DOMENICA 31 MAGGIO 2015

28 maggio 2015 | 0 commenti

Da gran tempo nella prima domenica dopo Pentecoste si celebra la festa della
Santissima Trinità. Le chiese d’oriente non la celebrano perché dicono, mi pare
giustamente, che ogni celebrazione è incentrata sulla Trinità Padre, Figlio e
Spirito Santo. Ricordo che per definizione i “misteri principali della nostra
fede” sono:
-       Unità e Trinità di Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo
-       Incarnazione, passione, morte e risurrezione di Gesù Cristo
In queste prime domeniche dopo Pentecoste, invece di commentare le letture della
settimana, mi piace raccontare un po’ degli Atti degli apostoli. E’ un
bellissimo libro, scritto molto probabilmente da San Luca che è anche l’autore
del terzo vangelo. Dunque dopo la discesa dello Spirito Santo avvenuta appunto a
Pentecoste, Pietro e gli altri apostoli cominciano con grande coraggio a
predicare in piazza annunciando la risurrezione di Gesù. Ecco alcune delle
parole di Pietro “Gesù è stato messo nelle vostre mani e voi lo avete ucciso
inchiodandolo a una croce, ma Dio lo ha fatto risorgere e noi tutti ne siamo
testimoni”. Una predicazione così convincente che molti furono battezzati dopo
aver ascoltato le parole di Pietro e degli apostoli. I credenti ascoltavano
l’insegnamento degli apostoli, vivevano fraternamente e partecipavano alla cena
del Signore (la santa Messa). Di giorno in giorno il Signore aggiungeva altri
fedeli alla comunità. All’inizio del capitolo terzo degli Atti si dice che un
giorno Pietro e Giovanni salivano al Tempio. Davanti alla porta del Tempio stava
un uomo storpio fin dalla nascita, che chiedeva l’elemosina a chi entrava nel
Tempio. Vedendo Pietro e Giovanni chiese anche a loro l’elemosina. Pietro gli
disse “soldi non ne ho, ma quello che ho te lo do volentieri: nel nome di Gesù
Cristo alzati e cammina”. Egli si mise in piedi e cominciò a camminare, anzi a
saltare per la gioia, e a lodare Dio. La gente lo riconobbe per il mendicante
che stava all’ingresso e tutti furono pieni d stupore e di meraviglia per quello
che gli era accaduto.
Antico testamento
Tra i dodici figli di Giacobbe, uno si chiamava Giuda. Alla sua discendenza
molti secoli dopo fu assegnata la zona intorno a Gerusalemme e Betlemme che
venne appunto chiamata “la Giudea” e in seguito “il regno di Giuda”. Come
abbiamo già detto in una delle precedenti riflessioni, disponendo per la sua
successione, Giacobbe diede i diritti di primogenito a Giuseppe, che era in
realtà l’adorato primogenito della seconda moglie, la bellissima Rachele. Ma
trasmise la linea messianica a Giuda, quarto figlio della prima moglie Lia
(sorella maggiore di Rachele).
Nella tradizione e nella legge di Israele, era in vigore l’uso che, se un uomo
moriva senza aver fatto figli, i suoi fratelli nell’ordine di età avrebbero
dovuto mettere incinta la vedova del fratello, per dargli comunque discendenza.
Come dice Genesi (capitolo 38) Giuda si separò dai suoi fratelli e andò ad
abitare altrove. Qui Giuda sposò una donna cananea che gli partorì tre figli
maschi. Giuda per il suo primogenito scelse una moglie che si chiamava Tamara.
Ma  il primogenito morì. Allora Giuda disse al secondogenito mettiti con la
moglie di tuo fratello, compi verso di lei il tuo dovere di cognato e fa nascere
una discendenza per tuo fratello. Ma morì anche il secondogenito. Allora Giuda
disse a Tamara sua nuora, torna alla casa di tuo padre e resta vedova finchè il
mio terzogenito sarà cresciuto. Diceva così perché temeva che anche il
terzogenito dovesse morire se avesse sposato Tamara. Dopo molto tempo morì la
moglie di Giuda. Terminato il lutto Giuda con il suo amico Chira andò verso il
luogo della tosatura delle pecore. Tamara, avendo visto che il terzogenito era
cresciuto ma che lei non gli era stata data in moglie, si vestì di veli e si
mise seduta lungo la via. Giuda la vide e pensò che fosse una prostituta. Non
sapeva che fosse sua nuora perché aveva il viso coperto dal velo. Le disse,
permettimi di venire con te. Cosa mi darai gli rispose Tamara. Ti manderò un
capretto le promise Giuda. Tamara disse, lasciami però un pegno finchè tu non mi
avrai mandato il capretto, mi terrò il tuo sigillo, il tuo cordone e il tuo
bastone. Giuda glieli diede e si unì a lei che rimase incinta. Tempo dopo Giuda
mandò il suo amico a portare il capretto a quella donna, ma non la trovò. Tre
mesi dopo qualcuno disse a Giuda, tua nuora Tamara si è prostituita ed è rimasta
incinta. Giuda disse portatela fuori e bruciatela. Mentre la stavano portando
fuori, essa mandò a dire a suo suocero, sono incinta dell’uomo al quale
appartengono questo sigillo e questo bastone. Giuda li riconobbe e disse, ha
ragione lei. Al momento del parto nacquero due gemelli, maschi cui fu dato il
nome di Fares e di Zara. Fares proseguì la linea messianica, come vediamo nella
genealogia di Gesù riportata nel vangelo di Matteo, di cui parleremo un’altra
volta.
Ecco ora la riflessione
Complacebo Domino in regione vivorum. Camminerò davanti al Signore nella terra
dei viventi.
E’ l’ultimo versetto del salmo 114 ed esprime bene la grande speranza di ogni
uomo: stare alla presenza del Signore e nella sua luce. Nella riflessione su
questa frase ci può anche essere di aiuto Paolo nella lettera ai cristiani di
Corinto (capitolo 13) “l’amore non tramonta mai. Cesseranno tutte le altre cose.
Quando ero bambino pensavo e ragionavo come un bambino. Da quando sono uomo,
penso e ragiono da uomo. Ma adesso la nostra visione è confusa come in un antico
specchio. Invece un giorno saremo faccia a faccia dinanzi a Dio. In quel giorno
lo conoscerò pienamente come lui conosce me”.
Buona settimana a tutti.
Ferruccio
Basiglio, 27 maggio 2015
NOTA: UNA MANIFESTAZIONE IMPORTANTE
Dove    All’Abbazia di Mirasole
Quando  Sabato 13 giugno 2015 dalle 9 alle 17
Che cosa        Giornata di spiritualità per i cori di canto ambrosiano e per tutti
quelli che lo desiderano.
Chi     Madre Angelini di Viboldone; Frere Dominique Marie di Mirasole; Mons.
Gianluigi Rusconi. Il vescovo ausiliare e Vicario Generale Mons. Mario Delpini
presiede nel pomeriggio la santa messa conclusiva.
Siete invitati tutti a questo evento

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DOMENICA 24 MAGGIO 2015

21 maggio 2015 | 0 commenti

E’ la festa di Pentecoste, una delle quattro solennità dell’anno, nell’ordine
cronologico Natale, Epifania, Pasqua e Pentecoste. Nell’antico Israele questa
festa, cinquanta giorni dopo la Pasqua, era la festa della mietitura. Come
abbiamo visto, gli apostoli, che pure avevano vissuto tre anni di vita pubblica
con Gesù; e che nei quaranta giorni fra la Pasqua e l’Ascensione ne avevano
avuto moltissime apparizioni, si dimostrano paurosi. Infatti praticamente non
escono quasi mai dalla casa dove c’era il cenacolo e non parlano in pubblico.
Gesù aveva però detto loro di rimanere in città “finchè non sarete rivestiti di
potenza dall’alto”. Ed ecco il mattino di Pentecoste con il rumore di un vento
violentissimo e con le lingue di fuoco discende lo Spirito Santo. E subito
Pietro e poi anche gli altri apostoli escono in piazza e cominciano a predicare
la morte e la risurrezione di Gesù e la salvezza che ne deriva. Questo completo
e repentino cambiamento di mentalità, è ben illustrato da Alessandro Manzoni nel
suo inno per Pentecoste. Egli dice, riferendosi alla chiesa, “in tuo terror sol
vigile, sol nell’oblio sicura, stavi in riposte mura, fino a quel sacro dì,
quando su te lo Spirito rinnovator discese, l’inconsunta fiaccola nella tua mano
accese, quando segnal dei popoli, ti collocò sul monte e nei tuoi labbri il
fonte della parola aprì”. E’ l’italiano di duecento anni fa, ma il significato è
ben chiaro, Maria, le altre donne e gli apostoli stavano nascosti con “vigile
terrore” fin quando la discesa dello Spirito Santo ha acceso la nuova luce e la
nuova forza in loro e da li è cominciata la predicazione da Gerusalemme fino
agli estremi confini della terra.
Antico testamento
Vorrei fare un discorso breve e semplice, non adatto di certo agli studiosi, ma
credo utile per riassumere a noi cristiani “normali” il libro della Genesi. Come
abbiamo visto in tante riflessioni di quest’inverno, la Genesi è il primo libro
della Bibbia (Genesi in greco vuol dire “alle origini”) e i primi undici
capitoli di Genesi sono sostanzialmente messaggi sapienziali o parabole. In esse
la Bibbia ci spiega il perché della creazione; in particolare il perché della
creazione dell’uomo, che è a immagine e somiglianza di Dio. Poi ci presenta il
peccato di orgoglio che costituisce quella disubbidienza dell’uomo a Dio che
chiamiamo peccato originale. In questo racconto è già contenuta una prima
promessa di redenzione con la visione della Donna che schiaccerà il capo al
serpente. Poiché il peccato contro Dio si traduce necessariamente in peccato
contro gli uomini, ci presenta il fratricidio di Caino contro Abele e nello
stesso tempo, a protezione di Caino, il messaggio di Dio  “guai a chi tocca
Caino”. C’è poi la parabola del diluvio universale e tutta la storia di Noè, che
fa certamente riferimento a un grande cataclisma effettivamente avvenuto, ma
viene presentato come la fondazione di una nuova umanità. A questo punto
entriamo già nella storia con Abramo probabilmente nel 2000 a.C., con le sue
vicende, con la sua immensa fede in Dio.  Nasce il figlio Isacco e Dio stipula
la sua alleanza con Abramo e i suoi discendenti, istituendo il rito della
circoncisione maschile. La fede di Abramo è tale che Dio gli dice, “in te
saranno benedette tutte le nazioni della terra”. E quindi non soltanto Israele.
Ed è per questo che tutti chiamiamo Abramo il nostro Padre nella fede. Segue la
figura di Isacco, la vicenda dei gemelli Esaù e Giacobbe. Giacobbe, al quale
passa la primogenitura, ha dodici figli che saranno i capostipiti delle dodici
tribù di Israele. A questo punto negli studi storici, al livello dei risultati
che oggi sono stati raggiunti, c’è un dato certo: tribù asiatiche, indicate con
il nome di Hyksos si presentano in Egitto e lo dominano per un certo periodo.
Anche nei momenti di carestia in Egitto non è mai mancato il grano. Il popolo di
Israele per la carestia in terra di Canaan, in parte emigra in Egitto, dove poi
si stabilisce. Quattro o cinquecento anni dopo, Dio per mezzo di Mosè libererà
dall’Egitto il popolo di Israele e lo condurrà nel deserto verso la terra
promessa, che è appunto la terra di Canaan, l’odierno Israele.
I cinquecento anni di cui abbiamo fatto cenno sopra, sono totalmente assenti
dalle pagine di Genesi. Questo libro invece a partire dal capitolo 37 e fino
alla fine che è il capitolo 50, racconta “le storie di Giuseppe” figlio di
Giacobbe. Noi daremo conto di queste storie, avvertendo però chi ci legge, che
tutto il ciclo di Giuseppe è probabilmente un insegnamento sapienziale o una
parabola che serve a spiegare i motivi per cui gran parte del popolo di Israele
andò in Egitto e vi si stabilì, come appunto dice la Bibbia, per più di
quattrocento anni. La volta scorsa abbiamo raccontato di Giuseppe che i fratelli
prima volevano uccidere e che poi lo vendettero come schiavo a una carovana che
andava in Egitto. Qui lo abbiamo lasciato incarcerato nella prigione di Faraone.
La prossima volta racconteremo il poetico episodio di Giuda con Tamara, e poi
riprenderemo le storie di Giuseppe che sono da un punto di vista letterario,
forse fra le pagine più belle dell’antico testamento.
Ecco ora la riflessione
Emitte Spiritum tuum et renovabis faciem terrae. Manda il tuo Spirito e
rinnoverai (o cambierai) la faccia della terra.
E’ un buono spunto di riflessione, che possiamo fare partendo anche dal
cambiamento delineato nella poesia di Alessandro Manzoni citata in apertura e
che possiamo applicare al cambiamento che dobbiamo fare ogni giorno in noi
stessi.
Buona Pentecoste a tutti.
Ferruccio
Basiglio, 21 maggio 2015
NOTE: DUE MANIFESTAZIONI IMPORTANTI
Dove                    Abbazia di Mirasole, Via del Mirasole, 1 Opera (Mi)
Quando          Sabato 23 maggio 2015 alle ore 18,30
Che cosa        La veglia di Pentecoste che si articola come segue: ore 18,30 vesperi
vigiliari, ore 19,30 buffet, ore 20,30 messa di Pentecoste
E POI
Dove    Sempre all’Abbazia di Mirasole
Quando  Sabato 13 giugno 2015 dalle 9 alle 17
Che cosa        Giornata di spiritualità per i cori di canto ambrosiano e per tutti
quelli che lo desiderano.
Chi     Madre Angelini di Viboldone; Frere Dominique Marie di Mirasole; Mons.
Gianluigi Rusconi. Il vescovo ausiliare e Vicario Generale Mons. Mario Delpini
presiede nel pomeriggio la santa messa conclusiva.
Siete invitati tutti a entrambi gli eventi

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DOMENICA 10 MAGGIO 2015

7 maggio 2015 | 0 commenti

E’ la sesta domenica di Pasqua: giovedì 14 sarà la festa dell’Ascensione, ma in
Italia la celebreremo più facilmente domenica 17 perché a differenza di altre
nazioni non è più festa civile. Le letture di questa domenica (anno B) sono
tutte molto belle. Mi soffermo soltanto sulla lettera di Paolo apostolo ai
cristiani di Corinto, capitolo 15: in essa Paolo racconta di varie apparizioni
di Gesù anche non riportate dai vangeli: in particolare l’apparizione a più di
cinquecento fratelli in una sola volta. Nel vangelo di San Giovanni c’è un
accenno che sembra fatto su misura in relazione alla grave situazione di oggi.
In tanti luoghi, dal Pakistan alla Nigeria al Medio Oriente e addirittura sui
barconi del Mediterraneo, i cristiani vengono uccisi per la loro fede. Diceva
Gesù “viene l’ora in cui chiunque vi ucciderà, crederà di rendere culto a Dio”.
Oggi siamo arrivati a una persecuzione assai più grave di quella attuata
dall’impero romano nei primi secoli.
Comincia con questa settimana il periodo di Pentecoste. Infatti giovedì dopo
l’Ascensione, Maria, gli apostoli e i discepoli si riunirono nel cenacolo e
vissero nella casa di cui il cenacolo faceva parte, pregando fino a Pentecoste.
Sono nove giorni dal giovedì 14 Ascensione a sabato 23 e domenica 24 maggio, in
cui si celebra la festa di Pentecoste. E’ la prima novena della chiesa, in
attesa dello Spirito Santo.
L’antico testamento
Settimana scorsa abbiamo concluso il racconto dell’antico testamento vedendo
Giacobbe che sua madre Rebecca faceva fuggire a Carran, all’ingresso della
Mesopotamia, presso i suoi parenti. Il viaggio è abbastanza lungo: la prima
notte Giacobbe si ferma e si addormenta. Durante la notte gli appare in sogno
Dio (Genesi capitolo 28). Nel sogno vede una scala che poggiava a terra e la sua
cima raggiungeva il cielo; e su di essa salivano e scendevano gli angeli di Dio.
Il Signore gli stava davanti e gli diceva “Io sono il tuo Signore, Io sono il
Dio di tuo padre Isacco e di tuo nonno Abramo: la terra su cui sei sdraiato la
darò a te e ai tuoi discendenti. Essi saranno innumerevoli e per mezzo dei tuoi
discendenti saranno benedetti tutti i popoli della terra”. E’, come è evidente,
una promessa del Messia. Quando si svegliò, preso da spavento Giacobbe disse che
questa è certamente la casa di Dio e la porta del cielo. Poi prese una pietra
per farne un altare in onore di Dio.
Alla fine del viaggio Giacobbe giunse nella città di Carran. Fermatosi al pozzo
vide venire le donne con le greggi da abbeverare e fu colpito dall’eccezionale
bellezza di una di esse. Le rivolse la parola e lei disse sono Rachele figlia di
Labano, vieni a casa nostra. Labano faceva parte del clan di parenti di Abramo
che non si erano mai mossi da Carran. Labano aveva due figlie: dice la bibbia
che la prima, Lia, era piuttosto brutta, mentre la seconda, Rachele, era
veramente uno splendore. Fra Giacobbe e Rachele fu un colpo di fulmine e così
Giacobbe chiese di sposare Rachele. Gli rispose Labano, per sposarla devi
lavorare per me per sette anni. E qui viene l’inganno che potrebbe essere
interpretato come corrispettivo dell’inganno da Giacobbe fatto a suo padre
Isacco per avere la benedizione. Infatti per la prima notte di nozze, Labano gli
mise nella tenda nuziale Lia; e Giacobbe se ne accorse solo il mattino dopo.
Andò da Labano a fare le sue lamentele: quegli rispose, io speravo che in questi
sette anni Lia trovasse un marito, ma poiché non l’ha trovato, io te l’ho data
al posto di Rachele. Non è infatti possibile che la seconda figlia si sposi
prima della primogenita. Giacobbe disse che voleva comunque anche Rachele e
Labano rispose, lavora per me per altri sette anni e te la darò. Così avvenne.
Per oggi concludiamo dicendo che Giacobbe ebbe 12 figli, di cui 10 da Lia e
dalle sue schiave e due (Giuseppe e Beniamino) dalla adorata Rachele che morì di
parto per Beniamino e fu poi sepolta a Betlemme. La linea messianica e la linea
della primogenitura cambiano fra i 12 figli di Giacobbe: egli infatti da vecchio
darà la benedizione del primogenito a Giuseppe di Rachele; mentre la promessa
che il Messia sarà fra i suoi discendenti viene fatta a Giuda. Nelle varie
benedizioni ai suoi 12 figli, Giuda che è il quarto figlio di Lia viene così
benedetto “Giuda figlio mio sei come un giovane leone. Lo scettro rimarrà nella
tua discendenza e il bastone di comando non ti sarà mai tolto finchè verrà colui
al quale appartiene e a lui saranno sottoposti tutti i popoli della terra”. La
prossima volta racconteremo la vita di Giacobbe e le storie di Giuseppe in
Egitto.
Ecco ora la riflessione
Ecce Crucem Domini!Fugite partes adversae. Vicit leo de tribu Juda, radix David.
Ecco la croce del Signore, fuggite parti nemiche. Ha vinto il leone della tribù
di Giuda, radice di Davide.
E’ una frase o meglio una preghiera medioevale, di ambiente francescano ed è una
forma di esorcismo che tutti possono usare.
Un abbraccio e buona settimana! Ferruccio
Basiglio, 6 maggio 2015
NOTE: DUE MANIFESTAZIONI IMPORTANTI
Dove                    Abbazia di Mirasole, Via del Mirasole, 1 Opera (Mi)
Quando          Sabato 23 maggio 2015 alle ore 18,30
Che cosa         La veglia di Pentecoste che si articola come segue: ore 18,30 vesperi
vigiliari, ore 19,30 buffet, ore 20,30 messa di Pentecoste
E POI
Dove     Sempre all’Abbazia di Mirasole
Quando   Sabato 13 giugno 2015 dalle 9 alle 17
Che cosa         Giornata di spiritualità per i cori di canto ambrosiano e per tutti
quelli che lo desiderano.
Chi     Madre Angelini di Viboldone; Frere Dominique Marie di Mirasole; Mons.
Gianluigi Rusconi. Il vescovo ausiliare e Vicario Generale Mons. Mario Delpini
presiede nel pomeriggio la santa messa conclusiva.
Siete invitati tutti a entrambi gli eventi.

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DOMENICA 3 MAGGIO 2015

3 maggio 2015 | 0 commenti

E’ la quinta domenica dopo Pasqua dell’anno B. Il vangelo preso dal discorso di
Gesù, riportato da San Giovanni come il discorso di Gesù all’ultima cena, è la
parte in cui Egli raccomanda a Dio Padre quelli che accolgono la sua parola. Ma
vorrei richiamare tutti a leggere lentamente e con grande attenzione la prima
lettura (atti degli apostoli capitolo 7). In essa il primo dei martiri, Santo
Stefano, prima di essere ucciso riassume – in un commovente discorso -  tutto
l’antico testamento per dimostrare che Gesù è il Messia annunciato dalla bibbia.
E’ una sintesi che dovremmo cercare di imparare veramente bene.
In antico il 3 maggio era anche la festa del ritrovamento a Gerusalemme dei
resti della Santa Croce ad opera di Elena, madre dell’imperatore Costantino.
Oggi questa festa è unificata al 14 di settembre insieme all’altra festa della
gloria della Santa Croce.
L’antico testamento
Settimana scorsa abbiamo parlato solo della sacra Sindone di Torino. Ma due
settimane fa abbiamo lasciato Isacco e Rebecca felicemente sposati e in attesa
del primo parto. Va detto che Isacco, figlio di Abramo, ebbe una sola moglie,
Rebecca, che partorì due gemelli. Nacque per primo Esaù e per secondo Giacobbe.
I due gemelli crebbero splendidamente: Esaù divenne un esperto cacciatore e
amava viaggiare; Giacobbe invece era allevatore e agricoltore e restava anche
volentieri sotto le tende.
Rebecca, senza farne mistero, preferiva Giacobbe, mentre Isacco preferiva Esaù.
Un giorno mentre Giacobbe stava cuocendo una minestra di lenticchie, arrivò
dalla campagna Esaù stanchissimo e disse al fratello, sono sfinito! Dammi quella
minestra di lenticchie. Giacobbe disse te la do, ma tu cedimi prima i tuoi
diritti di primogenito. Esaù esclamò, va bene! Che me ne faccio dei miei diritti
di primogenito? E confermò questa frase con un solenne giuramento.
Per questo ancor oggi nel linguaggio comune si dice “ha rinunciato a cose
importanti per un piatto di lenticchie”.
Anni dopo Isacco era ormai diventato vecchio e non ci vedeva più. Sentendo
avvicinarsi la morte,  chiamò suo figlio maggiore Esaù chiedendogli di preparare
un piatto di selvaggina e dicendo “poi ti darò la mia benedizione”. Mentre Esaù
era a caccia, Rebecca fece travestire Giacobbe con le vesti e i profumi di Esaù
e preparò un piatto di capretto cucinato come selvaggina. Giacobbe andò da suo
padre  lo ingannò dicendo, io sono Esaù il tuo primogenito; ho fatto quello che
mi hai chiesto, vieni e mangia poi mi darai la tua benedizione. Isacco non
riconobbe l’inganno e diede la sua benedizione a Giacobbe. Questi uscì e in quel
momento arrivò Esaù il quale entrò nella tenda e chiese la benedizione. Isacco
disse, tristissimo, sono stato ingannato e purtroppo io ho benedetto tuo
fratello  e quindi la benedizione di primogenito resterà su di lui.
Alcuni ricordano che, se è vero che Giacobbe carpì la benedizione con l’inganno,
è anche vero che anni prima Esaù gli aveva ceduto con giuramento i suoi diritti
di primogenito. Esaù disse che avrebbe ucciso suo fratello ma non lo fece. Però
Rebecca impaurita fece fuggire Giacobbe e lo mandò presso i suoi  parenti, alla
casa del suo nonno materno, perché cercasse là una moglie e fosse lontano da
possibili vendette di suo fratello Esaù.
In realtà, al di là dell’inganno, Dio approvò pienamente la benedizione data da
Isacco a Giacobbe, gliela ripetè più volte in sogno e da allora in poi Dio
stesso si definiva così “Io sono il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe”. La
prossima volta racconteremo delle due mogli di Giacobbe, e – quasi a contrappeso
dell’inganno da lui fatto a suo padre – parleremo dell’inganno che venne fatto a
lui dal suo futuro suocero Labano, sempre membro della parte della famiglia di
Abramo che era rimasta a vivere a Carran in Mesopotamia. Come vedremo Giacobbe
ebbe due mogli, due sorelle figlie di Labano. Giacobbe è anche quello, a cui Dio
diede il nuovo nome di Israele.
Ecco ora la riflessione
Jacta cogitatum tuum in Domino et Ipse te enutriet. Trasmetti al Signore il tuo
pensiero (la tua preoccupazione) ed Egli vi provvederà (ti nutrirà).
E’ una traduzione un po’ imprecisa, ma il senso è quello. Jacta si può anche
tradurre “dai” oppure “appoggia”. Il concetto è di avere fede e quindi di
“scaricare” sul Signore la nostra preoccupazione ed Egli risolverà il problema.
E’ sempre una delle speranze di salvezza e di aiuto che ci vengono dal Signore.
Buona domenica e buona settimana a tutti.
Ferruccio
Basiglio, 30 aprile 2015

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DOMENICA 19 APRILE 2015

16 aprile 2015 | 0 commenti

Da questa domenica fino all’ascensione, la chiesa ambrosiana di volta in volta
medita il discorso di Gesù nell’ultima cena, così come riportato dal vangelo di
Giovanni (cap. 14 e seguenti); oppure presenta Gesù salutato da Giovanni il
Battista come “l’Agnello di Dio che toglie i peccati del mondo”, oppure infine
con la parabola del Buon Pastore che va alla ricerca della pecora perduta. Io
tradurrei però l’Agnello di Dio che porta i peccati del mondo e non che toglie.
Comunque il messaggio è chiaro.
Noi, avendo visto un po’ di antico testamento, possiamo meglio capire il senso
del prefazio di Pasqua. “Gesù Cristo, il Figlio di Dio, per liberare il genere
umano si fece uomo e subì il supplizio della croce. Già Abramo lo aveva
prefigurato nel figlio Isacco; il popolo di Mosè lo preannunciava con
l’immolazione dell’Agnello pasquale. Cristo è il servo sofferente che avrebbe
portato i peccati di tutti come ripetutamente annunciato negli scritti dei
profeti. Questa dunque è la vera Pasqua che sfolgora per il sangue di Cristo ed
è la festa che con la risurrezione di Cristo da origine a tutte le feste”.
L’antico testamento
Dopo il mancato sacrificio, Isacco cresce bello e forte. Passano gli anni e  sua
madre Sara muore serenamente a Ebron, dove oggi ci sono le tombe dei Patriarchi.
Queste tombe oggi per metà si trovano in una sinagoga e per metà in una moschea.
Dopo la morte di sua moglie, Abramo si rivolse agli abitanti del luogo, gli
Ittiti chiedendo loro di vendergli un terreno dove seppellire Sara. Essi
volevano regalarglielo per l’affetto e la stima che avevano per lui e per la sua
defunta moglie, ma Abramo pretese assolutamente di comperarla, e così avvenne.
Quel luogo che diventò proprietà di Abramo, l’unica proprietà di Abramo in terra
di Canaan, è dunque la grotta di Macpela, vicino a Mambre (dove le tre persone
che Abramo definisce “ il Signore” apparvero ad Abramo) e anche vicino a Ebron.
A questo punto Abramo volle una moglie per Isacco e disse al suo servo
preferito, che amministrava tutti i suoi beni (forse Eliezer di Damasco) vai
nella terra dove io sono nato e scegli fra i miei parenti una moglie per mio
figlio Isacco. Di fronte alla perplessità del servitore, Abramo gli disse, non
temere, un angelo ti farà trovare la moglie giusta per mio figlio. E così il
servo di Abramo con dieci cammelli e molte cose preziose, andò nella città di
Carran dove era  morto il padre di Abramo e dove vivevano tuttora suoi parenti e
suoi amici.
Quando, dopo un lungo viaggio, il servitore arrivò a Carran, fece riposare i
cammelli fuori dalla città presso il pozzo. Poi si mise a pregare, Signore Dio
fammi incontrare la persona giusta, io mi fermo vicino alla sorgente dove
verranno le ragazze della città per attingere acqua. Io dirò a una di esse, per
favore dammi da bere. Se risponderà bevi tu e darò da bere anche ai tuoi
cammelli, sarà lei quella che tu o Signore hai scelto come moglie di Isacco. Ed
ecco per prima giungere Rebecca, una nipote di Abramo. Dice il libro della
Genesi che era una ragazza bellissima, vergine e non ancora fidanzata. Egli le
chiese dammi da bere. Rebecca rispose bevi e aggiunse, farò bere anche tutti i
tuoi cammelli.  Poi disse vieni con le tue bestie a mangiare e a dormire a casa
nostra. Dopo una cena e una lunga conversazione, il padre e il fratello di
Rebecca dissero a lei, decidi tu se accettare questa proposta di matrimonio. Lei
rispose, non mi trattenete, domani mattina voglio partire subito per andare del
mio sposo. Dopo il lungo viaggio di ritorno, quando giunsero vicino a Ebron,
Rebecca incontrò Isacco, entrambi furono felicissimi  e presto si sposarono. Poi
Rebecca rimase incinta e i suoi due gemelli saranno Esaù e Giacobbe.
Dice il libro della Genesi “dopo una lunga vecchiaia serena, piena di gioia,
Abramo morì e fu riunito ai suoi. I figli Isacco e Ismaele lo seppellirono nella
grotta di Macpela vicino a Sara. Dopo la morte di Abramo, Dio benedisse suo
figlio Isacco. Avevamo lasciato Ismaele, fratello maggiore di Isacco e figlio
della bellissima schiava Agar, offerta da Sara a suo marito, molti anni prima
nel deserto con sua madre, protetto dagli angeli. E’ molto bello che il libro
sacro ricordi Ismaele insieme a suo fratello Isacco in occasione della sepoltura
del loro padre Abramo. La prossima volta parleremo di Esaù e Giacobbe.
Ecco ora la riflessione
Christus in nobis spes gloriae. Cristo in noi speranza della gloria.
Sembrerebbe intraducibile o incomprensibile, ma ripete bene il concetto portato
dal prefazio che abbiamo sopra riportato. La morte di Gesù ha rotto il potere
della morte e la sua risurrezione ha aperto il Regno dei Cieli. Meditiamo così
ogni giorno potrà essere per noi una Pasqua!
Buona domenica e buona settimana a tutti.
Ferruccio
Basiglio 15 aprile 2015

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DOMENICA 12 APRILE 2015

7 aprile 2015 | 0 commenti

Secondo l’antica denominazione, è la prima domenica dopo Pasqua, secondo la
denominazione attuale è la seconda domenica pasquale. Si chiama anche “domenica
in albis depositis” perchè in antico chi veniva battezzato la notte di Pasqua
portava la veste bianca fino a questa domenica. In realtà a me piace molto
chiamarla la domenica di San Tommaso come dicono le chiese d’oriente. Il vangelo
di Giovanni al capitolo 20 racconta le prime apparizioni di Gesù a Maria di
Magdala e agli apostoli nel giorno e nella sera di Pasqua. Ma non c’era Tommaso,
uno degli apostoli. Quando gli riferirono dell’apparizione disse, “se non vedo,
io non credo!”. Una settimana dopo (vedete che gli apostoli celebravano già
l’eucaristia e cioè la messa, ogni domenica) i discepoli erano di nuovo lì e
c’era anche Tommaso. Venne Gesù, li salutò e disse a Tommaso, metti la tua mano
e tocca il mio costato e non essere più incredulo. Tommaso rispose, mio Signore
e mio Dio! Gesù gli disse, “tu hai creduto perché mi hai visto; beati quelli che
senza aver visto crederanno!” E questa è una benedizione speciale di Gesù per
tutti noi che, appunto senza aver visto, crediamo.
Domenica della Divina misericordia
Il Papa san Giovanni Paolo II istituì la festa della Divina Misericordia la
prima domenica dopo Pasqua. Con questo diede esecuzione a un messaggio trasmesso
in una rivelazione privata dal Signore Gesù a Suor Faustina Kowalska dopo il
1930 in Polonia. Gesù ha suggerito a Suor Faustina la semplicissima preghiera
“Gesù confido in Te” e la coroncina della Divina Misericordia, da usare con la
corona del rosario. Però Papa Francesco ha distribuito come “medicina” a tutti
la “misericordinaTM”. A me l’ha regalata mia nipote Eleonora e ancora la
ringrazio.
L’antico testamento
Concluse le feste pasquali, facciamo un salto indietro. Nelle scorse ultime
settimane abbiamo lasciato Abramo e con una anticipazione di parecchi secoli
abbiamo illustrato Mosè che libera il popolo di Israele dalla schiavitù in
Egitto. Adesso ritorniamo ad Abramo e riprendiamo il corso della “storia della
salvezza”, ancora a partire da Abramo nostro padre nella fede. Abbiamo lasciato
Abramo a cui Dio aveva detto, “nonostante la tarda età tua e di tua moglie fra
un anno tua moglie Sara avrà un figlio da te”. Il libro inserisce qui la storia
di Sodoma e Gomorra, città distrutte da Dio con una pioggia con lo zolfo e col
fuoco che le trasformò in quello che oggi è il Mar Morto. Qui, a proposito di
misericordia, Abramo udito che il Signore voleva distruggerle, lo pregò di non
farlo dicendo, forse in quella città ci sono cinquanta innocenti, per amore di
quei cinquanta perdona tutti gli altri. Abramo scende fino a dieci innocenti e
il Signore risponde, se troverò almeno dieci innocenti non la distruggerò. Ma
non li trovò e così gli Angeli, prima della distruzione, andarono a prelevare
per salvarli Lot nipote di Abramo, sua moglie e le sue due figlie e li fecero
scappare. Però durante la fuga la moglie di Lot si voltò indietro a guardare il
cataclisma, e divenne una statua di sale. Genesi prosegue e al capitolo 21
racconta la gioia per la nascita di Isacco e la sua circoncisione quando ebbe
otto giorni. Isacco cresceva bello, intelligente e vigoroso: ma Dio, per mettere
alla prova Abramo, gli chiese di sacrificargli il figlio Isacco. La terribile
richiesta peraltro va inquadrata anche nella cultura della Palestina di allora
dove i sacrifici umani erano purtroppo frequenti. Abramo non si sarebbe mai
aspettato questa richiesta, ma ubbidisce e va con Isacco e con due servi, con il
fuoco e con la legna caricata sull’asino verso il monte Moria. Lasciati l’asino
e i servi sale sul monte solo con Isacco, il quale durante il cammino chiede al
padre dov’è l’agnello per il sacrificio? Abramo risponde, ci penserà Dio stesso.
Giunti in cima Abramo costruì un altare poi legò Isacco, lo pose sull’altare e
afferrò il coltello per sacrificare suo figlio. Ma l’Angelo del Signore lo
chiamò dal cielo dicendo, Abramo non colpire il ragazzo, non fargli alcun male!.
Tu non hai rifiutato a Dio il tuo unico figlio. Abramo felice guardò attorno e
vide un montone impigliato per le corna in un cespuglio, lo prese e lo offrì in
sacrificio a Dio. Tutta questa situazione è interpretata dai santi padri come
prefigurazione del sacrificio del Figlio di Dio sul calvario, e così è riportata
nei più antichi mosaici di Roma e di Ravenna. Abramo chiamò quel luogo “il monte
in cui il Signore provvede”. L’Angelo disse “così ti parla il Signore, Abramo Io
ti benedirò il modo straordinario e, per mezzo dei tuoi numerosissimi
discendenti, saranno benedetti in te tutti i popoli della terra”. Per questo
chiamiamo Abramo il nostro padre nella fede.
Ecco ora la riflessione
Oculi eorum tenebantur ne Jesum agnoscerent. I loro occhi erano impediti a
riconoscere Gesù.
E’ una frase del brano di San Luca (24,1-49) relativo ai discepoli di Emmaus:
Gesù camminava con loro ma essi non lo riconobbero. Ecco dunque un argomento per
la nostra riflessione. Quante volte il Signore cammina accanto a noi e noi non
sappiamo riconoscerlo.
Buona settimana, un caro saluto, Ferruccio
Basiglio, 7 aprile 2015

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DOMENICA 5 APRILE 2015 – PASQUA

31 marzo 2015 | 0 commenti

Pensieri sulla notte pasquale
Una bella preghiera della messa della notte di Pasqua dice “sappiano comprendere o Dio i tuoi fedeli che, se fu grande prodigio all’inizio la creazione del mondo, prodigio ancor più grande è il compimento della nostra salvezza
nell’immolazione pasquale di Cristo Tuo figlio e nostro Signore”. Questa
preghiera ci fa ritornare alla mente la tradizione delle quattro notti. I saggi
del popolo di Israele insegnavano che quattro sono le notti più importanti del
mondo e della storia.
La prima notte è quella in cui Dio diede inizio alla creazione creando la luce.
La seconda notte (noi sappiamo milioni di anni dopo) quando Dio fece il suo
patto di alleanza con Abramo e gli promise la terra che oggi chiamiamo terra di
Israele, e un numero infinito di discendenti che lo riconosceranno come il loro
padre nella fede. La terza notte è quella in cui, sotto la guida di Mosè, il
popolo di Israele uscì dalla schiavitù di Egitto, passò il Mar Rosso e poi
stipulò con Dio l’alleanza al monte Sinai: quello che noi chiamiamo la antica
alleanza o l’antico testamento. I saggi di Israele dicevano che  la quarta notte
sarebbe  invece quella in cui si manifesterà il Messia, dando inizio alla nuova
alleanza, che noi chiamiamo il nuovo testamento.
I santi padri della chiesa hanno quindi identificato la quarta sacra notte con
la notte in cui Gesù Cristo crocifisso e sepolto risuscitò da morte. Secondo la
tradizione della chiesa ancor più viva nelle chiese d’oriente, Gesù aprì il
paradiso a tutti gli uomini dell’antichità: e simbolicamente la chiesa bizantina
raffigura Gesù che spacca le porte degli inferi e introduce alla salvezza tutti
gli uomini a partire da Adamo ed Eva, spesso raffigurati a questo punto nelle
icone con l’aureola di santità. Secondo il vangelo di Matteo (27,45-66) “Gesù di
nuovo gridò forte e poi morì. Il velo del tempio si squarciò in due, la terra
tremò, le rocce si spaccarono. Le tombe si aprirono e molti tornarono in vita.
Usciti dalle tombe dopo la risurrezione di Gesù, entrarono a Gerusalemme e
apparvero  a tanta gente. L’ufficiale romano e gli altri soldati si accorsero di
quello che accadeva e dissero: quest’uomo è davvero il Figlio di Dio”.
Come ben sappiamo con la sua risurrezione Gesù Cristo è risorto,  ma non è
ritornato a una vita terrena. Egli infatti si manifesta “entrando a porte
chiuse, compare e scompare, e questa sua presenza fisica durerà quaranta
giorni”. Infatti il prefazio dell’ascensione dice che si manifestò apertamente
ai suoi discepoli per quaranta giorni, visibile allo sguardo e riconoscibile al
tatto (visu conspicuus, tactuque palpabilis manifestus apparuit). La prima
lettera di Paolo aI cristiani di Corinto al capitolo 15, che dovremmo leggere
spesso, cerca di spiegare sia la risurrezione di Gesù che la nostra futura
risurrezione con molti esempi che si possono sintetizzare nelle parole “il corpo
fisico sarà trasfigurato in corpo glorioso, in corpo spirituale”.
Le prime apparizioni di Gesù Risorto
Prima dell’alba della domenica alcune donne del gruppo di Gesù andarono per
completare la profumazione e la cura del cadavere. Queste donne sono chiamate le
“mirofore” cioè le portatrici di mirra. Comparvero due angeli che dissero loro
perché cercate fra i morti colui che è vivente? E aggiunsero andate ad
annunciare ai suoi discepoli che Gesù è risorto. Le donne lasciarono il sepolcro
ed andarono a raccontare a tutti quello che avevano visto e udito. Ma gli
apostoli non vollero credere. Maria di Magdala rimase al sepolcro a piangere.
Essa vide Gesù in piedi, ma non lo riconobbe. Gesù la chiamo:  Maria! Lei allora
si voltò, lo riconobbe e rispose: Maestro!
La sera di quello stesso giorno, il primo dopo il sabato (la nostra domenica)
Gesù apparve due volte, una ai discepoli e agli apostoli nella casa dove c’era
il cenacolo, e l’altra ai due discepoli in cammino verso Emmaus. L’episodio di
Emmaus lo approfondiremo un’altra volta. Qui ci basti dire che Gesù nella sua
apparizione agli apostoli soffiò su di loro e disse: a chi perdonerete i
peccati, saranno perdonati; a chi non li perdonerete, non saranno perdonati.
L’istituzione dei sacramenti
Nei giorni della Pasqua, il Signore ha istituito quasi tutti i sacramenti. Nella
cena del giovedì santo istituisce infatti l’eucaristia, e cioè la santa messa e
l’ordine che serve di base al sacerdozio e alla successione apostolica. Dopo la
risurrezione istituisce la riconciliazione (o confessione) e il battesimo.
Mancherebbe la cresima, ma Gesù promette lo Spirito Santo e dice ai discepoli di
non allontanarsi da Gerusalemme finchè non siate rivestiti da Dio con la sua
forza (quousque induamini virtutem ex alto) e questa è la promessa dello Spirito
Santo che scenderà a Pentecoste, cinquanta giorni dopo Pasqua.
Dunque, buona Pasqua a tutti e un grande abbraccio.
Ferruccio
Basiglio, 31 marzo 2015
AVVISI
Tutti i cori che eseguono ambrosiano celebrano la Pasqua nelle proprie comunità
parrocchiali, auguri a tutti, maestri e cantori.
Il coro AURORA TOTUS diretto da Laura Groppetti è invece chiamato dai canonici
Premostratensi all’Abbazia di Mirasole.
Ecco gli orari del Triduo a Mirasole:
Giovedì santo 2 aprile ore 21, messa nella cena del Signore
Venerdì santo 3 aprile ore 21, celebrazione della passione e della morte del
Signore
Notte pasquale, sabato 4 aprile alle 21, il coro AURORA TOTUS non presta
servizio, ma l’amico dott. Enrico De Capitani aprirà la veglia pasquale cantando
il latino tutto l’annuncio pasquale ambrosiano “il Preconio”.
Ancora il coro AURORA TOTUS presterà servizio alla messa della domenica di
Pasqua alle ore 10,30.
NOTA
Vesperi quaresimali in Sant’Ambrogio di Milano
Un grazie a S.E. Monsignor Abate Vescovo Erminio Descalzi che ha presieduto
tutti i vesperi domenicali della quaresima e a tutta la comunità della Basilica
di Sant’Ambrogio.
Un grazie al coro AURORA TOTUS diretto da Laura Groppetti che ha cantato la
domenica delle Palme, 29 marzo 2015.
E ancora grazie a tutti gli altri cori collegati in rete con l’Associazione
Cantori Ambrosiani che hanno prestato il loro servizio in tutte le domeniche
quaresimali, e precisamente:
-       Coro di Quintosole diretto da Susanna Castelli
-       Coro di Carate Brianza diretto da Primo Viganò
-       Coro di Solbiate Arno “Antiqua Laus” diretto da Alessandro Riganti
-       Coro di Muggiano “Simmaco Aureliani” diretto da Gabriele Pedron
-       Coro San Carlo di Novate Milanese diretto da Silvia Beretta
-       Coro “Aurora Totus” diretto da Laura Groppetti
E ancora un grazie a Monsignor Gianluigi Rusconi Preside del Pontificio Istituto
ambrosiano di musica sacra che ha ispirato, curato e seguito l’evento di queste
celebrazioni.

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DOMENICA 29 MARZO 2015

25 marzo 2015 | 0 commenti

La settimana santa
Questa domenica è la domenica delle Palme e degli Ulivi, e in una delle messe si
ricorda l’entrata trionfale di Gesù a Gerusalemme. Nelle altre messe dello
stesso giorno il vangelo ricorda la cena di Betania a casa di Lazzaro,
resuscitato come abbiamo visto nel vangelo di settimana scorsa. Gesù non voleva
dormire a Gerusalemme e quindi abitava a Betania dai suoi amici. Finita la cena
Maria (di Betania) prese un unguento prezioso e profumato e unse i piedi di
Gesù. Di fronte alle critiche di alcuni, Gesù rispose lasciatela fare perché
questo serve a preparare la mia sepoltura; e vi dico che in tutto il mondo e per
sempre, dovunque sarà predicato il vangelo, ci si ricorderà di questa donna e di
quello che ha fatto per me. Nei giorni successivi, lunedì, martedì e mercoledì
si preannunciano il tradimento di Giuda e la morte del Signore. Giovedì mattina
il vescovo convoca tutti i preti della sua diocesi in Duomo perché viene
benedetto l’olio nuovo e il crisma nuovo. Essi serviranno per tutto l’anno per
il battesimo, le cresime, le ordinazioni sacerdotali e il conforto degli
ammalati. Questa settimana viene indicata con vari nomi, in Grecia è la “grande
settimana”; in rito romano si chiama la “settimana maggiore”, in rito ambrosiano
la “settimana autentica” e sempre e dovunque la settimana santa.
Triduo pasquale
Centro e culmine della settimana santa e di tutto l’anno liturgico, è il Triduo
pasquale. Esso si compone del giovedì santo, del venerdì santo e della notte e
del giorno della risurrezione (notte fra sabato e domenica e il giorno di
domenica).
Non dobbiamo disgiungere i momenti dell’unica festa di Pasqua, celebrata nel
triduo. Infatti la Pasqua dei cristiani è unitariamente Pasqua di crocifissione
e Pasqua di risurrezione. Sant’Ambrogio ha composto il suo bellissimo inno
pasquale perché fosse usato sia il venerdì santo che nella notte e nel giorno di
Pasqua. Infatti l’inno chiama il venerdì santo giorno dell’Altissimo Pasqua
santa e fulgida in cui il male del mondo è cancellato dal sangue di Cristo e
sottolinea che il ladro assolto subito toglie ogni paura a tutti. Dice l’inno
che il malfattore crocifisso a fianco di Gesù, cercandolo con un breve atto di
fede cambia in premio la sua croce e precede tutti entrando in paradiso.
La cena del Signore (giovedi)
Tutto il triduo nel rito ambrosiano segue il racconto della passione
dell’evangelista San Matteo (capitolo 26 e segg.). La celebrazione del giovedì
santo ricorda che Gesù con i suoi apostoli celebrò il pranzo pasquale del popolo
di Israele, dedicato al ricordo della liberazione dall’Egitto. E in questo rito
istituisce il sacerdozio e l’eucaristia. La narrazione prosegue con l’arresto di
Gesù, la notte di maltrattamenti, e ricorda San Pietro che al canto del gallo lo
rinnega per tre volte.
La passione e la morte del Signore (venerdì)
Non si celebra la messa e non si distribuisce la comunione. Nel pomeriggio si
celebra solennemente sia leggendo alcuni brani profetici, sia proseguendo nella
lettura del vangelo di Matteo, da quando Gesù fu consegnato a Pilato, fino alla
sua morte in croce. Poi si adora la croce “santa e vivificante” come dicono gli
orientali, e la funzione si conclude con una grande preghiera per tutte le
necessità.
La risurrezione (dalla sera del sabato fino a tutto il giorno di domenica)
Il canto bizantino bellissimo che annuncia la risurrezione è questo “Cristo è
risorto dai morti e con la sua morte ha calpestato la morte, dando la vita a
coloro che erano nei sepolcri”. E il saluto degli orientali è “Cristo è risorto”
a cui si risponde “davvero è risorto”. Christos anesti, alithos anesti. Potrebbe
essere bello accompagnare con queste parole anche da noi lo scambio di pace.
Sant’Ambrogio suggeriva di “bere un po’ di antico testamento per capire il nuovo
testamento”. Per questo in queste domeniche ci siamo preparati percorrendo un
po’ di storia di Israele, e da ultimo la Pasqua di Israele. Con queste letture
possiamo capire il senso e la profondità dell’annuncio pasquale che viene
cantato in tutte le chiese in apertura della veglia di risurrezione.
Eccone la sintesi.
-       Si rivesta di gioia la terra inondata da nuovo fulgore: le tenebre sono
scomparse
-       Tu, o Dio, hai consacrato la Pasqua per tutte le genti senza l’immolazione
dell’agnello ma con il corpo e il sangue di Cristo. Hai lasciato cadere i riti
del popolo antico e la tua grazia ha superato la legge
-       Una vittima sola Gesù Cristo, ha offerto se stesso espiando una volta per
sempre il peccato di tutto il genere umano. Questa vittima è l’Agnello
prefigurato dalla legge antica, non scelto dal gregge ma inviato dal cielo.
-       Con la sua morte e la sua risurrezione tutto si è donato perché l’umiliazione
di un Dio ci desse la dolcezza del cuore e la glorificazione di un uomo ci
offrisse una grande speranza.
-       Con la sua crocifissione o Padre, a Te riconcilia i tuoi figli e, nella sua
divina potenza, ci porta il tuo perdono
-       Tutti i segni delle profezie antiche oggi per noi si avverano in Cristo. La
colonna di fuoco risplende e guida i redenti alle acque che danno salvezza
-       Per Adamo siamo nati alla morte, ora rigenerati nell’acqua dallo Spirito
Santo, per Cristo si rinasce alla vita
-       Cristo nostro Agnello pasquale viene immolato per noi. Il suo corpo è
nutrimento vitale, il suo sangue è inebriante bevanda, che donano salvezza
immortale a chi lo riceve
-       Questo pane disceso dal cielo vale di più della manna piovuta dall’alto nel
deserto. Essa sfamava Israele ma non lo strappava alla morte
-       Chi invece di questo corpo si ciba conquista la vita perenne. Ogni culto
antico tramonta e tutto per noi ridiventa nuovo. Il coltello della circoncisione
è abolito, il popolo di Cristo segnato dal crisma riceve un battesimo santo
-       Lo svolgersi di questa notte abbraccia tutto il mistero della nostra salvezza;
infatti nella rapida corsa di un’unica notte si avverano preannunci e fatti
profetici di millenni
-       A  noi si fa guida nella notte la grande luce di Cristo risorto; l’acqua ci fa
rinascere a vita nuova e infine perché tutto il mistero si compia, il popolo dei
credenti si nutre di Cristo
Nota
Mi rendo conto che questa riflessione è un po’ lunga: vi consiglio di leggerla o
rileggerla anche in due o tre volte e magari di conservarla. Il Triduo pasquale
è il centro di tutto l’anno e di tutta la vita.
Buona settimana santa e auguri!!
Ferruccio
Basiglio, 25 marzo 2015

NOTA
Quando          domenica delle Palme, 29 marzo 2015,  alle ore 17
Dove            a Milano nella Basilica di S. Ambrogio
Chi     il coro  Aurora Totus diretto dalla Dott. Laura Groppetti
Che cosa        verranno eseguiti i vesperi solenni in canto ambrosiano e cioè la
preghiera della sera con cui la chiesa conclude la domenica. E a seguire alle
ore 18 la santa messa.
Ancora          un grazie a S.E. Monsignor Abate Vescovo che ha presieduto tutti  i
vesperi quaresimali, anche domenica 22 marzo, e a tutta la comunità della
Basilica di S. Ambrogio
un grazie al coro San Carlo di Novate milanese, con i meravigliosi “pueri
cantores” diretti dalla Prof. Silvia Beretta che ha cantato domenica 22 marzo
2015

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DOMENICA 22 MARZO 2015

17 marzo 2015 | 0 commenti

DOMENICA 22 MARZO 2015E’ la quinta domenica di quaresima, la domenica della risurrezione di Lazzaro.
Il vangelo è il capitolo 11 del testo di Giovanni che vi prego di leggere e di
meditare. Ecco le mie solite piccole notazioni. Gesù sottolinea l’importanza
della luce. Dio stesso è luce “se uno cammina di giorno non inciampa perché vede
la luce di questo mondo, ma di notte inciampa perché non c’è la luce”. Poi Gesù
che era in Galilea torna in Giudea a Betania, vicino a Gerusalemme. Lazzaro era
già nel sepolcro da quattro giorni. Dice alle sorelle “vostro fratello
risorgerà” esse rispondono, “sappiamo che risorgerà nella risurrezione
dell’ultimo giorno”. Quindi di fronte alla “provocazione” di Gesù rispondono con
l’affermazione generica ma non concreta della fede. Avvicinandosi al sepolcro
Gesù scoppiò in pianto. Per questo la chiesa costruita vicino alla casa dove
vivevano a Betania  Lazzaro con le sue due sorelle Marta e Maria, si chiama la
“chiesa dell’amicizia”. Gesù dice “togliete la pietra” e Marta con il suo buon
senso risponde, guarda che puzza già, è dentro li da quattro giorni. Afferma
Gesù “se crederai vedrai la gloria di Dio e gridò a gran voce, Lazzaro vieni
fuori! Il morto uscì con i piedi e le mani legate con bende e il viso avvolto da
un sudario. Gesù disse, scioglietelo e lasciatelo andare”. Evidentemente Lazzaro
è stato risuscitato, ma molti anni dopo, come tutti gli uomini morirà. Questo
grande miracolo della sua risurrezione, prelude alla Pasqua di crocifissione e
di risurrezione del Signore Gesù Cristo.
L’antico testamento
Settimana scorsa abbiamo cominciato a parlare della Pasqua di Israele
soffermandoci sull’agnello pasquale. Consumato l’agnello pasquale e con la morte
dei primogeniti in Egitto, il faraone concede a Mosè di partire e quindi gli
israeliti con i recipienti di pasta non lievitata, presero le loro cose, una
gran quantità di greggi e di bovini e si avviarono verso il Mar Rosso. Dice il
libro dell’esodo (cap. 12 versetto 42) “il Signore in quella notte vegliò sugli
israeliti per farli uscire liberi dall’Egitto. Perciò questa notte continuerà ad
essere una veglia in onore del Signore e lo sarà per tutte le generazioni
future”.
Quando il faraone lasciò partire gli israeliti, Dio guidò il popolo per la
strada del deserto verso il Mar Rosso. Di giorno il Signore era davanti a loro
come una grande nube per indicare la strada e di notte come un fuoco splendente
per fare luce. Ma quando fu riferito al faraone che il popolo era partito egli e
i suoi si pentirono di averli lasciati andare. Prepararono i seicento migliori
carri da guerra e si lanciarono all’inseguimento. Quando stavano per raggiungere
il popolo, il Signore disse a Mosè “prendi in mano il bastone e stendilo sul
mare. Così voi passerete a piedi asciutti”. Siamo nelle paludi salate vicino
all’attuale Suez. Un forte vento di oriente soffia per tutta la notte, arriva la
bassa marea e appare una lingua di terra melmosa ma percorribile. Quando arriva
per inseguire il popolo di Israele, l’esercito egiziano entra in mare ma i
pesanti carri da guerra dell’esercito sprofondano nella sabbia molle: la marea
risale e annega gli egiziani.
Dice il libro sacro “così in quel giorno il Signore salvò Israele. Gli israeliti
videro i cadaveri degli egiziani sulla riva del mare e riconobbero la potenza
con cui il Signore era intervenuto contro l’Egitto”. Segue, in tutto il capitolo
15 del libro dell’esodo, il cantico di Mosè, uno dei tesi più sacri di tutta la
Bibbia di Israele. La nostra tradizione ambrosiana lo recitava tutti i sabati e
lo cantava tutte le domeniche alla preghiera delle lodi mattutine “la sorella di
Mosè e di Aronne, Maria la profetessa prese in mano un tamburello, le altre
donne si unirono a lei, tutte suonavano i tamburelli e danzavano in cerchio
cantando, cantate al Signore, ha ottenuto una vittoria strepitosa, ha annegato
nel mare il cavallo e il cavaliere”.
Per completare il senso della Pasqua di Israele, il popolo arriva alla prima
oasi: l’acqua però è amara e viene resa dolce da Dio tramite Mosè. Poi gli
israeliti si lamentano di aver fame e così Dio manda ogni sera le quaglie per
aver carne da mangiare e ogni mattina  la manna che è simile a un pane per
cibare il popolo nel cammino dal Mar Rosso al Monte Oreb, chiamato anche Monte
Sinai che si trova sopra a Sharm el Sheik e dove vi è un monastero la cui prima
fondazione risale probabilmente a più di diciassette secoli fa. Il monastero è
greco-ortodosso e dedicato a Santa Caterina di Alessandria. Qui Dio darà a Mosè
i dieci comandamenti e con questo stipulerà l’alleanza con il suo popolo,
alleanza che noi cristiani definiamo “l’Antico testamento”.Questi eventi
completano la Pasqua di Israele.
Ecco ora la riflessione
Magister adest et vocat te! C’è il Maestro e ti chiama!
Sono le parole che Marta, dopo aver incontrato Gesù, dice a sua sorella Maria.
Pensiamole e applichiamole a noi. Quante volte nella nostra vita c’è il Maestro
e ci chiama e noi non ce ne accorgiamo.
Buona settimana e un abbraccio, Ferruccio
Basiglio, 18 marzo 2015

NOTA
Quando          domenica di Lazzaro, 22 marzo 2015,  alle ore 17
Dove            a Milano nella Basilica di S. Ambrogio
Chi     il coro San Carlo di Novate Milanese diretti dalla Prof. Silvia Beretta,
con la partecipazione di voci bianche (pueri)
Che cosa        verranno eseguiti i vesperi solenni in canto ambrosiano e cioè la
preghiera della sera con cui la chiesa conclude la domenica. E a seguire alle
ore 18 la santa messa.
Ancora          un grazie a S.E. Monsignor Abate Vescovo che ha presieduto tutti  i
vesperi quaresimali, anche domenica 15 marzo, e a tutta la comunità della
Basilica di S. Ambrogio
un grazie al coro dei cantori Simmaco Aureliani di Muggiano diretti dal Prof.
Gabriele Pedron che ha cantato domenica 15 marzo 2015

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DOMENICA 15 MARZO 2015

14 marzo 2015 | 0 commenti

DOMENICA 15 MARZO 2015
E’ la quarta domenica della quaresima ambrosiana, la domenica del cieco nato. Il
vangelo è il capitolo 9 del testo di Giovanni. E’ talmente bello che spero lo
andiate a leggere interamente. Io faccio solo qualche piccola notazione. Gli
apostoli domandano a Gesù chi ha peccato lui o i suoi genitori perché nascesse
cieco? Rispose Gesù nè lui né i suoi genitori; ma è nato cieco perché siano
manifestate in lui, le opere e la potenza di Dio.
Per guarire però anche il cieco deve collaborare: Gesù sputò per terra, fece del
fango, lo spalmò sugli occhi del cieco e gli disse, va a lavarti nella piscina
di Siloe. Il cieco andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
I maestri della legge continuano a interrogare il cieco guarito, la cui risposta
è splendida. Dicono i maestri della legge, noi sappiamo che Gesù è un peccatore.
Il cieco guarito risponde, se sia un peccatore io non lo so, una cosa sola io so
benissimo: prima ero cieco e ora ci vedo. Infine i dottori lo cacciarono fuori
dal tempio e il cieco guarito incontrò Gesù; Gesù gli domandò, tu credi nel
Figlio dell’Uomo? Il cieco rispose chi è o Signore perché io creda in lui? Gli
disse Gesù, sono Io che parlo con te. Il cieco disse allora, credo o Signore e
si inginocchiò davanti a lui.
L’antico testamento
Settimana scorsa abbiamo cominciato a parlare della Pasqua di Israele. Il popolo
ebraico fece con Dio una prima alleanza all’epoca di Abramo, alleanza segnata
dal rito della circoncisione maschile. La seconda alleanza è quella fatta con
Mosè al monte Sinai con la consegna della legge, i dieci comandamenti. Ma prima
per arrivare al Monte Sinai Mosè come strumento di Dio libera gli israeliti dal
dominio degli egiziani. Istituisce la festa di Pasqua e fa loro attraversare il
Mar Rosso. Non dimentichiamo che il giovedì santo Gesù nell’ultima cena stava
appunto celebrando con i suoi apostoli la Pasqua di Israele. Conviene che
ripercorriamo i tempi e i riti pasquali ebraici, seguendo il racconto di Esodo
capitolo 12 e seguenti. Il Signore disse a Mosè e ad Aronne, con riferimento al
mese di Nisan che corrisponde alle settimane di marzo e di aprile, questo sarà
per voi il primo di tutti i mesi (i mesi ebraici sono mesi lunari). Il dieci di
questo mese ognuno si procuri un agnello per famiglia o per casa. Un agnello o
un capretto senza difetti, maschio di un anno. Il quattordici di Nisan (il
plenilunio di primavera) tutta la comunità di Israele lo ucciderà verso sera.
Poi gli israeliti prenderanno un po’ del suo sangue e con esso faranno un segno
sugli stipiti delle porte della loro casa. In quella notte si mangerà la carne
dell’agnello arrostita sul fuoco, con pane non lievitato e con erbe amare. Va
mangiato con la cintura stretta ai fianchi, i sandali ai piedi e il bastone in
mano. Questa è la Pasqua voluta dal Signore. Spiega poi Mosè che un angelo
quella notte ucciderà tutti i primogeniti dell’Egitto ma non toccherà le case
sulle cui porte ci sarà il segno con il sangue dell’agnello. Dice ancora Mosè,
osservate questa festa come una grande legge, per voi e per i vostri figli per
sempre. E quando i vostri figli vi chiederanno qual è il significato di questo
rito, voi direte loro, è il sacrificio della Pasqua in onore del Signore il
quale, quando colpì gli egiziani ha risparmiato le nostre case e ha salvato le
nostre famiglie. Questa è la prima parte della Pasqua ebraica; e ricordiamo che
l’Agnello pasquale, il cui sangue libera dalla morte, è figura profetica di Gesù
che salva noi e tutti con la sua morte redentrice. Gli altri elementi della
festa di Pasqua, sono il passaggio del Mar Rosso e l’inizio del cammino verso il
monte Sinai e poi la terra promessa. Li esamineremo nelle due prossime
domeniche. Intanto dopo aver ricordato che Gesù nell’ultima cena presiedeva la
cena pasquale di Israele, ricordiamo che anche nelle nostre case, come nelle
case di un nuovo Israele, si è sempre usato mangiare le uova sode con le erbe
amare e l’agnello arrostito, proprio come segno di Pasqua. E’ caduta invece da
noi l’usanza del pane non lievitato o pane azimo.

Ecco ora la riflessione
Non alligabis os bovi trituranti. Non metterai la museruola al bue che trebbia.
E’ una delle tante leggi o leggine riportate nei libri di Mosè, insieme ai
divieti per la carne di maiale o per altri cibi ritenuti sconvenienti per un
buon israelita. Questa frase però ci sembra particolarmente interessante perché
contiene un grande insegnamento: non bisogna abusare degli altri uomini, di chi
lavora, e in ultima analisi anche degli animali da lavoro. Il bue che trebbia
muove faticosamente la macina per ore per liberare i grani di frumento dalla
paglia. E’ giusto non mettergli la museruola perché ogni tanto possa
approfittare di tutta quella abbondanza. L’insegnamento è quello di renderci –
anche se qualche volta è difficile – generosi e affettuosi nei confronti degli
altri uomini, in famiglia, a scuola, sul lavoro etc. etc.
Un abbraccio e buona quarta settimana di quaresima (vi ricordate che la
settimana inizia con la domenica e che quindi la domenica è il primo giorno
della settimana? Vi ricordate che la domenica inizia già il sabato pomeriggio?).
Da ultimo se qualcuno desidera su qualsiasi riflessione un chiarimento, può
sempre chiederlo via mail.
Ferruccio
Basiglio, 11 marzo 2015
NOTA
Quando                  domenica del cieco nato, 15 marzo 2015,  alle ore 17
Dove            a Milano nella Basilica di S. Ambrogio
Chi     i cantori Simmaco Aureliani di Muggiano diretti dal Prof. Gabriele Pedron
Che cosa        verranno eseguiti i vesperi solenni in canto ambrosiano e cioè la
preghiera della sera con cui la chiesa conclude la domenica. E a seguire alle
ore 18 la santa messa.
Ancora          un grazie a S.E. Monsignor Abate Vescovo che ha presieduto tutti  i
vesperi quaresimali, anche domenica 8 marzo, e a tutta la comunità della
Basilica di S. Ambrogio
un grazie al coro Antiqua Laus di Solbiate Arno diretto dal Prof. Alessandro
Riganti che ha cantato domenica 8 marzo 2015

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