RIFLESSIONE DOMENICA 20 DICEMBRE 2015

16 dicembre 2015 | 0 commenti

DOMENICA 20 DICEMBRE E NATALE 2015
Questa è la sesta e ultima domenica dell’avvento ambrosiano. In essa dai tempi
più antichi si celebra la festa della Divina Maternità di Maria. E’ la più
antica e per molti secoli l’unica festa della Madonna nel rito ambrosiano. La
chiesa d’oriente, i bizantini, celebrano questa festa il 26 dicembre giorno dopo
il Natale e la chiesa romana il primo di gennaio.
Il vangelo della domenica è l’annunciazione a Maria fatta dall’Angelo Gabriele a
Nazaret, e invito tutti a cercare su internet i più bei dipinti dei più grandi
pittori relativi a questo evento. Per me quello più commovente è l’annunciazione
dipinta dal Beato Angelico nel suo convento di Firenze.Il tema della liturgia di
oggi è l’apertura che Gesù Cristo ci da verso la vita eterna, superando il
peccato originale. Dice infatti il prefazio “quod Adam perdidit in parente,
Christo recepit in auctore” e cioè la vita eterna che l’uomo aveva perduto nel
progenitore Adamo, gli viene restituita per l’opera di Cristo. Il parallelo con
la Pasqua è presente in questa liturgia sia con il vangelo della resurrezione
che è lo stesso del giorno di Pasqua, Gesù appare a Maria Maddalena, e nella
chiusura della prima lettura tratta da profeta Isaia “perché è rossa la tua
veste? ….. nessuno del mio popolo era con me!”.
Per completare l’accenno alle letture, mi sembra importante richiamare quanto
dice San Paolo e cioè “la vostra preghiera sia di richiesta ma anche e
soprattutto di ringraziamento”. Infatti molto spesso preghiamo solo per chiedere
e quasi mai per ringraziare.
NATALE
La vigilia di Natale, è già Natale e nel tardo pomeriggio, con o senza i vesperi
vigiliari, si celebra la prima messa natalizia già con il Gloria a Dio nell’alto
dei cieli, e con il vangelo che ricorda l’annuncio del Natale fatto dall’Angelo
a San Giuseppe.
Poi, per il giorno di Natale il rito prevede la celebrazione di altre tre messe
con testi diversi: la prima a mezzanotte, la seconda all’aurora del 25 dicembre
e la terza nel corso della giornata. Così troveremo letture diverse sia nella
messa vigiliare, sia a mezzanotte che nelle messe della giornata vera e propria.
Non faccio nessun commento sul Natale perché veramente io credo che ognuno di
voi lo conosca benissimo. La celebrazione del Natale è completata dagli otto
giorni successivi che si chiamano “l’ottava di Natale”. Alcuni di questi otto
giorni sono però segnati anche da altre memorie. Il 26 di dicembre ricordiamo
Santo Stefano, il primo dei martiri. Quando ero ragazzo ho chiesto perché dopo
il Natale splendido in paramenti bianchi, si celebrava subito la festa di un
martire in paramenti rossi. Mi è stato risposto “l’orologio di Dio non si ferma
mai e continua a battere”. Il 27 dicembre che quest’anno è domenica, si celebra
invece la festa di San Giovanni Evangelista, l’autore del quarto vangelo
chiamato appunto” vangelo di Giovanni”, di tre lettere e dell’Apocalisse. E’
tradizione che dopo la Pasqua Giovanni venisse a Efeso nell’attuale Turchia con
la Madonna che gli era stata affidata da Gesù quando entrambi si trovavano ai
piedi della croce. Pensate a quello che per me è il più bel crocifisso del
mondo, che piaceva tanto a San Francesco d’Assisi e che si chiama appunto “il
crocifisso di San Damiano” con Gesù e Maria ai piedi della croce. E po,i dopo la
morte della Madonna, Giovanni sarebbe andato nell’isola di Patmos nel
Dodecanneso, dove avrebbe scritto il libro dell’Apocalisse e dove in un
antichissimo monastero si venera la sua tomba: l’unico degli apostoli che non
morì martire. Quest’anno la festa di San Giovanni Evangelista è domenica. Il 28
è la festa dei Santi Innocenti, i bambini fatti uccidere da Erode nella speranza
di uccidere anche Gesù che però nel frattempo era stato fatto fuggire in Egitto.
Infine il primo di gennaio, otto giorni dopo la nascita, si ricorda la
circoncisione di Gesù. E’ una festa di grande importanza perché ogni maschio del
popolo ebraico veniva circonciso l’ottavo giorno dopo la nascita. E Gesù che ci
libererà anche dall’antica legge della circoncisione, fu comunque sottoposto a
quel rito, chiudendo con questo l’antico testamento e dando inizio al nuovo,”la
nuova ed eterna alleanza” . La prossima volta vi scriverò per l’Epifania.
Ecco ora la riflessione
“Apparuit gratia Salvatoris nostri et vidimus gloriam Dei”. E’ apparsa la grazia
del nostro Salvatore e abbiamo visto la gloria di Dio.
Questo è in sintesi il vero messaggio del Natale che ci deve guidare anche nel
prossimo anno.
Dunque Buon Natale e Buon Anno 2016 a tutti, con vero affetto
Ferruccio
Basiglio, 16 dicembre 2015

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DOMENICA 13 DICEMBRE 2015

9 dicembre 2015 | 0 commenti

E’ la quinta domenica di avvento e con essa si conclude la parte di attesa del
Messia e il tempo penitenziale che prepara al Natale. Infatti per tutto
l’avvento, questa domenica compresa, il colore della chiesa nella liturgia è il
violaceo. Domenica prossima, la sesta di avvento, si apriranno le celebrazioni
natalizie con la festa della Maternità di Maria.
Questa è l’occasione per riassumere dunque il cammino ambrosiano dell’avvento,
iniziato con la domenica che segue alla festa di San Martino e quest’anno dunque
precisamente domenica 15 novembre. La prima domenica annuncia la distruzione di
Gerusalemme, la “fine del mondo” e il ritorno del Signore. La seconda e la terza
domenica e così anche quella di oggi che è la quinta, sono incentrate sulla
figura e sulla predicazione di Giovanni il Battista. Domenica scorsa la quarta,
abbiamo pensato all’entrata trionfale di Gesù a Gerusalemme, avvenuta
storicamente nella domenica che precede la Pasqua, la domenica delle Palme.
Riassumendo la figura e la predicazione di Giovanni il Battista mi sembra bello
usare una frase di Gesù riportata nel vangelo di Matteo al capitolo 11 “fra i
nati di donna non ve ne è alcuno più grande di Giovanni il Battista; tuttavia il
più piccolo nel Regno dei Cieli è più grande di lui”. Anche dal testo del
vangelo che prosegue ci appare evidente che Gesù vuol dire che con Giovanni il
Battista, figura grandissima e “voce che grida nel deserto e prepara le vie del
Signore”, si conclude definitivamente l’antico testamento e cioè il periodo
dell’attesa del Messia. Ora inizia il nuovo testamento che con la Pasqua aprirà
a tutti gli uomini – e non solo ai discendenti del popolo di Israele – il
paradiso e il Regno dei Cieli.
Il 16 dicembre comincia la novena di Natale; e quel giorno nella chiesa
ambrosiana è la festa dell’annuncio dell’Angelo a San Giuseppe, così come
raccontato dal vangelo di Matteo al capitolo primo. Il turbamento per la
gravidanza di Maria sua promessa sposa, viene da Giuseppe superato con un
immenso atto di fede nella parola dell’Angelo che gli dice “Maria partorirà un
figlio e tu lo chiamerai Gesù perché solo Lui salverà il mondo da tutti i
peccati”.
Ecco ora la riflessione
Eadem mensura qua mensi fueritis remetietur et vobis. Sarete misurati con la
stessa misura con cui avrete misurato gli altri.
Questo grandissimo insegnamento evangelico, che contiene una delle più
importanti caratteristiche del vangelo di Gesù Cristo, è alla base dell’Anno
Santo di misericordia che il Papa Francesco ha proclamato, Lo ha aperto a Bangui
nella Repubblica Centrafricana e oggi, festa di Maria Immacolata, in Roma alla
basilica di San Pietro. Teniamo questa riflessione davanti agli occhi e nel
cuore, come impegno almeno per tutto l’Anno Santo.
Un grande abbraccio, con affetto a tutti quelli che sopportano con pazienza la
lettura del mio messaggio settimanale.
Ferruccio
Basiglio, 8 dicembre 2015
AVVISO IMPORTANTE
Per l’Associazione Cantori Ambrosiani, o meglio per tutti coloro che si
impegnano nel vivere e nel pregare la liturgia ambrosiana e il canto ambrosiano,
giovedì 17 dicembre alle ore 16, è un giorno un po’ speciale. Infatti
l’Associazione Cantori Ambrosiani è ospite del Sindaco, della Giunta e del
Consiglio comunale di Milano, per accompagnare con molti splendidi canti
ambrosiani, il testo “Ambrogio di Milano cittadino della storia” autore e
regista Paolo Pivetti. A parte vi mando la locandina. Questo riconoscimento del
Comune di Milano, da grande forza a quei cori che stanno creando con la
riscoperta del canto ambrosiano, una nuova giovinezza nella chiesa  milanese.

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DOMENICA 6 DICEMBRE 2015

2 dicembre 2015 | 0 commenti

DOMENICA 6 DICEMBRE 2015
E’ la quarta domenica di Avvento che nel nostro rito ha come tema l’ingresso del
Messia a Gerusalemme. Presenta infatti l’entrata trionfale di Gesù, riconosciuto
come Messia nella domenica che precede la sua passione, morte e risurrezione e
che ricorderemo di nuovo e con maggiore solennità nella domenica delle Palme.
Quest’anno il racconto è preso dal vangelo di San Luca.
La festa di Sant’Ambrogio è lunedì 7 dicembre ma mi piace ricordarla per la
domenica 6 dicembre.

LA FIGURA DI SANT’ AMBROGIO
Qualche cenno alla vita di Ambrogio.
1)      Una grande  ricca e importante famiglia romana, il capofamiglia Aurelio.
Grandi ricchezze agricole in Sicilia, palazzi a Roma etc. Aurelio funzionario
dell’Impero romano era il Prefetto o Governatore di Treviri in Germania quando
gli nacquero i due maschi, Aurelio Ambrogio e Uranio Satiro. Prima, quando
viveva ancora a Roma, aveva avuto una figlia femmina Marcellina. Aurelio
Ambrogio nacque dunque a Treviri nel 340 d.C. Lì cominciò la sua formazione; poi
la famiglia tornò a Roma. La madre di Ambrogio e la sorella Marcellina divennero
cristiane e più tardi Marcellina si farà anche monaca. Nessuno dei maschi ebbe o
dimostrò di avere interessi religiosi. Certamente il padre fu battezzato sul
letto di morte, come del resto aveva fatto lo stesso imperatore Costantino.
Ambrogio completò i suoi studi a Roma con i più grandi successi, così che,
entrato nell’amministrazione imperiale, vi fece una rapida carriera dapprima a
Roma e poi a Sirmio nella ex Jugoslavia. La sua prima nomina fu Prefetto (o
Governatore) di Sirmio. Subito dopo il  370 fu promosso a Milano che era
all’epoca la capitale dell’impero di Occidente, mentre Costantinopoli lo era
dell’impero di Oriente. Nel 374 d.C. morì il vescovo di Milano in carica,
Aussenzio di Cappadocia che seguiva però l’eresia detta “ariana”. E tutta la
comunità dei cristiani di Milano era divisa fra quelli che oggi chiameremmo
cattolici  e gli ariani.

2)      Alla morte di Aussenzio, le tre chiese cristiane esistenti in città divennero
teatro di furiosi scontri fra i “cattolici” e gli ariani. Gli incontri o meglio
gli scontri avevano come oggetto la scelta del nuovo vescovo. Il Governatore
Ambrogio pensò di andare nella basilica” vecchia” (Vetus) per cercare di sedare
il tumulto: era accompagnato anche dai suoi soldati. Entrato in chiesa ottenne
il silenzio e parlò a lungo e così bene che la voce di un ragazzo gridò
“Ambrogio sia lui il vescovo”. E tutt i” cattolici” e ariani lo acclamarono
concordi. Era intorno a metà ottobre del 374: Ambrogio cercò in tutti i modi di
sottrarsi alla nomina, ma alla fine, spinto dai fedeli e anche dall’imperatore
Valentiniano, di cui era altissimo funzionario, accettò. Qui si aprì il grande
problema: Ambrogio non era neanche cristiano. Ai primi di novembre cominciò un
corso intensivo diremmo oggi di catechismo sotto la guida di Simpliciano, prete
cattolico di Milano. Nei suoi scritti Ambrogio dice: come farò a insegnare le
cose che sto appena appena imparando? Comunque il 30 di novembre Ambrogio fu
battezzato. Nei sette giorni successivi si dedicò completamente alla preghiera e
il sette dicembre fu consacrato vescovo di Milano: presiedette alla
consacrazione San Limenio vescovo di Vercelli. La festa dei Santi si celebra di
solito il giorno della loro morte, intendendola come “nascita” alla vita
spirituale. Ma siccome Ambrogio morirà la notte di Pasqua, la sua festa è stata
da sempre fissata al 7 dicembre, anniversario della sua consacrazione a Vescovo.
Ancora una nota: in quei tempi il vescovo veniva eletto dal popolo credente; ma
poi evidentemente doveva essere consacrato vescovo da un altro vescovo.
3)      Ambrogio fu vescovo di Milano dal 7 dicembre 374 alla pasqua del 397 che
quell’anno era il 4 aprile. Quindi fu consacrato vescovo a 34 anni e morì a 57
anni. Governò la chiesa di Milano per 23 anni, lasciando nella chiesa e nella
città e nella regione un’impronta così indelebile che ancora oggi ne parliamo e
che i milanesi spesso vengono indicati o si dicono essi stessi “ambrosiani”.
Non è questo il luogo per spiegare che cosa ha fatto S. Ambrogio in quei
ventitre anni: basti però pensare che fu amico e confidente di tre imperatori e
tutore di un quarto imperatore; che scrisse decine di libri. Tenne
corrispondenza con vescovi di oriente, di occidente e con il Papa di Roma, oltre
alla corrispondenza intensa con sua sorella maggiore Marcellina. Visitò tutto il
nord Italia consacrando una basilica a Firenze e un’altra a Bologna. Combattè
contro l’imperatrice ariana Giustina e contro gli usurpatori Massimo ed Eugenio.
Degli imperatori di cui abbiamo detto sopra, fu grande amico di Teodosio, anche
se una volta lo buttò fuori chiesa imponendogli una penitenza.  Noi oggi
vogliamo ricordarlo in particolare per il suo contributo alla “divina liturgia”
e al relativo canto che chiamiamo appunto “canto ambrosiano” e che è la più
antica forma di musica occidentale tutt’ora eseguita. Ambrogio si può definire
un “cantautore” perché dei suoi inni sacri fu l’autore del testo e l’autore
della musica. Per dare l’idea dell’impegno di Ambrogio, mi piace ricordare che
il suo biografo Paolino scrisse: dopo la morte di Ambrogio cinque vescovi non
riuscivano a fare quello che Ambrogio faceva da solo.
Ed ecco allora la riflessione
Ossa ipsius post mortem prophetaverunt et populo adhuc loquuntur. Le sue ossa,
anche dopo la morte parlano davanti al popolo.
Mi sembra bello applicare a Sant’Ambrogio questa antichissima frase: infatti
direi che per tutto l’anno moltissime sono le persone che passano a visitare la
sua sepoltura e si fermano a pregare. Speriamo che tutti ne traggano grande
ispirazione. Così avvenne nei primi anni del 1900 per il medico dott. Edoardo
Gemelli che – entrato come ateo e anticlericale per pura curiosità – dopo alcune
ore ne uscì convertito e divenne francescano, il grande Padre Agostino Gemelli
fondatore dell’università Cattolica.
Buona settimana a tutti.
Ferruccio
Basiglio, 2 dicembre 2015

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DOMENICA 29 NOVEMBRE 2015

26 novembre 2015 | 0 commenti

E’ la terza domenica dell’ Avvento Ambrosiano ed è chiamata la domenica delle “Profezie adempiute”. Infatti il popolo di Israele ha atteso da sempre il Messia e questa attesa è stata alimentata anche dai profeti.  Le visioni degli antichi profeti si articolano sostanzialmente su tre temi:
-       Rex gentium, il re delle genti. Sono le profezie che qualificano il Messia
come colui che eserciterà un dominio universale e che porterà non solo il popolo
ebraico, ma tutta l’umanità alla fede e alla salvezza.
-       Vir dolorum, l’uomo dei dolori. Sono le varie profezie, in particolare quelle
del profeta Isaia che vedono il Messia come l’uomo dei dolori, arrestato,
picchiato, condannato a morte per la salvezza di tutti gli uomini del mondo.
Alcune di queste profezie sulla passione, sono davvero molto impressionanti.
-       Ecce advenit, ecco sta per arrivare. Sono le ultime profezie, da Daniele che
in Babilonia, dice che il Messia arriverà dopo circa quattrocento anni; alla
profezia che dice che il Messia nascerà a Betlemme; nascerà da una vergine; è il
discendente della tribù di Giuda a cui apparteneva il re profeta e poeta Davide.
E infatti San Giuseppe viene definito dai vangeli come appartenente alla stirpe
di Davide. Nel terzo tema, consideriamo anche la profezia della predicazione di
Giovanni il Battista “voce di uno che grida nel deserto e prepara le vie del
Signore”.

IL NUOVO TESTAMENTO E IL ROSARIO
Oggi parliamo e pensiamo ai misteri della gloria.
Il primo mistero della gloria è la resurrezione di Gesù nella notte tra il
sabato e la domenica di Pasqua. Tutta l’ essenza del Cristianesimo si regge
sulla Pasqua di Gesù, Pasqua di crocifissione e Pasqua di resurrezione. Il
secondo mistero della gloria è l’ Ascensione del Signore. Gesù risorto a nuova
vita appare molto frequentemente agli apostoli per i quaranta giorni successivi
alla Pasqua. Dopodichè si dice che sale al cielo. Questo vuol dire che egli non
si manifesta più visibilmente ma soltanto nel mistero dei sacramenti e
soprattutto della messa. Il terzo mistero ricorda la Pentecoste che si celebra
nove giorni dopo l’ Ascensione. Gesù aveva raccomandato ai suoi di rimanere a
Gerusalemme finchè non avessero ricevuto lo Spirito Santo. Ed essi guidati da
Maria, la madre di Gesù e da tutti gli apostoli, pregano ogni giorno in attesa
dello Spirito Santo. Egli viene appunto nel giorno di Pentecoste (50 giorni dopo
la Pasqua) e cambia la loro vita, rendendoli missionari e cioè annunciatori
della Pasqua di Gesù a tutto il mondo. Il quarto mistero ricorda l’ Assunzione
della Madonna. Lei era senza il peccato originale e quindi il suo corpo fisico
non è andato in corruzione ma è passato direttamente alla vita spirituale. Il
quinto e ultimo mistero glorioso che chiude la quarta corona e quindi tutto il
Rosario è la contemplazione del paradiso: La gloria della Madonna ,degli Angeli
e dei Santi. La Madonna, come dice Dante “Vergine madre, figlia del tuo Figlio”;
tutti i santi anche sconosciuti e gli angeli; tutti appunto nella gloria e nella
luce del paradiso.
Ecco ora la riflessione:
Omnibus omnia factus sum ut omnes facerem salvos. Mi sono fatto tutto a tutti
per salvare  tutti.
E’ una frase del capitolo 9 della prima lettera di San Paolo ai cristiani di
Corinto. Paolo insegna che se credi veramente che Dio ha resuscitato Gesù dai
morti e con la tua voce dichiari che Gesù è il Signore sarai salvato. Questo ci
richiama al nostro impegno di fede e al nostro impegno “missionario”. Dobbiamo
essere capaci di farci tutto a tutti. L’ esempio del’l apostolo è “con gli Ebrei
mi sono fatto Ebreo, con i pagani mi sono fatto pagano, con chi è senza legge mi
sono fatto senza legge, con chi crede nella legge antica mi sono fatto come lui
etc.”.Proviamo a pensarci su e non aver paura di annunciare la nostra fede. Noi
siamo cristiani e cattolici e come dice la preghiera eucaristica, dobbiamo
“annunciare la tua morte o Signore, proclamare la tua risurrezione, nell’attesa
della tua venuta”.
Oggi comincia anche l’avvento per il rito romano.
Buona Domenica e Buona settimana a tutti.
Ferruccio
Basiglio, 25 novembre 2015, festa di Santa Caterina di Alessandria d’Egitto,
discepola di San Paolo, filosofa e martire. Il suo corpo è nello splendido
monastero greco-ortodosso del monte Sinai.

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DOMENICA 22 NOVEMBRE 2015

19 novembre 2015 | 0 commenti

E’ la seconda domenica dell’ Avvento Ambrosiano e sottolinea in particolare la
chiamata di tutti e non solo degli Ebrei al regno di Dio e quindi alla nuova
fede. Sono particolarmente espressive le tre letture (anno C) Nella prima
lettura (Isaia 19,18-24) il profeta annuncia che in un giorno futuro ci saranno
altari dedicati al Signore in tutta la terra d’ Egitto, in Assiria e dovunqu .
Nella seconda lettura, Paolo, scrivendo ai cristiani di Efeso dice “ A me è
stata concessa la grazia di annunciare a tutte le genti l’ immensa ricchezza di
Cristo”. E oggi l’ occasione di sottolineare che la seconda lettura di ogni
domenica è presa da una delle lettere di San Paolo o dalla lettera agli Ebrei a
lui comunque attribuita. Per chi lo avesse dimenticato, Paolo, che allora si
chiamava Saulo, era nato e cresciuto a Tarso, nell’attuale Turchia. La sua
famiglia era ebraica, ed aveva però la cittadinanza romana. Saulo andò poi a
Gerusalemme dove frequentò tutte le scuole teologiche del Tempio. Quando si
incominciò a parlare di cristiani, Saulo li vide come una grave eresia ebraica e
cercò di perseguitarli in tutti i modi. Il libro degli Atti degli apostoli
ricorda che Saulo assisteva alla lapidazione di Santo Stefano, il primo dei
martiri. Poi partì per Damasco per andare ad arrestare tutti i cristiani del
luogo. Ma durante la strada cadde da cavallo e divenne cieco ( fra tutti i
quadri forse il più bello è quello di Caravaggio). Gesù gli comparve lo riempì
di luce e Saulo, cambiato il nome in Paolo, andò a Damasco dove fu battezzato
recuperò la vista, e fu  accolto fra i cristiani. Divenne così il più grande
maestro e annunciatore di Cristo, dedicandosi specificamente all’ annuncio della
Pasqua di Gesù fra i non ebrei, e per questo viene chiamato “l’apostolo delle
genti”.
Infine il vangelo di oggi è l’ inizio del vangelo di San Marco.In esso Giovanni
il Battista, sulle rive del fiume Giordano, annuncia a tutti che Io vi ho
battezzato con l’acqua, ma dopo di me viene colui che è prima di me e più forte
di me. Egli vi battezzerà nello Spirito Santo. Tutto l’ Avvento in realtà ci
richiama all’ impegno di  annunciare il Signore, questo  vuole anche dire non
avere vergogna di Gesù davanti agli altri, né atei nè islamici nè buddisti nè
altro: c’è libertà per tutti, e per me c’è la libertà di dire e di professare
che io sono cristiano e cattolico. E il mio pieno rispetto va al popolo di
Israele , cioè a quelli che San Giovanni Paolo II ci ha abituati a chiamare “ I
nostri fratelli maggiori”.

IL NUOVO TESTAMENTO E IL ROSARIO
Oggi parliamo e pensiamo ai misteri del dolore
Il primo mistero del dolore presenta l’agonia di Gesù nel Getsemani. E’ l’ orto
degli ulivi di fronte a Gerusalemme, dove Gesù amava spesso andare con i suoi
discepoli. Nella notte in cui fu tradito prega e soffre terribilmente,
accettando infine liberamente la sofferenza e la morte per aprire un mondo
nuovo a tutti gli uomini. Il secondo mistero del dolore presenta Gesù
flagellato. Le sofferenze di Gesù proseguono con la flagellazione da parte dei
romani, dopo che il popolo aveva rifiutato di liberarlo, nonostante l’ invito di
Ponzio Pilato. Il terzo mistero del dolore è Gesù con la corona di spine . E’
“L’ Ecce Homo” ecco l’ uomo; è il tema di tantissime meravigliose pitture che in
tutti i secoli hanno sintetizzato in questa scena  la passione di Gesù. Il
quarto mistero del dolore presenta Gesù che sale al calvario, che porta la croce
(aiutato da Simone di Cirene chiamato dai soldati perché lui era distrutto e non
c’è la faceva più) e viene inchiodato alla croce. Il quinto mistero del dolore
ci presenta Gesù crocifisso. Egli perdona il malfattore pentito (“Il buon
ladrone”) ci affida con l ‘ apostolo Giovanni a sua madre Maria e muore in
croce. Verrà poi deposto nelle braccia di sua madre(ricordate “la pietà” di
Michelangelo) e sulla pietra dell’ unzione. Questa pietra è tanto commovente
anche oggi e si trova  all’ interno della Basilica del Santo Sepolcro,  che più
correttamente gli antichi chiamavano la Basilica Anastasis e cioè basilica della
resurrezione. Poi il corpo di Gesù verrà collocato nella tomba nuova del suo
amico Giuseppe di Arimatea.

Ecco ora la riflessione
Universi qui te expectant non confundentur- Tutti quelli che ti aspettano non
saranno confusi-, o meglio con una traduzione non letterale “Tutti quelli che
hanno fiducia in te o Signore saranno protetti e salvati”

E,’ come spesso, la frase di un salmo, in questo caso del salmo 24. E’ scritta
ed è pregata apposta per i momenti in cui manchiamo di fede e di speranza. Può
essere una buona meditazione nella settimana.
Buona settimana , un abbraccio

Ferruccio
Basiglio, 18 novembre 2015

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DOMENICA 15 NOVEMBRE 2015

11 novembre 2015 | 0 commenti

DOMENICA 15 NOVEMBRE 2015
E’ la prima domenica dell’ Avvento Ambrosiano che  dura sei settimane in
preparazione al Natale.
L’ Avvento Romano usato in tutta la Chiesa Occidentale dura invece solo quattro
settimane. Il Vangelo, quest’ anno di Luca (cap.21,5-28) contiene, come negli
altri anni i testi di Matteo e di Marco, l’annuncio della distruzione di
Gerusalemme e della fine del mondo. Sono discorsi che Gesù fa agli apostoli
pochi giorni prima di essere arrestato e crocifisso.
“Non resterà pietra su pietra”. Come tutti sappiamo l’esercito Romano nel 70
d.C. distrusse completamente Gerusalemme. Di tutta la città e di tutto il
Tempio, rimase in piedi solo il muro occidentale che noi oggi chiamiamo con il
popolo di Israele il “muro del pianto”. La città cambiò anche nome da
Gerusalemme in Elia Capitolina con riferimento al sole “Elios”. Solo dopo due
secoli e mezzo, Sant’ Elena, madre dell’imperatore Costantino, iniziò la
riscoperta dell’ antica Gerusalemme facendo moltissimi scavi.
Poi nel discorso di Gesù  c’è la profezia del martirio di tanti cristiani  “Chi
vi ucciderà crederà di rendere onore a Dio: sarete odiati a causa del mio nome.
”Infine Gesù annuncia il suo ritorno, quello che noi a torto o a ragione
chiamiamo “La fine del mondo”. Nei primi tempi del Cristianesimo, molti
credevano che il Signore sarebbe tornato dopo pochi anni. Invece già San Paolo
apostolo scrivendo la seconda lettera ai cristiani di Tessalonica (Salonicco)
diceva “Fratelli vi preghiamo non spaventatevi di fronte a chiunque dica,
predichi o scriva – attribuendo a me le parole – che il giorno del Signore sia
vicino “Quasi instet dies Domini”. In realtà il vero ritorno del Signore per
ognuno di noi corrisponde alla morte del corpo fisico e alla nascita alla vita
spirituale: così infatti preghiamo “mite e gioioso ci appaia il volto di Gesù
Cristo”.
IL NUOVO TESTAMENTO E IL ROSARIO
Oggi parliamo e pensiamo ai misteri della luce.
Il primo mistero della luce è il Battesimo nel fiume Giordano (festa la prima
domenica dopo l’ Epifania). Gesù va a farsi battezzare con il battesimo di
penitenza che veniva praticato da Giovanni il Battista. E Dio Padre proclama con
una voce di tuono “Questi è mio figlio nel quale ho posto la mia gioia”. E lo
Spirito Santo venne in forma di colomba. Il secondo mistero sono le nozze di
Cana (festa la seconda domenica dopo l’Epifania). Quasi all’ inizio della sua
vita pubblica, nel villaggio di Cana, Gesù compie il suo primo segno miracoloso
durante una festa nuziale. Glielo chiede sua madre Maria “Gesù figlio mio , non
c’è più vino!” e Gesù trasforma l’acqua in vino perché sia piena di gioia la
festa di quel matrimonio. Questo miracolo rappresenta, nel rosario, tutti gli
altri miracoli che Gesù compirà durante la sua vita pubblica. Il terzo mistero
ci presenta l’ annuncio del regno di Dio. Nei vangeli Gesù predica continuamente
l’annuncio del regno di Dio,  a volte con parabole e a volte più esplicitamente.
Il regno di Dio deve venire nei nostri cuori, poi è annunciato ai figli di
Israele e infine è aperto e destinato a tutti gli uomini di tutte le nazioni. Il
quarto mistero ricorda la trasfigurazione (festa 6 Agosto). Gesù di fronte a tre
Apostoli, Pietro ,Giacomo e Giovanni sulla cima di un monte si trasforma  (in
greco questa festa è chiamata Metamorfosi), diviene una figura di luce e
compaiono di fianco a lui Mosè e il profeta Elia. Dopo tanti annunci della sua
passione e della sua morte, fatti agli apostoli, questo episodio prefigura per
loro  la futura resurrezione pasquale. Il quinto mistero della luce presenta l’
ultima cena di Gesù  (il giovedì Santo). Gesù celebra con i suoi Apostoli la
cena Pasquale ebraica. E durante questa cena spezza il pane e distribuisce il
vino dicendo “Questo è il mio corpo e questo è il mio sangue” e con questo
istituisce l’Eucarestia. Poi dicendo “fate questo in memoria di me” istituisce
il sacerdozio confermando la sua presenza  nella celebrazione di ogni Messa.
Ecco ora la riflessione:
Deus manifeste veniet, Deus noster et non tardabit. Dio verrà e si manifesterà;
il nostro Dio certamente non tarderà.
E’ una riflessione tratta da un salmo, è particolarmente usata nel’avvento, ed è
applicabile a ogni nostra quotidianità. Sarebbe bello se ogni mattina
cominciassimo la nuova giornata ricordando che Dio sarà presente con noi. Quando
ero giovane all’oratorio si pregava dicendo “ricordiamoci che siamo alla
presenza di Dio”.
E così inizia il cammino del nuovo anno liturgico che si concluderà come sempre
nel novembre del 2016. E’ questo quindi il giorno in cui noi cristiani
ambrosiani dovremmo augurarci buon anno!
Auguri e abbracci a tutti. Ferruccio
Basiglio, 11 novembe 2015, festa di San Martino vescovo di Tours.
NOTA – Ormai da tempo è attiva la pagina di Facebook, “Cantori
Ambrosiani”visitatela  e se volete cliccate mi piace.

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DOMENICA 8 NOVEMBRE 2015 Festa di Cristo Re

4 novembre 2015 | 0 commenti

Oggi è la festa di Gesù Cristo Re universale detta più semplicemente “Cristo Re”
istituita nel 1925 da Papa Pio XI. Egli si chiamava Achille Ratti, era di Desio
in provincia di Milano, fu dottore e prefetto della Biblioteca Ambrosiana e poi
della Vaticana. Fu consacrato Vescovo e in rappresentanza del Papa andò a
Varsavia, Vienna e Berlino. Benedetto XV nel 1921, morto il beato Cardinale
Ferrari, lo nominò Cardinale Arcivescovo di Milano e pochi mesi dopo, alla morte
di Benedetto XV, il Cardinale Ratti fu eletto Papa. E’ una figura di grandissima
importanza, purtroppo poco ricordata e poco studiata: magari una volta ne
parleremo più a fondo. Per oggi basta ricordare che il Papa giustamente era un
feroce oppositore sia del comunismo che del nazismo ; e contro questi errori
istituì per l’ appunto la festa di Cristo Re per realizzare in concreto la
raccomandazione dell’ apostolo Paolo “ Nel nome di Gesù ogni ginocchio si pieghi
nei cieli sulla terra e sottoterra e ogni lingua proclami che Gesù Cristo è il
Signore”. Questa festa quindi non ha e non vuole avere niente di trionfalistico
ma vuole riaffermare, contro i gravi errori di allora (e anche contro gli
estremismi di oggi che spesso uccidono  e perseguitano soprattutto i cristiani)
che Gesù Cristo è la vera fonte della libertà dell’ uomo. Durante la Passione,
Gesù, portato avanti a Pilato che gli chiedeva “Dunque tu sei Re?” rispose “ Si
io sono Re ma il mio regno non è  di questo mondo ….. il mio regno rende
testimonianza alla verità e chiunque professa la verità ascolta la mia voce”.

IL NUOVO TESTAMENTO E IL ROSARIO
Oggi pensiamo ai misteri della gioia: il primo, l’annuncio dell’ Angelo a Maria
Vergine a Nazaret ci presenta il vero inizio del Nuovo Testamento, la Nuova
Alleanza e quindi la Redenzione. Il si della Madonna rende possibile la nascita
del Messia. Questa festa si celebra due volte nell’anno: la prima celebrazione e
la più antica è nella domenica che precede il Natale (VI domenica di avvento);
la seconda più recente è il 25 marzo, festa dell’annuncio a Maria. Secondo
mistero è la visita di Maria incinta di Gesù a sua cugina Elisabetta incinta di
Giovanni il Battista. E’ una scena molto commovente e contiene il cantico del
“Magnificat” e cioè “l’ anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta
in Dio mio salvatore”. Mi ricordo a catechismo, chiedendo ai ragazzi quale
preghiera ha composto la Madonna, tutti rispondevano “ L’ Ave Maria” e ogni
volta bisognava spiegare che l’unica preghiera composta da Maria era appunto il
Magnificat. Mentre Ave Maria vuol dire semplicemente “ti saluto o Maria” ed è
detta dall’Angelo quando si reca a Nazaret dalla Madonna. La festa di questo
mistero è il 31 di maggio, e il luogo è probabilmente Ain Karim.  Il terzo
mistero è la nascita di Gesù nella grotta di Betlemme. E’ la festa del Natale,
che sempre ci riempie di commozione. Ancora più grande è la commozione se,
visitando Israele, entri nella Basilica di Betlemme e scendi alla cripta dove
una stella sul pavimento dice “Qui dalla vergine Maria è nato Gesù Cristo”. Il
quarto mistero ricorda la presentazione di Gesù al tempio, secondo la legge di
Mosè, quaranta giorni dopo la nascita. Questo evento viene festeggiato ogni anno
il 2 Febbraio. Ma a me piace accomunare a questo evento la circoncisione di Gesù
secondo il patto di Abramo con Dio, (Festa il primo gennaio) e l’ adorazione dei
Re Magi venuti dall’ Oriente, che è la festa dell’ Epifania il 6 Gennaio. Infine
il quinto mistero, l’ultimo della Corona della gioia , presenta la Sacra
famiglia di Nazaret, Maria, Giuseppe e Gesù. Gesù visse con loro una vita
normalissima fino al compimento dei trent’ anni, prima studiando poi lavorando.
Ma anche qui mi piace vedere una prospettiva più ampia: la Sacra Famiglia che
fugge in Egitto per salvare il bambino dai soldati di Erode; che rimane in
Egitto qualche anno e ritorna a Gerusalemme  dopo la morte di Erode. Poi si
trasferisce a Nazaret. Gesù a dodici anni in visita al tempio di Gerusalemme con
parenti e amici, dimentica la famiglia e rimane nel Tempio a discutere con
grande profondità con i sapienti maestri di Israele, creando tanta angoscia in
Maria e Giuseppe. E a conclusione di questo mistero, le bellissime parole di San
Luca Evangelista, applicate a Gesù ma che sono l’augurio per ognuno dei nostri
figli  “Egli cresceva in sapienza, in età e in grazia davanti a Dio e agli
uomini”. La festa è l’ultima domenica di gennaio.
Ecco ora la riflessione:
E accoglierò la vita come un dono, e avrò il coraggio di morire anch’io; e
incontro a Te verrò col mio fratello che non si sente amato da nessuno.
E’ la conclusione del canto di Mons. Sequeri il cui inizio abbiamo proposto
settimana scorsa. Dovrebbe farci riflettere sul coraggio sostenuto dalla fede e
sulla carità che è l’altro nome dell’amore.
Buona conclusione dell’anno liturgico: domenica prossima cominciamo il cammino
di Avvento con il nuovo anno.
Ferruccio
Basiglio, 4 novembre 2015

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DOMENICA 1 NOVEMBRE 2015

27 ottobre 2015 | 0 commenti

La festa dei Santi e la memoria dei morti 1 e 2 novembre
Il cristiano non deve avere paura della morte. Per questo, per esempio, la
chiesa d’oriente in ogni messa prega per due o tre volte dicendo: “concedici o
Signore la grazia di una morte cristiana, serena, senza dolore e senza rimorso e
nella pace”. Invece la liturgia dell’occidente ci dice di raccomandare a Dio
l’anima di chi si avvia alla morte con alcune splendide parole; ne cito
pochissimi brani “parti, anima cristiana, da questo mondo….. e la tua dimora sia
sempre nella pace con tutti gli angeli e i santi…..mite e festoso ti appaia il
volto di Cristo che ti accoglie”. D’altro lato la nostra visione dice che
talmente grande è la misericordia di Dio che per tutti c’è salvezza:  ricordiamo
Gesù in croce che perdona il malfattore pentito pure crocifisso “oggi sarai con
me in paradiso”. Poi mi piace ricordare il libro dell’apocalisse di san Giovanni
apostolo, l’ultimo libro del nuovo testamento e quindi l’ultimo libro della
Bibbia (cap. 7 e 9 passim, che per chi non lo sa vuol dire qua e là). Dice il
libro “ecco io ho visto una moltitudine immensa che nessuno poteva contare, di
ogni nazione, tribù, popolo e lingua”. Queste riflessioni sono adatte per capire
cosa vogliono dire le due giornate con cui si apre il mese di novembre: il 1
novembre festa di tutti i santi sconosciuti. In essi sono compresi  anche i
nostri cari defunti che hanno compiuto il cammino di purificazione. Il 2
novembre è invece la memoria di tutti coloro che sono morti, ai quali auguriamo
di proseguire il cammino per arrivare presto alla luce eterna. Ricordiamoci che
Dio è luce e che quindi quando parliamo di luce eterna vogliamo fare l’ augurio
che  tutti i morti e anche i nostri morti raggiungano la pienezza della luce di
Dio.
Il nuovo testamento
Come già detto per quasi tutto l’ anno 2015,  abbiamo cercato di riassumere e di
spiegare in modo molto semplice i primi cinque libri della Bibbia, la legge di
Mosè , che per il popolo di Israele sono appunto la parte più sacra della Bibbia
e che in ogni Sinagoga vengono conservati con grande onore in un “Armadio
Tabernacolo”. Tutto il resto della Bibbia lo affronteremo magari più avanti e
certamente molto più in sintesi, perché facile da capire anche leggendolo nel
testo originale.
Per impostare una specie di ripasso del Nuovo Testamento vorrei partire dal
Rosario. Dopo la riforma di Papa San Giovanni Paolo II il Rosario è diviso in
quattro “corone “ delle quali ognuna comprende cinque “misteri “. Misteri vuol
dire anche eventi e momenti particolarmente significativi della vita di Gesù e
di Maria. Le quattro corone sono: la prima che si riferisce ai misteri della
gioia, la seconda che si definisce misteri della luce, la terza che si riferisce
ai  misteri del dolore e la quarta, i misteri della gloria. Ogni domenica
cercheremo di spiegarne una parte. Per oggi ci basti ricordare che il Rosario si
dice per ognuna delle” cinque decine” (dalle quali è formata la corona di legno
o di metallo o di plastica o di vetro, che possiamo anche tenere in mano). Per
ogni “decina” si inizia con un Padre Nostro; si prega per dieci volte l’ Ave
Maria e si conclude  con il Gloria al Padre.
Ecco ora la riflessione:
E imparerò a guardare tutto il mondo con gli occhi trasparenti di un bambino, e
insegnerò a chiamarti Padre Nostro ad ogni figlio che diventa uomo.
Sono parole bellissime di Monsignor Pierangelo Sequeri che oltre a essere un
grandissimo teologo è anche un poeta. Forse davvero dobbiamo pregare per
imparare a guardare il mondo in modo diverso, e non dobbiamo dimenticare la
bellezza di trasmettere la fede ai figli.
Abbracci, Ferruccio
Basiglio, 27 ottobre 2015
NOTE:
1)      Domenica 1 novembre tutti i cori prestano servizio solenne nelle proprie
comunità. Segnalo a Mirasole alle ore 10,15 una solenne processione nel chiostro
con il canto delle litanie dei Santi e poi la messa in canto votiva della festa
di tutti i Santi.
2)      Lunedì 2 novembre, giorno dei morti a Pozzo d’Adda nella parrocchia di
Sant’Antonio Abate alle 20,30 ci sarà una celebrazione solenne, evidentemente in
rito attuale, accompagnata però da tutti gli antichi canti latini per i defunti.
Se qualcuno vuol venire, sarebbe un’esperienza da non perdere.
3)      Il 4 novembre è la festa di San Carlo Borromeo cardinale arcivescovo di
Milano. E’ nato ad Arona nel 1538. Lo zio Papa lo nominò cardinale a 22 anni e
poi arcivescovo di Milano a 25 anni. Morirà il 3 novembre del 1584, a soli 46
anni. Fu in assoluto la più grande figura del suo secolo a dispetto del
“nepotismo” che lo aveva chiamato al cardinalato. E con lui nella chiesa il
nepotismo cessò definitivamente. La sua storia la racconteremo un’altra volta e
intanto auguri a tutti quelli che ne portano il nome.

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DOMENICA 25 OTTOBRE 2015

21 ottobre 2015 | 0 commenti

E’ la prima domenica dopo la dedicazione del Duomo: ce ne saranno ancora due di
cui  la prima quest’anno è il  1 novembre, nella quale celebreremo
tradizionalmente la festa di tutti i Santi. La seconda è l’8 novembre, ed è
l’ultima domenica dell’anno liturgico e cioè la festa di Cristo Re istituita da
Papa Pio XI.
La domenica di oggi presenta la chiamata di tutti gli uomini alla salvezza: una
volta la chiamavamo “la giornata missionaria mondiale”. In tutte le parrocchie
se possibile veniva un missionario e si organizzavano fiere e altre iniziative
per raccogliere fondi. Anche adesso è la domenica del mandato missionario.
Pensiamo con un po’ di attenzione alla concatenazione della domenica precedente
con questa. Domenica scorsa abbiamo in realtà celebrato la comunità locale,
facendo riferimento alla nostra cattedrale. Questa domenica dimostra che il
cristiano non può limitarsi alla propria chiesa, ma deve annunciare la
risurrezione del Signore a tutto il mondo, superando l’antica impostazione di
Israele che riteneva che Dio si rivelasse soltanto al popolo eletto, il popolo
ebraico. Così la prima lettura (Atti degli apostoli 8,26-39) presenta il diacono
Filippo che in viaggio incontra un ministro della regina di Etiopia che
ritornava a casa dopo aver pregato a Gerusalemme. Già allora in Etiopia c’era
una rilevante comunità ebraica risalente probabilmente alla regina di Saba e a
Salomone. Così dopo una lunga conversazione l’etiope chiede il battesimo e
Filippo glielo amministra. La lettera di San Paolo a Timoteo (2, 1-5) ribadisce
che Dio vuole che tutti gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza
della verità. Infine del vangelo secondo Marco si legge la conclusione
(16,14-20): in essa Gesù dice agli apostoli andate in tutto il mondo e
proclamate il vangelo a ogni creatura. Allora gli apostoli partirono e
predicarono il nuovo annuncio (appunto il vangelo) dappertutto, mentre il
Signore agiva insieme con loro.
Antico Testamento
Mi piace ricordare ancora due episodi , quello dei serpenti velenosi e quello di
Balaam. Vennero contro il popolo di Israele  serpenti velenosi, e molti
israeliti ne morirono; pregarono il  Signore perché venissero allontanati i
serpenti. Dio disse a Mosè di fare un serpente di metallo e fissarlo in cima a
una pertica : chi sarà morso da un serpente e guarderà quello di metallo salverà
la propria vita .Gesù stesso si riferisce a questo episodio prevedendo la
propria Crocefissione “ Quando sarà innalzato da terra , attirerò tutti a me”.
Anni dopo un re confinante, volendo mandare una grande maledizione contro il
popolo di Israele , si rivolse a  un grande indovino dell’ epoca, Balaam , che
si definisce “ l’ uomo dello sguardo penetrante , che contempla le visioni che
vengono da Dio”.  Balaam si rifiutò di maledire e disse invece “ O Israele ,sia
benedetto chi ti benedice e maledetto chi ti maledice. Io vedo quello che
accadrà in un lontano futuro , comparirà un astro fra i discendenti di Giacobbe,
nascerà un sovrano in mezzo al popolo di Israele”. Secondo i Santi Padri questa
è una profezia dell’ uomo Dio, Gesù di Nazaret. Poi Mosè con il popolo arrivò ai
confini della terra promessa, di fronte  a Gerico . Dio disse a Mosè questa è la
terra promessa : io te la faccio vedere con i tuoi occhi ma tu non vi entrerai.
Mosè nominò suo successore Giosuè e morì serenamente ( “la sua vista era ancora
molto buona ed  egli era ancora nel pieno del suo vigore”). La morte di Mosè
avvenne sul Monte Nebo e la sua tomba non fu mai trovata.  Abbiamo ripercorso i
primi cinque libri della Bibbia detti la “TORAH”o “ La legge di Mosè”. Essi
sono la Genesi (le origini) , che abbiamo seguito con un certo approfondimento ;
l’ Esodo e il Deuteronomio ( L’ uscita e la seconda legge) che raccontano
della Pasqua e dei  quarant’ anni del popolo di Israele nel deserto ; il libro
del Levitico che contiene tutte le istruzioni per il sacerdozio ebraico ; e il
libro dei Numeri che è una specie di censimento fatto per ogni tribù di Israele.
In pratica abbiamo impiegato quasi un anno per fare un breve riassunto di
questi libro e per suggerirne delle interpretazioni. Adesso per un bel po’
lasciamo la storia dell’antico Israele. Ci concentreremo su altri e più facili
argomenti.
Ecco ora la riflessione
Domus mea domus orationis vocabitur. La mia casa sarà chiamata casa di
preghiera.
Questo pensiero ci deve far riflettere sull’importanza quando si è in chiesa, di
pregare, o di ascoltare in silenzio la presenza di Dio. La vita di molti è
cambiata proprio così. Valga l’esempio di uno per tutti: nei primi anni del 1900
il medico dott. Edoardo Gemelli, ateo e violentemente anticlericale, la mattina
di un giovedì santo si sentì attratto irresistibilmente dalla basilica di S.
Ambrogio. Vi entrò e vi rimase in silenzio tutto il giorno. Uscì così
trasformato che cambiò vita e si fece frate. E’ lui il francescano Padre
Agostino Gemelli fondatore dell’Università Cattolica.
Buona settimana.
Ferruccio
Basiglio, 21 ottobre 2015

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DOMENICA 18 OTTOBRE 2015

15 ottobre 2015 | 0 commenti

E’ la festa della “dedicazione” o, in linguaggio più moderno, della
“consacrazione” del Duomo. Israele aveva a Gerusalemme il suo tempio, più volte
consacrato, distrutto, ricostruito e di nuovo consacrato. E la festa del ricordo
annuale della consacrazione è fra ottobre e novembre. Infatti uno dei vangeli di
questa domenica dice che Gesù era a Gerusalemme per celebrare la festa della
dedicazione del tempio ed era inverno. Dunque anche la chiesa di Gesù Cristo, la
nuova Israele, appena finite le persecuzioni, cominciò a edificare le proprie
basiliche e a consacrarle solennemente. Quando Ambrogio giunse a Milano, trovò
tre basiliche e altre quattro ne costruì. Secondo la tradizione liturgica la
cattedrale di allora è quella che Ambrogio chiama la basilica “Nova major
intramurana” e cioè “nuova maggiore all’interno delle mura”, che si trova sotto
al Duomo attuale. Un giorno parleremo di tutte queste basiliche. La cattedrale
di Milano fu distrutta dai Goti di Uraia e dagli Unni di Attila. Fu ricostruita
e consacrata da S. Eusebio vescovo di Milano la terza domenica di ottobre del
453 d.C. Sempre in quella data, ma nell’anno 836 d.C., fu consacrata la nuova
cattedrale di Santa Maria Maggiore. Con lo scarso rispetto per l’antichità che
talvolta allora si manifestava, nel 1386 d.C. furono distrutte le vecchie
cattedrali di Milano e si diede inizio alla costruzione del nuovo Duomo. Nel
1418 il Papa Martino V ne consacrò l’altare; nel 1577 San Carlo Borromeo
consacrò l’intero Duomo e nel 1986 l’arcivescovo Carlo Maria Martini consacrò il
nuovo altare maggiore, il tutto sempre alla terza domenica di ottobre che si
confermò come la festa della chiesa madre di tutti gli ambrosiani.
Antico testamento
Il Monte Sinai, o Monte Oreb, è tradizionalmente noto anche per il grande
monastero greco ortodosso che vi si trova fin dall’ epoca dell’ imperatore
Giustiniano. Di solito chi va a Sharm El Sheik riesce facilmente a visitarlo.
Mosè, lasciando il popolo accampato alla base del monte, salì sulla vetta,
digiunò per quaranta giorni e ricevette da Dio i dieci comandamenti incisi su
due tavole di pietra. Quando scese dal monte con le tavole, Mosè trovò che gli
israeliti avevano rotto l’ alleanza con Dio, si erano costruiti la statua di un
vitello d’oro (il bue sacro della religione dell’ antico Egitto) e la
adoravano. Mosè pieno di collera spezzò le tavole con i dieci comandamenti e
ridusse in polvere il vitello d’ oro. Poi chiese a Dio di perdonare questo suo
popolo; il Signore perdonò il popolo e diede a Mosè altre due tavole di pietra
come quelle che aveva spezzato e sulle quali scrisse di nuovo i dieci
comandamenti. Mosè concluse “ Signore , tu mi hai dato la tua fiducia, ti prego
perciò di camminare in mezzo a noi. Noi siamo gente dalla testa dura, ma tu
perdona le nostre disubbidienze e prendici come tuoi”. Mosè scese dal monte con
le nuove tavole della legge, e il popolo pregò. Questa è l’ antica alleanza di
Dio con il suo popolo; la nuova alleanza è la Pasqua di Gesù. Mi piace riportare
la formula di benedizione, presa dal libro dei Numeri “ Il Signore ti benedica
e vegli su di te; il Signore ti sorrida con affetto e ti conceda i suoi doni; il
Signore posi su di te il suo sguardo e ti dia pace e felicità”. Dal contenuto
dei Libri Sacri, comprendiamo chiaramente che Dio non voleva che entrassero
nella terra promessa (l’attuale Israele) quegli israeliti che erano nati e
vissuti in Egitto, ma soltanto un popolo nuovo fatto dai nati nel deserto. Così
un viaggio che non dura più di un mese anche con i mezzi di allora, durò
quarant’ anni. Ecco le parole “Ho sentito gli israeliti lamentarsi
continuamente; voi morirete in questo deserto, mentre i vostri figli entreranno
nella terra promessa”. Del resto anche Mosè non entrerà nella terra promessa: la
vedrà da lontano e morirà serenamente sul monte Nebo che si trova di fronte a
Gerico, ma al di là del Giordano. Nel corso del cammino Mosè profetizzò che
sarebbe venuto un‘altro uomo come lui che avrebbe parlato direttamente con Dio:
anche questa è una profezia messianica.

Ecco ora la riflessione
“Beati qui non videntes, crediderunt” Beati quelli che senza aver visto, hanno
creduto.
Come sappiamo ogni domenica è Pasqua e la messa del sabato pomeriggio che apre
la domenica, inizia con il “vangelo della risurrezione”. Questa domenica il
vangelo della risurrezione ricorda (Giovanni 20,24-29) l’apparizione a San
Tommaso che non aveva creduto. Ecco dunque la benedizione che, dopo aver
rimproverato Tommaso, Gesù da a tutti gli uomini, noi compresi, che senza aver
visto hanno creduto nel Signore risorto.
Buona festa e cari saluti a tutti.
Basiglio, 14 ottobre 2015
NOTA: Mi fa piacere ricordare che uno dei nostri cori in rete, Aurora Totus,
celebra solennemente la dedicazione del Duomo di Milano, sabato 17 ottobre alle
ore 18 nella chiesa di San Bovio, frazione di Peschiera Borromeo; e domenica 18
ottobre alle ore 10,15 all’Abbazia di Mirasole, Opera strada del Mirasole, 1.
UN RICORDO
Il 9 di ottobre 2015 è mancato Fratel Costanzo Maria dei Canonici Regolari
Agostiniani Premostratensi. Era un uomo e un prete eccezionale e aveva solo 50
anni. Molti di voi probabilmente lo ricordano durante qualche incontro a
Mirasole. Per me un ricordo bellissimo è la domenica in cui nel chiostro è stato
impiantato un antico ulivo, e fu Fratel Costanzo a benedirlo e a incensarlo. Ci
protegga.

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