania è da sempre nel rito ambrosiano, la festa delle nozze di Cana.
L’episodio è notissimo: è il primo miracolo di Gesù, compiuto – su richiesta
della Madonna – a una festa di nozze. Era finito il vino, che problema a una
festa di matrimonio! E così Maria, sempre sollecita di ogni necessità, e anche
delle nostre necessità, dice a Gesù: vinum non habent e cioè non hanno più vino.
Gesù cerca di sottrarsi alla richiesta, ma la Madonna dice ai servi fate tutto
quello che Lui vi dirà. E quindil’acqua delle grandi anfore viene trasformata in
vino, e come dice il vangelo di Giovanni al capitolo 2 “così Gesù fece il primo
dei suoi segni miracolosi nella città di Cana….. e i suoi discepoli credettero
in lui”.
L’antico testamento.
Per l’Epifania abbiamo cominciato a fare degli accenni alla prima parte del
libro della Genesi. Abbiamo spiegato che i primi 11 capitoli non sono un
racconto storico, ma sono invece un racconto sapienziale, nel senso che -
attraverso facili immagini – la Bibbia ci spiega che Dio è all’origine della
creazione e che nella creazione l’uomo ha un ruolo tutto particolare in quanto
creato a immagine e somiglianza di Dio.
Prima di proseguire nella Genesi, occorre parlare un attimo degli angeli e dei
diavoli. Di essi e della loro creazione in Genesi non si parla, mentre se ne
parla ampiamente in altri libri della Bibbia e soprattutto nel Nuovo Testamento.
In Genesi però si parla del “serpente” simbolo di Satana. Dio dunque ha creato
anche gli angeli, creature solo spirituali, senza corpo, ed eterni come l’anima
dell’uomo. Alcuni angeli si sono però ribellati a Dio e sono i demoni o diavoli
indicati spesso con il nome di “satana”. Gli angeli rimasti fedeli a Dio hanno
diversi nomi tra cui arcangeli, cherubini e serafini. Essi lodano Dio e
proteggono noi uomini, sono i nostri “angeli custodi”.
Tornando alla Bibbia, questa vuole comunicarci che la creazione dell’uomo era
perfetta, e quindi che l’uomo era stato dotato della libertà, nel senso di
scegliere se fare il  bene, seguendo in armonia la parola di Dio, o fare il
male, con la disubbidienza a Dio. Il racconto, informa di “insegnamento
sapienziale” o “parabola”, presenta l’uomo che non ha ancora compiuto la
“caduta” o peccato originale o disubbidienza, in una maniera stupenda: la prima
coppia vive in una splendida natura, il cosi detto paradiso terrestre, vivono
completamente nudi e parlano frequentemente e facilmente con Dio.  Il peccato
originale è probabilmente un peccato di orgoglio. Il serpente, satana, convince
Eva, la quale poi convince Adamo, a rifiutare l’amicizia di Dio. Così dalla
splendida condizione originaria, la coppia, simbolicamente rappresentata da Eva
e da Adamo, è costretta a pagarne le conseguenze affrontando una vita durissima.
Dio però sottolinea la sua tenerezza nei confronti dell’uomo anche se peccatore,
con due gesti: dice al serpente, metterò inimicizia fra te e la donna e la sua
discendenza ti schiaccerà il capo (secondo i santi padri è la prima profezia di
Maria da cui nascerà Gesù Cristo il Redentore). Inoltre “Dio il Signore fece per
Adamo e per la sua donna delle tuniche di pelle e li vestì”.
Ci insegna mirabilmente la quarta preghiera eucaristica “quando l’uomo per la
sua disubbidienza perse, Padre Santo, la tua amicizia, tu non l’hai abbandonato
in potere della morte, ma nella tua misericordia a tutti sei venuto incontro
perché quelli che ti cercano, ti possano sempre trovare”.
E’ molto bello che la tradizione della chiesa di oriente presenti, nella notte
di Pasqua, Eva e Adamo con l’aureola d’oro fra i risorti e i salvati. Ed è molto
importante che nella basilica del Santo Sepolcro di Gerusalemme, a pochi passi
dalla croce del Golgota, si venerino, sia pur simbolicamente, le ossa di Adamo
ed Eva.
Ecco ora la riflessione:
Dicit Mater: quodcumque dixerit vobis, facite. Dice Sua madre, fate tutto quello
che Lui vi dirà.
Come avete capito, è un pensiero tratto dal vangelo delle nozze di Cana di cui
abbiamo parlato sopra. Mi piace richiamarlo perché a mio modo di vedere, ci
offre l’occasione di meditare sulla protezione di Maria e sulla sua continua
intercessione a nostro favore. Preghiamo dunque la Madonna, con il nostro cuore
e con il santo rosario. Nella liturgia bizantina i nostri fratelli della chiesa
d’oriente dicono con frequenza, Santissima madre di Dio, salvaci! Iperaghia
Theotokos soson imas!
Ricordiamoci che dal 18 al 25 di gennaio ci sono gli otto giorni di preghiera
per l’unità fra tutti i cristiani.
Buone settimane a tutti.
Con affetto Ferruccio
Basiglio, 9 gennaio 2015

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DOMENICA 21 DICEMBRE 2014

19 dicembre 2014 | 0 commenti

E’ la sesta e ultima domenica di avvento, ed è la più antica festa della Madonna
nel rito ambrosiano. Si chiama infatti domenica della Divina Maternità di Maria.
Come abbiamo già detto, il vangelo è quello dell’annunciazione che è ricordata
soltanto nel testo di San Luca. La più grande e più antica festa della Madre di
Dio, Theotokos come dicono i nostri fratelli delle chiese di oriente, viene da
noi celebrata l’ultima domenica di avvento. Invece i cristiani d’oriente la
celebrano il 26 dicembre e la chiesa romana il primo di gennaio. Oggi non si
canta ancora il gloria ma la liturgia è tutta “festiva” e già si cominciano a
usare i paramenti bianchi che poi caratterizzeranno il Natale e il tempo
successivo fino all’Epifania e alla festa del battesimo di Gesù.
Un vangelo veramente natalizio.  La chiesa di Milano lo canta o lo proclama
nella messa di mezzanotte. E’ l’inizio del vangelo di San Giovanni apostolo ed
evangelista. Il figlio di Dio nel testo latino è chiamato “verbum” nel testo
greco viene chiamato “logos”, e nel testo italiano “Verbo o Parola”. Noi usiamo
oggi quest’ultima espressione, presa dalla traduzione interconfessionale in
lingua corrente.
Ecco la parte essenziale del testo: “In principio c’era colui che è “la Parola”:
Egli era con Dio, ed Egli era Dio. Per mezzo di Lui Dio ha creato ogni
cosa……Egli era la vita e la vita è la luce per gli uomini. Quella luce risplende
nelle tenebre e le tenebre non potranno mai vincerla. Dio mandò un uomo, si
chiamava Giovanni (il Battista). Egli venne come testimonio della luce, perché
gli uomini ascoltandolo credessero nella luce. Non era lui la luce; la luce vera
che illumina ogni uomo stava per venire nel mondo…… Colui che è ” la Parola” è
diventato un uomo e ha vissuto in mezzo a noi. E noi abbiamo visto il suo
splendore divino, lo splendore del Figlio unico di Dio Padre, pieno di grazia e
di verità”.
La presenza dello Spirito Santo è insita nel testo dell’Annunciazione. E così
Ambrogio insegnò ai fedeli di Milano i suoi bellissimi inni, che si concludono
sempre con una di queste due strofe: “al Padre eterna gloria/e al Figlio suo
unigenito/insieme al Santo Spirito/nei secoli dei secoli, amen. Oppure “al Padre
gloria e al Figlio /morto e risorto splendido/insieme al Santo Spirito/nei
secoli dei secoli, amen”. Quando i fedeli li ebbero imparati, Ambrogio disse:
sono diventati tutti maestri, anche quelli che prima non erano in grado di
essere nemmeno discepoli.
Ecco ora la riflessione:
Ubi sunt qui te accusant?Nemo te condemnavit?Nemo Domine! Dove sono quelli che
ti accusano? Nessuno ti ha condannato? Nessuno o Signore!
E’ la frase finale del notissimo episodio della donna adultera, raccontato
sempre dal vangelo di Giovanni al capitolo VIII. Portano al Signore una donna
colta in adulterio e dicono che deve essere lapidata. Gesù dice, chi  tra voi è
senza peccato, scagli la prima pietra. E poi chinatosi scriveva in terra, e i
presenti andarono via tutti a cominciare dagli anziani. Alcuni padri ritengono
che Gesù scrivesse per terra i peccati di ognuno. Perché ho ricordato questo
brano? Perché il nuovo testamento, con la nascita e la manifestazione di Gesù,
ci porta il dono (e l’obbligo) della misericordia e del perdono. Quindi il
proponimento nuovo è di impegnarci a non fare mai giudizi sugli altri, in
sostanza a non essere moralisti.
Calendario:
E’ inutile che ricordi che il 24 dicembre è la vigilia e il 25 dicembre è il
Santo Natale. Però siccome “l’orologio di Dio continua a battere” come dicevano
una volta, il giorno dopo Natale si festeggia Santo Stefano che è il primo dei
martiri. Il 27 dicembre è la festa di San Giovanni Evangelista, il discepolo
prediletto di Gesù e l’unico fra gli apostoli che non morì martire. Ma secondo
la tradizione, dopo aver vissuto a Efeso con la Madonna (che Gesù gli aveva
affidato dalla croce) morì vecchissimo nell’isola di Patmos dopo aver scritto
l’Apocalisse.
Il 28 dicembre è la festa dei Santi innocenti martiri, i bambini di Betlemme
fatti uccidere dal re Erode. Da questa strage Gesù si salvò perché Giuseppe,
avvisato da un angelo, fuggì in Egitto con Maria e col bambino.
Infine il 1 di gennaio 2015 il rito ambrosiano ricorda la circoncisione di Gesù
otto giorni dopo la nascita. E’ il rito antichissimo della partecipazione al
popolo di Israele, introdotto fin dall’epoca di Abramo. Il senso di questa
festa, è detto bene nel prefazio: il Figlio di Dio, senza disprezzo per il mondo
antico, diede principio al mondo nuovo e cioè cominciò adempiendo alle
prescrizioni dell’antico testamento e poi, con il suo ministero e con la sua
Pasqua, aprì per tutti il nuovo testamento che è la nuova ed eterna alleanza di
Dio con gli uomini.
Vi prometto che non vi mando altre riflessioni fino all’imminenza dell’Epifania.
Grazie per l’attenzione, i più cari auguri di buon Natale e di buon anno nuovo,
con un grande abbraccio.
Ferruccio
Basiglio, 18 dicembre 2014

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DOMENICA 14 DICEMBRE 2014

12 dicembre 2014 | 0 commenti

E’ la quinta domenica dell’avvento ambrosiano e mancano dieci giorni a Natale.
Il vangelo riprende per l’ultima volta in questo avvento,  la predicazione di
Giovanni il Battista. Poi entreremo davvero nel periodo di Natale. Il 16
dicembre la chiesa di Milano ricorda l’annuncio dell’angelo a San Giuseppe. Come
dice il vangelo di Matteo Giuseppe, fidanzato di Maria che era incinta, non
voleva accusarla pubblicamente. Ma, mentre stava pensando a queste cose, gli
apparve un angelo e gli disse Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere
con te Maria tua sposa…Ella darà alla luce un figlio e tu lo chiamerai Gesù:
Egli salverà il suo popolo dai suoi peccati. Così si compiranno le profezie. E
Giuseppe fece come gli aveva ordinato l’angelo del Signore. Così con questa
festa, comincia la novena di Natale.
L’anno liturgico. Sono più di tre mesi che ci siamo soffermati ogni domenica
dapprima sui vangeli della risurrezione che si proclamano il sabato sera in
apertura della prima messa della domenica; poi sulle testimonianze della
risurrezione sia nella prima lettera di San Paolo ai cristiani di Corinto, sia
negli atti degli apostoli scritti da San Luca. Domenica scorsa abbiamo ribadito
che  “ogni domenica è Pasqua”. Ma l’anno liturgico è trasfigurato dalla liturgia
e il suo cammino riprende ogni anno con la prima domenica di avvento e si
conclude ogni anno con la festa di Cristo Re dell’universo. Qualche mese fa,
monsignor Marco Navoni ha dato una mirabile sintesi dell’anno liturgico che ci
piace qui ricordare. Immaginate l’anno liturgico come un succedersi di tre
arcate, la prima è l’incarnazione di Gesù, la seconda è la sua Pasqua e la terza
è il mistero della Pentecoste. A loro volta – dice monsignor Navoni – ogni
arcata si suddivide in altre tre arcate. E così la prima arcata, il mistero
dell’incarnazione comprende un primo periodo che è l’avvento, il periodo
centrale che è costituito da Natale e dalla  Epifania e infine il terzo periodo
che è il tempo epifanico, che va per l’appunto dall’Epifania alla quaresima
esclusa. La seconda arcata,  il mistero della Pasqua. comprende a sua volta
altre tre arcate o periodi:  il tempo di quaresima; la settimana santa e la
Pasqua;  il tempo pasquale che va appunto dalla risurrezione alla Pentecoste. La
terza arcata infine si suddivide a sua volta in tre periodi,  le domeniche dopo
Pentecoste; le domeniche dopo la decapitazione di Giovanni il Battista (che è il
29 di agosto); la festa  della dedicazione del Duomo di Milano (che è la terza
domenica di ottobre), e le domeniche successive fino all’inizio dell’avvento
(che comincia con la prima domenica successiva all’11 novembre, festa di San
Martino).
Con settimana prossima sto pensando di cambiare lo schema di questa nota
settimanale.
Ecco ora la riflessione:
Qui seminant in lacrimis in gaudio metent. Quelli che seminano con le lacrime,
mieteranno con gioia.
Sono i versetti conclusivi del salmo 125, che poi ne spiega meglio il concetto:
i protagonisti andando camminavano piangendo, ma continuavano a seminare. Al
ritorno vennero con esultanza portando il  loro grande raccolto. Il punto che
deve richiamare la nostra meditazione e il nostro impegno, è che – anche quando
ci sembra che tutto vada male e ci viene da piangere – non bisogna cessare di
“operare”. Infatti se quelli che piangevano si fossero limitati a piangere, e
non avessero continuato a seminare pur tra le lacrime, non avrebbe potuto
esserci  il copioso successivo grande raccolto di grano.
Buona settimana e buona novena di Natale a tutti!
Ferruccio
Basiglio, 10 dicembre 2014

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DOMENICA 7 DICEMBRE 2014

4 dicembre 2014 | 0 commenti

E’ la quarta domenica dell’avvento ambrosiano e il vangelo presenta l’entrata trionfale di Gesù a Gerusalemme, che ricorderemo di nuovo nella domenica delle Palme e degli Ulivi. L’avvento ci prepara alla venuta finale del Signore, e per far questo ci presenta sia il discorso di Gesù “sulla fine dei tempi”, sia la predicazione di Giovanni il Battista che prepara la manifestazione di Gesù come
il Messia atteso dall’antico Israele – in questa domenica -  sia infine nell’ultima domenica, la sesta di avvento, quando presenta l’annunciazione dell’arcangelo Gabriele a Maria nel paese di Nazareth. (fra tutte le opere d’arte che la rappresentano, nel mio cuore la più bella è l’annunciazione del Beato Angelico, da lui dipinta nel suo convento di Firenze).
Ogni domenica è Pasqua. Come appare anche dai vangeli, la celebrazione settimanale della Pasqua iniziò subito in epoca apostolica. Solo parecchio tempo dopo, si è cominciata a celebrare anche la Pasqua annuale. Il nuovo lezionario ambrosiano ha messo in grande rilievo il fatto che ogni domenica sia Pasqua: nel rito bizantino questo è ancora più evidente perché anche in quaresima durante la messa domenicale si annuncia con molta frequenza il “risorto dai morti” (O
anastas ek nekron).
La Pasqua va intesa nella sua completezza: comincia con l’ultima cena in cui Gesù istituisce l’eucaristia, la santa messa con le parole “questo è il mio corpo….questo è il mio sangue”. Istituisce anche il sacerdozio con le parole “fate questo in memoria di me”. Poi inizia la “Pasqua di crocifissione” che comprende la passione, la morte in croce e la sepoltura. Infine si conclude con la risurrezione: e il risorto dai morti istituisce il sacramento della confessione (a coloro a cui rimetterete i peccati saranno rimessi) e il battesimo (fate che tutti diventino miei discepoli, battezzandoli nel nome del Padre del Figlio e dello Spirito Santo)). La forza che viene dall’alto, lo Spirito Santo scenderà per la prima volta sugli apostoli e sui discepoli a Pentecoste, cinquanta giorni dopo la Pasqua: lo Spirito Santo è presente in tutti i sacramenti e anche nella cresima. Così cinque dei sette sacramenti prendono origine dalla Pasqua.
Ecco ora la riflessione:
Consummatus in brevi explevit tempora multa. Quasi intraducibile si può tentare di darne il senso dicendo Vissuto per breve tempo portò a compimento grandi cose.
Questa espressione la preghiera della chiesa la applica, tra gli altri, a Sant’Ambrogio di cui oggi si celebra la festa e a San Carlo Borromeo (4 novembre). Se ne capisce ancora di più il senso pensando alla traccia indelebile che essi hanno lasciato, pur essendo vissuto Ambrogio per cinquantasette anni e Carlo addirittura per soli quarantasei. Come facciamo ad applicarla a noi stessi? E’ facile, perché in realtà noi siamo sempre orientati a “perdere tempo”: e quindi questa frase ci stimola a non perdere tempo e a dedicare bene tutte le nostre energie, non solo nell’ambito della fede, ma anche nell’ambito della vita quotidiana. E’ un po’ il concetto che Alessandro Manzoni nei Promessi Sposi mette a conclusione di una lunga conversazione fra il Cardinale Federico
Borromeo arcivescovo di Milano, cugino di San Carlo e fondatore della Biblioteca Ambrosiana) e Don Abbondio. Questo concetto il Manzoni lo prende dalla lettera di San Paolo ai cristiani di Efeso (5,16) “redimentes tempus” e cioè ricuperando il tempo perduto. Mi sembra una buona meditazione per questa settimana.

Buona settimana a tutti.
Ferruccio
Basiglio, 3 dicembre 2014

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DOMENICA 30 NOVEMBRE 2014

27 novembre 2014 | 0 commenti

E’ la terza domenica dell’avvento ambrosiano e l’episodio predominante nel
vangelo è quello di un attimo di mancanza di fede in Giovanni Battista. Egli
dopo aver reso tanta testimonianza in favore di Gesù, fu  incarcerato da Erode.
Dal carcere Giovanni manda a dire a Gesù “sei tu quello che deve venire o
dobbiamo aspettarne un altro?”
Notizie sulla risurrezione. Dai primi di settembre fino all’inizio di novembre
abbiamo ripercorso le pagine dei vangeli dedicate alla risurrezione. Poi ci
siamo intrattenuti sulle notizie di Gesù risorto che vengono date da San Paolo,
soprattutto nella sua prima lettera ai cristiani di Corinto. Oggi vorrei
ricordare cosa dice della risurrezione il libro degli Atti degli apostoli,
attribuito a San Luca Evangelista (l’autore del terzo dei quattro vangeli; per
memoria gli altri sono Matteo apostolo ed evangelista, Marco evangelista,
Giovanni apostolo ed Evangelista). Dice dunque il libro degli Atti che Gesù dopo
la sua morte si presentò ai suoi apostoli vivo in diverse maniere. Per quaranta
giorni apparve a loro più volte parlando del regno di Dio e dando loro
istruzione di non allontanarsi da Gerusalemme finchè non avessero ricevuto il
dono che aveva promesso e cioè lo Spirito Santo. Gesù poi affermò che dopo la
discesa dello Spirito Santo “diventerete miei testimoni in Gerusalemme, nella
Giudea, nella Samaria e fino agli estremi confini della terra”; missione che gli
apostoli hanno compiuto fino al martirio. Gli stessi concetti sono mirabilmente
riassunti nella  festa dell’Ascensione, quaranta giorni dopo la Pasqua e nove
giorni prima della Pentecoste. In essa il prefazio canta che, dopo la sua
risurrezione, Gesù per quaranta giorni apparve agli apostoli, affinchè la loro
fede si consolidasse pienamente (visu conspicuus tactuque palpabilis manifestus
apparuit – apparve in modo manifesto visibile allo sguardo e riconoscibile al
tatto).
Ecco ora la riflessione:
Castigavit me Dominus, sed morti non tradidit me. Il Signore mi ha provato
duramente ma non mi ha consegnato alla morte.
E’ un versetto del salmo 117 che è un salmo di ringraziamento, pieno di gioia.
In un versetto vicino, il salmo stesso dice che io non morirò ma resterò in vita
per narrare le opere meravigliose compiute dal Signore.
La riflessione che questo versetto può sviluppare in ciascuno di noi, secondo me
è questa: nonostante tutto, nonostante la fede, nonostante la preghiera,  le
cose spesso ci sembra che non “funzionino” o non avvengano come vorremmo noi.
Questo avviene perché il disegno di Dio è molto più complesso di quello che a
volte possiamo comprendere. Il salmo vuole sottolineare che Dio non ci abbandona
mai anche quando ci sembra di essere stati in quel momento abbandonati.
L’immagine di questo pensiero mi sembra molto chiaramente espressa proprio da
questo versetto.
Però se volete leggere o meglio pregare tutto il salmo 117, ne trarrete una
grande gioia.
Buona settimana a tutti.
Ferruccio
Basiglio, 27 novembre 2014

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DOMENICA 2 NOVEMBRE 2014

31 ottobre 2014 | 0 commenti

E’ la seconda domenica dopo la festa del Duomo. Domenica prossima  è la festa di
Cristo Re che conclude l’anno liturgico, e la domenica 16 novembre è la prima di
avvento che apre il nuovo anno liturgico. Sabato 1 novembre però è la festa di
tutti i santi e spero che la celebriate solennemente; il 2 novembre sarebbe il
ricordo dei morti, ma siccome in rito ambrosiano solo le feste del Signore
prevalgono sulla domenica, quest’anno il ricordo dei morti è spostato a lunedì 3
novembre.
Il vangelo della risurrezione di questa domenica è tolto dal capitolo 16 di San
Marco.  San Marco non era un apostolo, era un discepolo giovane nei giorni della
crocifissione e risurrezione di Gesù.  Probabilmente è San Marco quello che il
suo vangelo descrive in occasione dell’arresto di Gesù “dietro Gesù veniva anche
un ragazzo coperto soltanto con un lenzuolo. Le guardie cercarono di prenderlo,
ma egli lasciò nelle loro mani il lenzuolo e scappò via nudo”. Poi Marco fu
impegnato nella predicazione con San Paolo e con San Barnaba; ma soprattutto fu
vicino a San Pietro. Infatti il suo breve ma stupendo vangelo è chiamato anche
il vangelo di San Pietro. Dunque l’annuncio della risurrezione della messa di
oggi, sintetizza molte apparizioni di Gesù criticando duramente gli apostoli che
all’inizio non ebbero fede: il Signore apparve a Maria di Magdala, questa andò
ad annunciarlo agli apostoli ma essi non credettero. Poi apparve a due di loro
mentre erano in cammino verso Emmaus: anch’essi ritornarono ad annunciarlo agli
altri, ma gli altri non credettero neppure a loro. Alla fine apparve anche a
tutti gli undici mentre erano a tavola e li rimproverò per la loro incredulità e
durezza di cuore. Poi però diede loro il “mandato missionario”, andate in tutto
il mondo e proclamate il vangelo a ogni creatura, chi crederà e sarà battezzato,
sarà salvato. E questo conferma il primato della fede rispetto alla legge: dice
San Paolo nel capitolo 10 della lettera ai cristiani di Roma “se credi nel tuo
cuore che Gesù è risuscitato dai morti e con la tua voce dichiari che Gesù è il
Signore, sarai salvato. Chi crede veramente, Dio lo accoglie”.
Ancora una notizia su San Marco: per incarico di Pietro, fondò la chiesa ad
Alessandria d’Egitto ed è quindi il padre nella fede di tutti i copti. Ad
Alessandria morì martire e poi il suo corpo fu trasportato a Venezia nella
meravigliosa basilica eretta in suo onore.
Ecco ora la riflessione:
Sufficit enim diei onus suum. A ogni giorno basta il suo peso.
E’ una frase molto bella piena di saggezza e di consolazione che si trova nel
vangelo di Matteo capitolo sesto versetto 34. Questa affermazione conclude una
parte del discorso di Gesù sulla montagna, in cui il Signore dice che “sono gli
altri, quelli che non conoscono Dio, a cercare sempre con ansia tutte le cose.
Il Padre che è in cielo sa che avete bisogno di tutto. Voi dunque cercate prima
il regno di Dio e il resto Dio stesso ve lo darà in più. Perciò non
preoccupatevi troppo per il domani, perché se avete fede, appunto a ogni giorno
basta il suo peso”.
Lo stesso concetto viene spesso ripetuto anche dall’apostolo Paolo che ci esorta
a sperare contro ogni speranza.
Buona settimana a tutti, Ferruccio
Basiglio, 30 ottobre 2014
Nota: sarebbe molto bello se chi può, partecipasse almeno una volta alla santa
messa cattolica in rito bizantino greco. Come vi ho già scritto la celebrazione
avviene alla domenica alle ore 10,30 nella chiesetta del Santo Sepolcro, in
Piazza San Sepolcro (zona Via Torino) di fianco alla Biblioteca Ambrosiana.
Domenica 9 novembre io sarò lì alle 10.15 per accogliere con Padre Michele, con
Enrico Salati e con gli altri membri della comunità greco cattolica, tutti
quelli di voi che avessero piacere a venire. Sui banchi vi è un sussidio che
rende molto facile la partecipazione all’eucaristia, che gli orientali chiamano
appunto “Divina liturgia”. Spero che veniate in molti perché è una esperienza
meravigliosa.

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