DOMENICA 24 APRILE 2016

22 aprile 2016 | 0 commenti

E’ quinta domenica di Pasqua (quarta dopo Pasqua) e continua la lettura, presa
dal vangelo di Giovanni, del discorso di Gesù agli apostoli nell’ultima cena: i
temi sono, come abbiamo già visto in queste domeniche, Dio è luce, Dio è amore,
Dio è perdono. E noi siamo chiamati a percorrere la stessa via, Accettando il
suo insegnamento e diventando a nostra volta luce, amore e perdono.
Ma subito dopo Pasqua ci eravamo posti il programma di esaminare alcuni aspetti
della risurrezione di Gesù. Così il 10 di aprile ci siamo fatti guidare dagli
atti degli apostoli e dalla lettera di Paolo ai Corinti (capitolo 15) per
meditare sul mistero e sul miracolo della risurrezione del Signore. Domenica 17
aprile abbiamo avuto come testo di meditazione una lunga e affascinante
riflessione sulla Sindone, riflessione che ci viene dagli USA e che è stata
scritta per noi dal giovane amico Ing. Alessandro Baretta. In sostanza, con la
preghiera di rileggere bene e più volte,il suo lavoro, notiamo che  in ogni caso
il vero messaggio afferma che un lampo di luce fortissima ha dissolto il corpo
fisico di Gesù e ne ha lasciato traccia sul lenzuolo nuovo che chiamiamo
“Sindone”.
Oggi vogliamo parlare di quella che il credo degli apostoli (più antico del
credo della messa) e la tradizione dell’oriente cristiano definiscono “la
discesa agli inferi di Gesù”. Nel credo della messa, questa espressione non c’è,
mentre la troviamo come detto, nel più antico e più breve credo degli apostoli.
Nel vangelo l’unico episodio che vi si può riferire è quello raccontato da
Matteo: al momento della morte di Gesù, le rocce si spezzarono, le tombe si
aprirono, molti risuscitarono e usciti dalle tombe dopo la sua risurrezione
entrarono a Gerusalemme e apparvero a molti.
Invece nella liturgia delle chiese d’oriente, questa frase “discese agli inferi
e poi risuscitò da morte” ha moltissimo spazio e vi sono anche molte bellissime
icone. Prima però bisogna precisare che gli inferi non sono l’inferno, ma
semplicemente i luoghi simbolicamente “sottoterra” le cui porte chiuse,
impedivano che le anime dei morti potessero salire al cielo, in paradiso. Gesù
che ha appena detto dalla croce al malfattore pentito (così detto il buon
ladrone) “oggi sarai con me in paradiso”, apre il paradiso a tutti. E
simbolicamente in particolare in tutte le icone vengono presentate le porte
aperte da Gesù e come primi salvati, con l’aureola d’oro dei santi, Adamo ed Eva
nei quali è rappresentata tutta l’umanità salvata dalla Pasqua di crocifissione
e di resurrezione. Per chi non lo ricorda, nella basilica del Santo Sepolcro di
Gerusalemme, la tradizione venera le ossa di Adamo ed Eva, credo con riferimento
a quanto appena detto.La più importante antifona pasquale della chiesa
bizantina, dice “Cristo è risorto dai morti, con la sua morte ha calpestato la
morte, e ha dato la vita a tutti coloro che erano nei sepolcri”. La nostra
invocazione è “Gesù risorto dai morti salvaci”! E una bella affermazione è IESUS
CHRISTOS NIKA’! E cioè Gesù Cristo ha vinto! Pensate che in forma abbreviata
questa scritta viene messa su tutti i pani nelle panetterie nel tempo pasquale.
Diamo ora una brevissima sintesi delle principali apparizioni:
-       il mattino di Pasqua alle donne mirofore e a Maria Maddalena; nel pomeriggio
ai discepoli di Emmaus e verso sera agli apostoli nel cenacolo. La domenica dopo
Pasqua ancora agli apostoli nel cenacolo, presente anche Tommaso.
-       Altre apparizioni anche in Galilea
-       San Paolo ci parla di una apparizione a più di 500 credenti tutti insieme
-       E anche se i vangeli non le elencano, un gran numero di altre apparizioni agli
apostoli e ai discepoli “perché diventasse più forte la loro fede e imparassero
più profondamente quello che avrebbero dovuto insegnare”.
Buona settimana a tutti. Ferruccio
Basiglio, 20 aprile 2016

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DOMENICA 17 APRILE 2016

16 aprile 2016 | 0 commenti

In questa settimana, volevo parlare della Sindone, ma ho lasciato la parola ad
altri.
Questo testo è scritto dall’amico Ing. Alessandro Baretta, classe 1978,
coniugato con due figli, già confratello, lettore e ministrante nella parrocchia
di Basiglio Gesù Salvatore e ora catechista e lettore nella parrocchia di Saint
Joseph in Mountain View nella diocesi di San José nello stato della California
degli Stati Uniti d’America. È interessante notare che la parrocchia di Saint
Joseph fu fondata nel 1867 da padre Giuseppe Bixio, S.I., il fratello “buono”
del rivoluzionario Nino. Si può quindi dire che il cattolicesimo a Mountain View
ha radici profondamente italiane.
Ecco la mia sintesi della ricerca scientifica sulla Sindone.
La mia generazione è cresciuta con l’idea che la Sindone sia un falso di origine
medievale. Ricordo in particolare il molto parlare che si fece della Sindone
verso la fine degli anni ’80–io ero alle elementari–quando la Sindone venne
sottoposta all’esame del carbonio-14, una tecnica di datazione che rileva la
concentrazione di radiocarbonio or carbonio-14 in un materiale di origine
organica: poiché il carbonio-14 per azione dei raggi cosmici viene prodotto
continuamente nell’atmosfera ed assorbito dalle piante, tutte le forme di vita
presenti sulla terra contengono una concentrazione di carbonio-14 in rapporto al
carbonio ordinario (carbonio-12) pressappoco uguale a quella dell’atmosfera.
Cessati i processi biologici che nutrono un organismo, la concentrazione
relativa di carbonio-14 in esso diminuisce a causa del decadimento nucleare.
Quindi il confronto fra la concentrazione relativa del radiocarbonio in un
campione di materiale di origine vivente e nell’atmosfera rivela da quanto tempo
siano cessati i processi biologici nel campione. Nel 1988 la Chiesa Cattolica
coraggiosamente–e direi incautamente–accettò di sottoporre la Sindone
all’esame del carbonio-14, che diede una datazione medievale. La comunità
scientifica quindi decretò con assoluta certezza che la sindone fosse un falso,
e la notizia venne data per certa dai telegiornali e dai mezzi di comunicazione
di massa. La Chiesa, male attrezzata in una diatriba con la comunità
scientifica, fece la cosa più sensata: mantenne ufficialmente la propria
posizione, ma di fatto lasciò che fra i fedeli si radicasse l’idea che la
Sindone era un falso, un oggetto di culto di un cattolicesimo medievale e
superstizioso, e che non vi fosse più posto per esso nella nostra fede. Quasi
trent’anni più tardi ci dobbiamo chiedere se questo atteggiamento scientista non
abbia contribuito a farci perdere la fede anche nei principi fondanti del
Cristianesimo: Cristo, Signore e Dio, incarnato, morto e risorto e presente
nell’Eucaristia.
Io sono un uomo di scienza: non uno scienziato propriamente, ma usando un
termine che si è diffuso nell’industria informatica negli ultimi anni, sono un
Data Scientist. Analizzo dati e con l’obiettivo di trarre conclusioni
statisticamente e filosoficamente fondate. Aggiungo filosoficamente perché
chiunque faccia statistica per mestiere, se vuole essere intellettualmente
onesto, vi dirà che le conclusioni di ogni studio statistico hanno una certa
probabilità, nota a priori al ricercatore, di giungere a conclusioni errate. Si
sceglie una probabilità d’errore che sembra abbastanza–frequentemente il 5%–e
si dice “scientificamente dimostrata” una qualunque ipotesi che, in base ai
dati, abbia una probabilità di essere falsa inferiore alla probabilità d’errore
prescelta. Ne consegue con circa il 5% delle ipotesi scientifiche false
sottoposte a verifica sperimentale con metodi statistici vengono “provate al 5%
di livello di significatività”. Poiché inoltre la comunità scientifica tende a
pubblicare solo i risultati positivi, quel 5% di ipotesi false ma
statisticamente provate vengono sempre pubblicate, mentre quelle che non sono
dimostrate non vengono pubblicate. Questo processo fa sì che nella letterature
scientifica vi sia una grande mole di “fatti dimostrati sperimentalmente” che
sono assolutamente falsi. Il problema è noto e ben documento in letteratura.
Filosoficamente, questo mi porta a concludere che lo scientismo dell’epoca
moderna che ci porta ad accettare acriticamente gli studi che negano
l’autenticità della Sindone nella migliore delle ipotesi è frutto dell’ignoranza
e nella peggiore della disonesta intellettuale degli autori, che conoscono
benissimo i limiti dei loro metodi, ma pubblicano comunque perché aiuta a fare
carriera. Per quanto riguarda la datazione al radiocarbonio della Sindone credo
si possa parlare di chiara malafede: il metodo del carbonio-14 esige che il
campione di materiale analizzato sia assolutamente incontaminato, ad esempio una
mummia conservata per millenni nel suo sarcofago, o un reperto conservato sotto
terra e riportato alla luce durante uno scavo archeologico. La Sindone
chiaramente non soddisfa queste condizioni, essendo stata maneggiata,
manipolata, perfino riparata più volte nel corso dei secoli. Ne consegue che
qualunque sia il risultato dell’analisi della concentrazione dei radiocarbonio,
non è attendibile, e chi afferma diversamente lo fa o per ignoranza o per
malafede.
Ma torniamo al lenzuolo di lino che la Chiesa dal 1390 conserva e venera come il
lenzuolo funebre di Nostro Signore Gesù. Vi sono molti siti web che presentano
la storia della Sindone, quindi non occupo di questo. Discutere l’immagine
impressa nel telo. Anzitutto è importante notare che essa non è prodotta né dal
sangue del defunto né da un qualsivoglia altro pigmento. La tela presenta
macchie di sangue (evidenziate dai riquadri rossi nell’immagine qui riportata),
ma ben distinte dall’immagine del volto e del corpo del defunto. Questa immagine
è impressa nelle fibre stesse di lino e coinvolge uno strato inconcepibilmente
sottile della cellulosa di cui sono formate: circa 200 nanometri, un quinto di
un millesimo di un millimetro. Inoltre, l’immagine impressa nella Sindone ha
l’apparenza di un negativo fotografico, tanto che l’immagine negativa della
Sindone molto più chiaramente delinea i tratti del viso e del corpo del
cadavere. È estremamente interessante che si vedano delineate le ossa del
cadavere, in modo particolare le ossa del metacarpo, cioè del palmo della mano,
che appaiono come dita di una lunghezza straordinaria ed innaturale. Queste
caratteristiche dell’immagine portano ad immaginare un processo di formazione
dell’immagine di tipo fotochimico, simile al processa di formazione
dell’immagine in una pellicola fotografica.

Nel 2014 un gruppo di studiosi dell’ENEA (Di Lazzaro, Murra, Santoni, Nichelatti
e Baldacchini) hanno tentato di riprodurre un simile processo fotochimico di
impressione nelle fibre di lino. Hanno sperimentato con vari tipi di laser per
verificare entro quali parametri di lunghezza d’onda e potenza d’irraggiamento
di potesse produrre una pigmentazione superficiale in fibre di lino grezze con
caratteristiche chimico-fisiche analoghe a quelle rilevabili nell’immagine della
Sindone. Essi sono riusciti a dimostrare un possibile processo fotochimico di
pigmentazione del lino facendo uso di fasci laser nell’estremo
ultravioletto–una tecnologia ancora oggi di frontiera, disponibile solo nei
laboratori scientifici universitari ed industriali più avanzati. La potenza
radiante necessaria per ottenere la pigmentazione del lino è dell’ordine di
alcuni megawatt per centimetro quadrato–ciò significa che se questo è il
processo fisico che ha dato origine all’immagine della Sindone, sarebbe stata
necessaria la potenza di alcune decine di gigawatt, dato che va confrontato con
una potenza elettrica totale in Italia di poco più di 50 gigawatt. Se dunque,
come pare, l’immagine della Sindone è stata ottenuta mediante irraggiamento
nell’ultravioletto estremo, anzitutto questo non può essere avvenuto nel
medioevo, ma neanche potrebbe essere stato fatto in epoca moderna, sia perché la
tecnologia dell’ultravioletto estremo e cosa di quest’ultimo decennio e non è
ancora disponibile industrialmente, sia perché l’energia necessaria per
imprimere l’intera immagine su un telo di circa 4 metri quadri avrebbe richiesto
risorse energetiche dello stesso ordine di grandezze di quelle utilizzate da un
intero paese industrializzato con l’Italia. Ritengo quindi che l’ipotesi più
plausibile compatibile con i fatti sperimentali sia la Risurrezione di Nostro
Signore. Ricorderete che secondo i vangeli, il giorno dopo il sabato, le
mirofore e i discepoli non trovarono il corpo di Gesù, e quando successivamente
videro il Signore risorto nel cenacolo, non lo riconobbero perché era risorto
non con il suo precedente corpo ma con un corpo trasfigurato e glorioso. Che ne
fu dunque del corpo di Gesù? Non è dato saperlo, ma ciò che vediamo nella
Sindone è letteralmente l’immagine impressa da un lampo di luce fortissima, con
una significativa componente di radiazione dell’estremo ultravioletto, emessa
dal corpo Gesù al momento della risurrezione. L’evangelista Giovanni ci dice:
“Veniva nel mondo la luce vera, quella che illumina ogni uomo…” Ecco,
straordinariamente ne vediamo l’immagine impressa fotochimicamente nella Sindone
Grazie ad Alessandro Baretta e buona settimana a tutti.
Basiglio, 14 aprile 2016

NOTA
Sabato 16 aprile alle ore 21 nella chiesa della SS Trinità a SAMARATE si terrà
un evento musicale di grande rilievo con la partecipazione di tre cori.Il coro
AURORA TOTUS eseguirà canto ambrosiano proponendo una serie di testi ispirati
alla figura di Maria. Se potete, intervenite.

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DOMENICA 10 APRILE 2016

5 aprile 2016 | 0 commenti

E’ la terza domenica di Pasqua o la seconda domenica dopo Pasqua, a seconda di
come preferiamo chiamarla: il rito nuovo preferisce chiamarla terza domenica di
Pasqua. In tutto questo periodo pasquale, si legge il vangelo di Giovanni,
soprattutto il lungo discorso dell’ultima cena. Invece il vangelo della
risurrezione, questa volta secondo Marco (16,1-8) è il vangelo delle Mirofore.
Non c’è un cristiano di oriente che non sappia cosa vuol dire “le Mirofore”,
mentre in occidente non lo sa quasi nessuno. Così lo ricordiamo: sono le donne
che la sera del venerdì santo assistettero alla sepoltura di Gesù. Il corpo fu
fatto consegnare da Pilato al ricco e autorevole amico di Gesù Giuseppe
d’Arimatea. Collocato prima fra le braccia della madre (ricordate la Pietà di
Michelangelo?) e poi sulla pietra dell’unzione dove fu lavato e sommariamente
preparato per la sepoltura. Giuseppe D’Arimatea aveva comprato un lenzuolo nuovo
e mise il corpo di Gesù nel proprio sepolcro scavato nella roccia, dove nessuno
era stato ancora deposto. Era la vigilia della festa “già splendevano le luci
del sabato” e le donne andarono a casa per preparare gli unguenti e la mirra per
completare la sepoltura. La mattina del primo giorno dopo il sabato (oggi noi la
chiamiamo domenica, il giorno del Signore, proprio in ricordo della
risurrezione), alle prime luci dell’alba, le donne con gli unguenti e la mirra
(ecco perché le Mirofore) andarono al sepolcro ma lo trovarono vuoto col
lenzuolo piegato. Apparvero due Angeli che dissero alle donne, Gesù non è qui, è
resuscitato. Esse corsero a riferirlo agli apostoli che però non credettero.
Nel vangelo si parla di alcune risurrezioni operate da Gesù. La più celebre è la
risurrezione di Lazzaro l’amico di Gesù da lui risuscitato. Ma in tutti questi
casi, un uomo viene richiamato in vita, ma a suo tempo morirà di nuovo e
definitivamente.
Fin dall’inizio della predicazione di Pietro a Pentecoste, è chiaro che la
risurrezione di Gesù è diversa. Dice Pietro citando la bibbia, Dio non
permetterà che il suo santo e il corpo del suo santo vadano in corruzione.
Quindi noi pensiamo che probabilmente il corpo del Signore si sia dissolto. A
questa situazione San Paolo nella sua prima lettera ai cristiani di Corinto, da
una sistemazione razionale con vari concetti. Citiamo qua e la (passim) la
lettera dell’apostolo. Come risuscitano i morti, che aspetto avranno? Nessun
seme rivive se prima non muore e quello che seppellisci nella terra è solo un
seme, non la pianta che nascerà. Vi sono corpi celesti, corpi spirituali, corpi
terrestri. Così per la risurrezione dei morti egli dice “si è sepolti mortali,
si risorge immortali; si è sepolti miseri e si risorge gloriosi e pieni di
forza. Si seppellisce un corpo materiale ma risuscita un corpo spirituale. Ecco,
fratelli quello che io Paolo voglio dire: il nostro corpo fatto di carne e di
sangue, non  può far parte del regno di Dio, e quello che muore non può
partecipare all’immortalità. Per questo tutti saremo trasformati, in un istante
rivestiti da una nuova vita che non si corrompe e non morirà mai più”. E dice
ancora Paolo che Gesù Cristo, il figlio di Dio, è la primizia della
risurrezione:come tutti gli uomini muoiono per la loro unione con Adamo, così
tutti risuscitano per la loro unione con Gesù.
Buona settimana.
Ferruccio
Basiglio, 6 aprile 2016

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DOMENICA 3 APRILE 2016

31 marzo 2016 | 0 commenti

E’ la prima domenica dopo Pasqua, oppure la seconda domenica di Pasqua, oppure –
e meglio – la domenica di San Tommaso. E il Papa San Giovanni Paolo II,
raccomandò di dedicare il pensiero e la preghiera in questa domenica alla Divina
Misericordia: Gesù confido in Te. Questa speciale devozione fu introdotta nel
1931 in Polonia quando il Signore apparve alla beata suor Faustina Kowalska.
In antico quando le conversioni avvenivano in età adulta, gli aspiranti al
battesimo pregavano tutta la settimana santa, venivano battezzati e cresimati
dal vescovo nella notte di Pasqua e fino a questa domenica – la prima dopo
pasqua – portavano la bianca veste battesimale. Intanto è bello notare che il
rito è ripreso ormai da qualche decennio: in diocesi si hanno circa 200
conversioni all’anno, di gente proveniente da altre religioni, che viene
battezzata sia in Duomo che nelle parrocchie proprio la notte di Pasqua.
Ma la definizione che mi piace di più è quella di origine non ambrosiana ma
bizantina “domenica di San Tommaso”. Racconta il vangelo di Giovanni che Gesù
apparve, entrando a porte chiuse, ai discepoli la sera di Pasqua. Tommaso però
non era con loro. Gli dissero dopo, abbiamo visto il Signore e Tommaso replicò,
se non tocco col dito il segno dei chiodi e se non tocco con la mia mano il suo
fianco ferito, io non crederò. Otto giorni dopo c’era anche Tommaso con loro.
Gesù apparve e disse a Tommaso, “metti qui il dito e tocca il mio fianco e non
essere più incredulo! Tommaso gli rispose: mio Signore e mio Dio! E Gesù gli
disse, tu hai creduto perché hai visto, beati quelli che senza aver visto
crederanno”.
E una delle più grandi manifestazioni di fede consiste nel riconoscere il
Signore “allo spezzare del pane” come i discepoli di Emmaus. E quindi capire
veramente il mistero della messa.
Quest’anno l’Ascensione sarà l’8 maggio, la Pentecoste il 15 maggio e quindi
abbiamo tutto aprile per meditare a fondo sulla resurrezione. Vi anticipo le
linee che cercherò di percorrere:
-       Il corpo fisico e il corpo spirituale (San Paolo I° Corinti 15)
-       Il messaggio della Sindone: il corpo non fu più ritrovato
-       Gesù discese agli inferi, oppure – secondo il vangelo di Matteo – alla sua
morte molti corpi di santi risuscitarono e dopo la sua risurrezione entrarono
nella città di Gerusalemme e apparvero a molti
-       Adamo ed Eva venerati come santi e capostipiti dell’umanità redenta
-       Le prime apparizioni, le mirofore, Maria Maddalena, Pietro, i discepoli di
Emmaus, Tommaso e sul lago di Galilea
-       Gli insegnamenti del Signore risorto agli apostoli “perché diventasse in loro
più forte la fede e più profondamente imparassero quello che avrebbero dovuto
insegnare”
Mi sembra un buon programma che cercherò di seguire. Possiamo facilitarlo
ripetendo, come i cristiani d’oriente ma in italiano anziché il greco “Cristo è
risorto! Davvero è risorto!
Buon tempo pasquale a tutti e buona settimana.
Ferruccio
Basiglio, 30 marzo 2016

 

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DOMENICA 20 MARZO 2016

17 marzo 2016 | 0 commenti

E’ la domenica delle Palme. Ricordiamo l’entrata trionfale di Gesù a
Gerusalemme, acclamato dalla folla che sei giorni dopo griderà a Pilato
“crocifiggilo”. I sacerdoti del Tempio dopo la disputa su Abramo, la guarigione
del cieco nato e la risurrezione di Lazzaro, decidono di uccidere Gesù.
Nonostante l’entrata trionfale a Gerusalemme, Gesù ha paura e si ritira a vivere
alcuni giorni a Betania, in casa di Lazzaro, Maria e Marta. In occasione di una
cena Maria sparge profumo prezioso sui piedi di Gesù il quale dice”questo è
stato fatto in vista della mia sepoltura”.
Tornerà a Gerusalemme soltanto il giovedì verso sera, per celebrare con i suoi
discepoli la cena di inizio della Pasqua di Israele, che ricordava l’immolazione
dell’agnello pasquale e il passaggio del mar Rosso. Questa ultima cena,
interpretata nella storia da tanti artisti,  segna la fine dell’antico
testamento, o antica alleanza e l’inizio del nuovo testamento, “la nuova ed
eterna alleanza” come la chiama Gesù.La settimana santa si evolve quindi così
-        il giovedì santo l’ultima cena, l’istituzione della messa e del sacerdozio;
l’arresto di Gesù e il processo contro di lui in casa del sommo sacerdote.
Pietro nega di conoscere Gesù. Poi esce fuori e piange amaramente.
-        Il venerdì santo Gesù è portato da Pilato, viene condannato a morte,
sottoposto a terribili torture.  Viene crocifisso e dalla croce perdona il
malfattore pentito; affida sua madre Maria all’apostolo Giovanni, e l’apostolo
Giovanni – che esprime simbolicamente anche noi e tutta l’umanità – alla
Madonna.  Gesù muore in croce, viene deposto sulla “pietra dell’unzione” e poi,
avvolto in un lenzuolo nuovo (la Sindone?) viene sepolto nella tomba nuova del
suo amico Giuseppe di Arimatea.
-       Nella notte fra il sabato e la domenica di pasqua, Gesù è risorto e comincia
ad apparire, alle donne che vanno al sepolcro, (le mirofore che portano i
profumi); a Maria Maddalena; a Pietro e a tutti gli apostoli; e ai discepoli di
Emmaus.
Tutta la sintesi della pasqua si trova mirabilmente espressa nel crocifisso di
San Damiano. Questo crocifisso che è stato dipinto quasi mille anni fa,  è
l’icona -  a forma di croce – davanti alla quale Francesco d’Assisi stava
pregando quando ricevette dal Signore la richiesta “Francesco vai e ripara la
mia chiesa”. Il Signore intendeva chiamare Francesco a risanare tutta la chiesa
cattolica; ma all’inizio, poiché la chiesetta di San Damiano era molto rovinata,
egli pensò che il Signore volesse da lui la riparazione appunto di quella
chiesa. La croce di San Damiano è una meravigliosa icona, su fondo dorato come
le icone bizantine. Essa presenta Gesù contemporaneamente morto e risorto. E’
l’iconografia di Cristo crocifisso che trionfa sulla morte e che è tanto comune
nelle chiese apostoliche d’oriente e quindi è anche un segnale di unità con
tutti i cristiani ortodossi.
Ecco ora la Riflessione
Cito euntes dicite quia surrexit Dominus. Correte ad annunciare che il Signore è
risorto.
E’ molto bello che i cristiani bizantini si salutino nel tempo pasquale dicendo:
Christòs anèsti, alithòs anèsti, e cioè Cristo è risorto, davvero è risorto.
Qualche volta per un malinteso senso di dialogo, ci dimentichiamo che la verità
è una sola, è quella professata dalla chiesa cattolica e dalle chiese ortodosse
apostoliche d’oriente, e che non è solo nostro dovere ma anche nostra gioia
annunciarlo a tutti.
Dunque buona settimana santa e buona Pasqua a tutti. La prossima riflessione la
farò per la domenica dopo Pasqua.
Ferruccio
Basiglio 16 marzo 2016

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DOMENICA 21 FEBBRAIO 2016

18 febbraio 2016 | 0 commenti

E’ la seconda domenica di quaresima. Da noi si chiama fin dall’epoca di
Sant’Ambrogio, la domenica della Samaritana. Il vangelo di oggi è il capitolo 4
del vangelo di Giovanni. Mi piace pregarvi di leggerlo( per chi non avesse
ancora comprato il nuovo testamento, lo trova comunque anche su internet, come è
evidente). E io invece faccio alcune notazioni. Gesù, stanco per il viaggio, a
mezzogiorno si siede presso il pozzo di Giacobbe. Era, insieme al monte
sovrastante, il luogo più sacro per i samaritani. Ma gli abitanti di samaria
costituivano un po’ una eresia rispetto agli altri ebrei che facevano
riferimento al tempio di Gerusalemme. Oggi sul pozzo di Giacobbe, o se
preferiamo chiamarlo il pozzo della samaritana, sorge una basilica greco
ortodossa.
Giunge una donna samaritana per attingere acqua e Gesù le dice, dammi da bere!
Ecco che la samaritana si stupisce: come mai tu che sei giudeo chiedi da bere a
me che sono una donna e per di più samaritana?  La risposta di Gesù “se tu
conoscessi il dono di Dio: tu avresti chiesto a me e io ti avrei dato l’acqua
viva”. Gli dice la donna, non hai un secchio e non hai una corda, come fai a
prendere l’acqua viva? Gesù comincia a spiegarle, ma prima le dice va a chiamare
tuo marito e torna qui. Risponde la donna, non ho marito. Gesù dice, hai detto
bene che non hai marito. Infatti hai avuto cinque mariti e quello con cui stai
adesso non è tuo marito. Prosegue una discussione spirituale al termine della
quale la donna con un grande atto di fede dice, so che verrà il messia, il
Cristo e ci spiegherà ogni cosa. Le dice Gesù, sono io che parlo con te. La
donna crede e va subito in città a chiamare tutti; si fa  missionaria verso la
sua comunità. Gli abitanti vennero da Gesù, lo ascoltarono ed egli rimase in
quel luogo due giorni, al termine dei quali tutti dissero, noi stessi ti abbiamo
ascoltato e sappiamo che sei veramente il Salvatore del mondo.
Come abbiamo visto anche due domeniche fa nell’episodio di Zaccheo, Gesù
preferisce accostarsi alle persone che vengono giudicate di dubbia moralità. Ed
esse lo ricambiano con urgenza, con semplicità e con amore facendosi a loro
volta annunciatori del vangelo.
Ecco ora la riflessione
Qui seminant in lacrimis, in gaudio metent. Quelli che seminano con le lacrime,
raccoglieranno con tanta gioia.
E’ un versetto del salmo 125: e possiamo cercare di applicarlo alla nostra
giornata e alla nostra vita. Sia benedetto il nome del Signore!
Buona settimana. Ferruccio
Basiglio, 17 febbraio 2016
NOTA – Come tutti, credo, sono particolarmente commosso e felice dell’incontro
fra il Papa Francesco e il Patriarca di Mosca Cirillo. Però voglio ricordare che
il patriarca di Mosca è il capo soltanto della chiesa russa. Un tempo potente,
poi perseguitata dal comunismo e oggi nuovamente potente. E il patriarca di
Mosca non ha mai voluto prima d’ora incontrare il Papa. Però non dobbiamo
dimenticare che il capo spirituale di tutte le chiese ortodosse è il patriarca
di Costantinopoli (Istanbul, la nuova Roma). E il patriarca di Costantinopoli,
Atenagora, incontrò a Gerusalemme il Papa Paolo VI ed è da quella data che c’è
pace fra le chiese d’oriente e le chiese d’occidente e che le scomuniche
reciproche sono state cancellate. Quindi ricordiamo con affetto e rispetto Sua
Santità Bartolomeo I° patriarca di Costantinopoli, amico di Giovanni Paolo II,
di Papa Benedetto e di Papa Francesco. Bartolomeo fu a Milano l’ultima volta nel
2013.

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DOMENICA 14 FEBBRAIO 2016

11 febbraio 2016 | 0 commenti

E’ la prima domenica di quaresima, comincia il gioioso cammino verso la Pasqua.
Il vangelo racconta del digiuno di Gesù nel deserto (Matteo 4,1-11) ma il vero
taglio spirituale della nostra quaresima, è secondo me quello di Isaia e di
Paolo. Ecco Isaia “questo è il digiuno che voglio, sciogliere le catene inique,
rimandare liberi gli oppressi, dividere il pane con l’affamato senza però
trascurare i tuoi di casa. Se sai togliere di mezzo a te il puntare il dito e il
parlare cattivo, se sazierai l’afflitto nel cuore, allora brillerà tra le
tenebre la tua luce”. Ed ecco l’apostolo Paolo nella seconda lettera ai
cristiani di Corinto, con le frasi che ci richiamano al vero senso del periodo
quaresimale. “Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con
Dio. Dio dice infatti al momento favorevole ti ho ascoltato e nel giorno della
salvezza ti ho soccorso: eccolo ora il momento favorevole, eccolo ora il giorno
della salvezza!”.
E adesso un po’ di curiosità storiche e liturgiche sulla quaresima. Ai tempi di
S .Ambrogio e degli altri Santi Padri in quaresima a Milano si digiunava tutti i
giorni escluso il sabato, per riguardo alla festa di Israele e la domenica,
perché è il giorno della risurrezione. Però il digiuno era simile al Ramadan dei
musulmani: anche gli antichi cristiani prendevano qualcosa prima del sorgere del
sole e facevano un unico importante pasto dopo il tramonto (dopo i vesperi).
Nel medioevo e anche dal Concilio di Trento nella seconda metà del 1500 fino
alla seconda metà del 1800 si digiunava sempre con lo stile di prima, ma
mangiando solo vegetariano, anzi come i vegani di oggi. Siccome dalle nostre
parti però non c’è l’olio e costava caro procurarselo, ogni anno il vescovo dava
la dispensa e permetteva di usare il burro perché in Lombardia si faceva in casa
e non costava.
Invece nel periodo del rinascimento, e soprattutto dal 1300 a metà del 1500, si
arrivò a una divertente aberrazione: poiché, come abbiamo visto, l’unico pasto
della giornata doveva essere a sera dopo i vesperi, le istruzioni del vescovo ai
suoi preti e ai suoi laici, erano di cantare il vespero verso mezzogiorno, così
poi si sarebbe potuto mangiare liberamente.
Da fine ottocento il digiuno fu molto attenuato, e ridotto al venerdì di magro
(ma non da vegani, bensì comprendendo pesce, uova e formaggio) e il digiuno con
un solo pasto al giorno soltanto al primo venerdì di quaresima e al venerdì
santo. E così dovrebbe essere ancora oggi.
I segni esterni di quaresima, dovrebbero essere e lo sono tuttora, di non
cantare più né il Gloria né l’Alleluia (il pomeriggio del sabato che apre la
prima domenica di quaresima per l’ultima volta fino a Pasqua si legge ancora il
vangelo della risurrezione e si canta ancora l’Alleluia). Altri segni un tempo
assai più praticati erano di coprire con un drappo violaceo le immagini dei
santi negli altari laterali e in genere in chiesa; di non suonare mai l’organo,
né alcun altro strumento musicale.
Ecco ora la riflessione
Ecce nunc tempus acceptabile, ecce nunc dies salutis! Eccolo ora il tempo
favorevole, eccoli ora i giorni della salvezza!
Questo dovrebbe richiamarci alla importanza di quello che una volta chiamavamo
“il fioretto quaresimale”, uno o più sacrifici che ci costano ogni giorno e
molto più tempo dedicato alla preghiera. Questa è la strada per salire a una
Pasqua piena di gioia.
Buona settimana e buona quaresima a tutti.
Ferruccio
Basiglio, 10 febbraio 2016
NOTA – Ricordo a tutti di visitare il sito della Associazione cantori ambrosiani
www.cantoriambrosiani.org. Poi noi ci siamo anche su facebook e da domenica
scorsa anche su youtube. Seguiteci!!!

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DOMENICA 7 FEBBRAIO 2016

4 febbraio 2016 | 0 commenti

Come si dice popolarmente, quest’anno “la Pasqua è bassa”. La celebriamo infatti
domenica 27 marzo. Ne deriva che molte delle domeniche dopo l’epifania previste
dal messale e dal lezionario, per quest’anno non si fanno. Così domenica 7
febbraio si celebra la domenica del perdono che è l’ultima prima della
quaresima. Questa “festa del perdono” assume ancor più rilievo quest’anno che è
il giubileo della misericordia voluto da Papa Francesco. Il vangelo di oggi è la
narrazione dell’incontro di Gesù con Zaccheo (Luca 19,1-11). Gesù arrivava a
Gerico e Zaccheo ricco agente delle tasse (e per l’opinione pubblica quindi già
considerato un grande peccatore) voleva vedere Gesù ma non ci riusciva perché
era troppo piccolo di statura. Così corse avanti e salì su un sicomoro, un
bellissimo albero che forse c’è tuttora e che se vai a Gerico ti indicano
appunto come “il sicomoro di Zaccheo”. Quando Gesù arrivò li sotto, alzò gli
occhi e disse, Zaccheo scendi di corsa, perché oggi vengo a mangiare a casa tua.
Zaccheo andò e fece preparare, e la sua casa si riempì di tante persone, fra le
quali alcune prostitute e alcuni notoriamente peccatori. Altri però dicevano,
Gesù è andato a pranzo da un ladro. Zaccheo invece chiedeva perdono al Signore e
Gesù gli rispose, oggi la salvezza è entrata in questa casa. Il Figlio dell’uomo
è venuto proprio a cercare e a salvare tutti quelli che erano perduti.
E questo vangelo mi induce a richiamare anche alcuni brani del discorso della
montagna riportato nel vangelo di Matteo. Ecco alcuni insegnamenti di Gesù: ma
io vi dico, non vendicatevi contro chi vi fa del male; se qualcuno ti chiede una
cosa dagliela; devi amare anche i tuoi nemici perché se ami soltanto gli amici
non avrai nessun merito;  soprattutto non giudicare e sappi perdonare. Perchè
Dio vi giudicherà con lo stesso criterio che usate voi per giudicare gli altri e
vi tratterà nello stesso modo con il quale voi trattate gli altri. Io non sono
venuto a chiamare le persone perbene, che si sentono giuste, ma quelli che si
sentono peccatori. Una conclusione di queste riflessioni Gesù la dice al
capitolo 21 versetto 28 e seguenti sempre di Matteo: “vi assicuro che i ladri e
le prostitute vi passano davanti ed entrano per primi nel regno di Dio. Perché
Giovanni il Battista è venuto a indicarvi la strada ma non gli avete creduto, e
anche a me continuate a non credere, mentre i ladri e le prostitute hanno
creduto sia a Giovanni il Battista che a me”. Io credo che queste dovrebbero
essere le nostre regole di vita quotidiana. Proviamo a pensarci con attenzione e
con impegno.
Ecco ora la riflessione

Intrate per angustam portam, ducit enim ad vitam. Entrate per la porta piccola
perché essa infatti conduce alla vita.
Credo che questo ci serva per meditare che, nonostante la misericordia infinita
di Dio, il cammino non è facile, a volte in casa, a volte a scuola, a volte al
lavoro e in genere nei rapporti personali. Ci vuole tanto, tanto impegno.
Ferruccio
Basiglio, 3 febbraio 2016, festa di San Biagio Vescovo che protegge contro il
mal di gola.

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DOMENICA 24 GENNAIO 2016

20 gennaio 2016 | 0 commenti

Il tema di questa domenica, terza dopo l’Epifania, è la moltiplicazione dei
pani. Si tratta della conclusione delle manifestazioni di Gesù (Teofanie)
ricordate nell’inno di S. Ambrogio: “poi mentre si dividono/quei cinque pani
piccoli/ quel cibo Tu fai crescere/ per la gran folla di uomini”. E’ facile
vedere nella moltiplicazione dei pani anche  un primo presagio della
Eucaristia:Gesù prese il pane, lo spezzò, lo diede ai suoi discepoli e disse,
questo è il mio corpo, offerto in sacrificio per voi.
Una interessante riflessione che questo brano del vangelo ci suggerisce, è il
concetto che “Dio ha bisogno degli uomini”. Infatti Gesù per moltiplicare i pani
dice ai discepoli, date loro da mangiare. Gesù spezzava il pane, lo dava ai
discepoli e i discepoli lo distribuivano alla folla. Dio ha bisogno degli uomini
è anche il titolo di un vecchio splendido film, forse di Bergman, film che non
vedo da almeno quarantanni e che sviluppa proprio il concetto che Dio chiede
all’uomo di rendersi strumento della sua opera di salvezza. E del resto lo
stesso concetto è espresso anche nel vangelo della risurrezione secondo Marco
nella messa di questo sabato sera, che apre la celebrazione domenicale. E’ il
vangelo delle “mirofore” cioè le portatrici di mirra. Passato il sabato, le
donne con gli oli aromatici e la mirra, andarono per ungere ancora il corpo del
Signore Gesù. Ma trovarono la tomba aperta e vuota. Comparve un angelo e disse
di non avere paura,” voi cercate Gesù il crocifisso. E’ risorto e non è qui, ma
correte a dire ai suoi discepoli che il Signore è risorto”. Noi lo cantiamo in
canto ambrosiano in una breve e bellissima antifona di Pasqua, adatta per tutte
le domeniche “Cito euntes dicite discipulis quia surrexit Dominus” che si può
tradurre, “correte ad annunciare ai discepoli che il Signore è risorto”.

Ecco ora la riflessione
Surgentes statim regressi sunt in Jerusalem, narraverunt omnia et quomodo
cognoverunt Jesum in fractione panis. Alzandosi, subito ritornarono a
Gerusalemme, raccontarono a tutti ogni cosa e dissero  come avessero
riconosciuto Gesù allo spezzare del pane.
E,’ sempre dal Vangelo di Luca,  la conclusione del racconto dei discepoli di
Emmaus. Due le cose su cui riflettere: lo riconobbero allo spezzare del pane, il
che vuol dire che dobbiamo essere capaci di riconoscerlo alla Santa Messa. L’
altra “tornarono di corsa a Gerusalemme”. Ricordiamo che uno dei grandi
insegnamenti del nostro defunto  Arcivescovo Cardinale Carlo Maria Martini fu
proprio  “Ripartire da Emmaus”. E cioè andare con impegno e con urgenza ad
annunciare e testimoniare che il Signore è risorto.
Buona Settimana
Ferruccio
Basiglio 20 gennaio 2016

NOTA – Si conclude la settimana di preghiera per l’unità dei cristiani. Questa
unità, che sarà comunque opera dello Spirito Santo, si potrà compiere facilmente
fra la chiesa di Roma e tutte le chiese di fondazione apostolica, che sono le
chiese di Oriente. L’unità con i protestanti e con gli anglicani non è né
culturalmente né concretamente possibile, se non sul piano della carità e della
promozione umana.

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MERCOLEDI’ 6 GENNAIO 2016 EPIFANIA E DOMENICA 10 GENNAIO 2016 BATTESIMO DI GESU’

2 gennaio 2016 | 0 commenti

Una volta queste due feste si celebravano insieme il 6 di gennaio. Adesso sono
state felicemente divise in due ricorrenze.
Se domandi a uno cosa vuol dire Epifania, molto probabilmente non lo sa, e se
gli dici Teofania, credo che non sappia nemmeno quello. Così ricordiamo che
Epifania vuol dire in greco “manifestazione” e Teofania vuol dire
“manifestazione di Dio”.
Gli ebrei attendevano un Messia che si sarebbe manifestato solo per il popolo di
Israele. E infatti nel Natale gli angeli annunciano la nascita solo ai pastori
di Betlemme. Ma l’evangelista San Matteo nel capitolo due del suo vangelo,
mette subito l’accento sul fatto che Dio manda il suo Messia per tutti i popoli
della terra. Questo è il senso del bellissimo episodio dell’adorazione dei Magi.
Sono simbolici i doni che essi portano: l’oro che significa sulla base delle
antiche profezie, il Re; l’incenso che significa Dio e la mirra che anticipa le
sofferenze della crocifissione. Poi avvisato da un Angelo che il Re Erode
avrebbe cercato di uccidere tutti i bambini di Betlemme, Giuseppe con Maria e
con Gesù bambino fugge in Egitto dove vivrà per qualche anno.
Ma l’Epifania da più di millesettecento anni ricorda anche il battesimo di Gesù
nel fiume Giordano ad opera di Giovanni il Battista con la manifestazione della
Trinità; e il miracolo delle nozze di Cana con la trasformazione dall’acqua in
vino: il primo miracolo di Gesù.
Gli elementi fondamentali del creato sono la terra su cui camminiamo, l’acqua,
il fuoco e l’aria: dice la liturgia che nel giorno dell’Epifania Dio ha aperto i
cieli, ha benedetto l’aria e ha santificato l’acqua: perché mentre Gesù veniva
battezzato si vide un grande lampo e si udì un grande tuono e si manifestò, con
lo Spirito Santo, il Padre dicendo, rivolto a Gesù, “questo è il mio unico
Figlio”. Poiché tutta la nostra fede tende alla Pasqua, appena finito il
vangelo, il diacono informa: fratelli carissimi sappiate che quest’anno domenica
27 del mese di marzo, celebreremo con gioia la Pasqua del Signore. Proprio per
questo annuncio una volta l’Epifania si chiamava anche popolarmente “pasquetta”.
Ecco ora la riflessione
Nova coelorum mirabilis claritas in nostris semper cordibus oriatur. Una nuova e
stupenda luce dal cielo risplenda sempre nei nostri cuori.
E’ forse uno dei più cari auguri che si possano fare per questo 2016, ricordando
la parola di Gesù: chiedete prima il Regno di Dio, e il resto vi sarà dato in
sovrappiù.
Dunque buona settimana, e buon Anno!
Ferruccio
Basiglio, 4 gennaio 2016

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