DOMENICA 18 DICEMBRE 2016

15 dicembre 2016 | 0 commenti

Comincia un periodo così denso di feste, che per quest’anno voglio cercare di
ricordarle tutte, o almeno la principali.
-       16 dicembre – l’annuncio a San Giuseppe. Il vangelo di Matteo racconta
dell’Angelo che dice a Giuseppe non temere e prendi Maria come tua sposa. Oggi
comincia anche la novena di Natale e il giorno 21 dicembre è il giorno più corto
dell’anno, il solstizio d’inverno..
-       Quest’anno  domenica 18 dicembre è la sesta e ultima domenica di avvento:
celebriamo a divina maternità di Maria con l’annuncio di Gabriele arcangelo a
Maria in Nazareth. Chi c’è stato credo che ricorderà sia la casa di Maria sotto
la grande basilica, sia la fontana di Maria presso la chiesa ortodossa. Nella
nostro rito è la più antica e la più importante festa della Madonna.
-       25 dicembre – è Natale. La nascita nella grotta di Betlemme e l’adorazione
degli Angeli e dei pastori “il presepio” istituito da San Francesco d’Assisi. Il
senso del Natale è ben espresso nel vangelo di San Giovanni: “Colui che è LA
PAROLA è diventato uomo ed è vissuto in mezzo a noi che abbiamo contemplato il
suo splendore divino, pieno di grazia e di verità”.
-       26 dicembre – è la festa di Santo Stefano primo martire. Se ne parla negli
atti degli apostoli ai capitoli 6 e seguenti. Dopo la festa di Gesù bambino, la
chiesa ha voluto mettere subito la festa di un martire, per ricordarci che
“l’orologio di Dio continua a battere”.
-       27 dicembre – è la festa di San Giovanni apostolo ed evangelista, l’unico
degli apostoli che non morì martire. Scrisse il suo vangelo, tre importanti
lettere e il libro dell’apocalisse. Secondo la nostra tradizione, dopo che Gesù
in croce gli affidò la Madonna, Giovanni la portò sempre con sé e la Madonna
morì, o meglio si “addormentò nel Signore” in casa di Giovanni a Efeso. Alcune
chiese di oriente invece ritengono che la Madonna abbia concluso la sua vita
terrena a Gerusalemme, dove vi è una basilica ortodossa chiamata “la tomba di
Maria”. Poi Giovanni si ritirò a Patmos una bellissima isola del mar Egeo, e qui
scrisse l’apocalisse e morì.
-       28 dicembre – è la festa dei santi innocenti martiri: erano i bambini che
Erode fece uccidere, nella speranza di uccidere il Messia. Ma Giuseppe fu
avvisato da un angelo, e fece in tempo a fuggire in Egitto con Maria e il
bambino.
-       1 gennaio – è la festa della circoncisione di Gesù, secondo l’antica
tradizione del popolo di Israele, otto giorni dopo la nascita. Noi la celebriamo
proprio per sottolineare il rapporto profondissimo fra il popolo di Israele e la
chiesa cristiana “Gesù rinnovò la natura dell’uomo, secondo la legge antica fu
circonciso e senza disprezzo per il mondo antico, diede principio al mondo
nuovo”.
-       2 gennaio – è la festa di due grandi padri della chiesa di oriente: San
Basilio il grande e San Gregorio di Nazianzo. Vissero nel IV secolo. La chiesa
d’oriente ne fissa la festa il primo giorno dell’anno; noi il secondo giorno
dell’anno. Quindi la prossima volta che mi farò vivo, sarà per introdurvi
all’Epifania.
BUON NATALE! BUON ANNO NUOVO!
E tutti i misteri di questo periodo si possono condensare in una bellissima
frase:
APPARUIT GRATIA SALVATORIS NOSTRI ET VIDIMUS GLORIAM DEI
E’ apparsa (nel mondo) la grazia di Gesù nostro Salvatore e abbiamo visto la
gloria di Dio.
Un abbraccio speciale a chi è triste, a chi è solo o si sente solo, a chi è
arrabbiato, a chi è malato e anche evidentemente a chi si sente felice. A tutti
il Signore conceda un buon anno e una buona vita.
Basiglio, 14 dicembre 2016

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DOMENICA 11 DICEMBRE 2016

6 dicembre 2016 | 0 commenti

E’ la quinta domenica di avvento, l’ultima in paramenti violacei e la liturgia
parla ancora di Giovanni il Battista. Domenica 18 dicembre inizia invece il
ciclo di Natale con la festa dell’annunciazione dell’angelo a Maria a Nazareth:
la festa della Divina Maternita’ di Maria.
Questa mattina invece, nella predica della messa in canto a Santa Maria al
Castello, ho sentito una frase bellissima,  “la dotta ignoranza”. Mi è sembrata
una frase, assolutamente importante. Infatti il tema svolto nell’omelia,  era
che – per quanto ci si applichi con la filosofia, con la storia, con la teologia
- non si riuscirà in questa vita, a comprendere fino in fondo la rivelazione di
Gesù Cristo su Dio, Padre Figlio e Spirito Santo.
Quindi il celebrante invitava a approfondire la cultura religiosa: ecco perché
le parole “la dotta ignoranza”. Ma si deve fare questo, sapendo che nonostante
tutto si rimane ignoranti. Un grande prete, la cui memoria è in benedizione, Don
Edoardo Panceri, a conclusione dei dibattiti teologici in parrocchia (erano gli
anni sessanta) diceva sempre, io mi sono fermato al vangelo e questo basta.
Comunque il concetto dell’omelia di questa mattina, è esattamente corrispondente
all’insegnamento di San Paolo nella sua prima lettera ai cristiani di Corinto.
Dice infatti San Paolo che la misteriosa sapienza di Dio e il suo progetto di
farci partecipare alla sua gloria, ce lo ha rivelato Gesù Cristo, e noi lo
conosciamo per mezzo dello Spirito Santo. E dunque di queste cose si parla con
parole non insegnate dalla sapienza umana ma suggerite dallo Spirito di Dio. E
nel capitolo 13 della stessa lettera, Paolo dice, quando ero bambino parlavo da
bambino, pensavo e ragionavo da bambino. Ma da quando sono un uomo ho cambiato
modo di agire e di pensare. Ora la nostra visione delle cose spirituali è
confusa come in un antico specchio;  ma un giorno saremo faccia a faccia con
Dio, e allora lo conosceremo pienamente, come Lui da sempre conosce noi. E
conclude dicendo “solo tre cose non finiranno, la fede, la speranza e l’amore.
Ma la più grande di tutte è l’amore”.
Io continuo a insistere perché voi abbiate a leggere spesso qualche pezzo del
vangelo: gli altri libri della Bibbia li possiamo leggere poi, ma il vangelo è
l’essenziale. E mi ha fatto molta impressione vedere sui giornali che circa
l’80% degli italiani ha in casa il vangelo, ma solo il 20% lo legge con una
certa frequenza. Vi supplico in nome di Dio prendete il libro e leggete!
Auguro a tutti una buona settimana.
Ferruccio
Basiglio 7 dicembre 2016 Festa di Sant’Ambrogio

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DOMENICA 4 DICEMBRE 2016

30 novembre 2016 | 0 commenti

La fede che Gesù ci ha rivelato, per operare nella vita dell’uomo e nel mondo,
ha bisogno della “liturgia”. Questo è chiaro fin dalle lettere di San Paolo, in
particolare nella prima lettera ai cristiani di Corinto (come stesura certamente
più antica dei vangeli) e dagli atti degli apostoli.
Il beato Papa Paolo VI, Giovanni Battista Montini, ha vigorosamente riaffermato
che la liturgia è sia la fonte che il culmine della vita cristiana. La fonte e
l’origine, il culmine è il traguardo, e proprio per questo Paolo VI ha
dichiarato la liturgia contemporaneamente è sia la fonte che il culmine della
vita cristiana.
In greco liturgia vuol dire “funzionamento, riunione, operatività etc.”. Per
questo quando parlano di quella che noi occidentali definiamo semplicemente
liturgia, i fratelli delle chiese orientali precisano che si tratta della
“divina liturgia”.
Gesù stesso ha istituito dapprima l’ eucaristia o santa messa e l’ordine sacro
con cui gli apostoli trasmettono i loro poteri ai loro successori, e così via,
di successore in successore in eterno. Questi due sacramenti sono stati
istituiti la sera del giovedì santo nell’ultima cena che precede l’arresto di
Gesù. La penitenza o riconciliazione o confessione è stata istituita in una
delle prime apparizioni di Gesù risorto agli apostoli. E il battesimo, di fatto
unito a quella che noi chiamiamo cresima, è l’oggetto dell’ultimo comando di
Gesù:” andate, fate che tutti diventino miei discepoli, battezzate nel nome del
Padre del Figlio e dello Spirito Santo….e sappiate che io sarò sempre con voi
tutti i giorni fino alla fine del mondo”. Del matrimonio e dell’unzione degli
infermi, parleremo un’altra volta.
Certo se non c’è l’ordine sacro e l’eucaristia, non c’è la chiesa: ed è per
questo che noi cattolici possiamo essere in comunione con tutte le chiese
cristiane ortodosse dell’oriente, mentre con i protestanti, pur cristiani
anch’essi, è diversa perfino la fede.
Le prime celebrazioni avvenivano nelle case, poi anche nelle catacombe sopra i
sepolcri dei martiri, Ma mi piace ricordare che la chiesa forse più antica del
mondo, tutt’ora conservata, è la chiesa di Doura Europos. Questa è un’antica
città della Mesopotamia fondata nel 300 a.C.(e oggi compresa nella Siria). La
chiesa è abbastanza ben conservata: probabilmente già alla fine del I° secolo
d.C. in questa casa i cristiani si riunivano per leggere la sacra scrittura,
celebrare l’eucaristia, e per amministrare il battesimo. Per ognuna di queste
funzioni vi era una stanza appositamente destinata come risulta anche dagli
affreschi.
Almeno un secolo dopo a Milano invece i cristiani si riunivano nella casa e
negli orti di Filippo e dei suoi figli Porzio e Fausta, nella zona vicina
all’attuale basilica di Sant’Ambrogio. Doveva essere una famiglia ricca e
potente e molto ospitale per tutta la comunità.
Buona settimana a tutti un abbraccio, Ferruccio
NOTA: mercoledì 7 dicembre celebriamo la grande festa di Sant’Ambrogio nostro
patrono, nell’anniversario della sua consacrazione a vescovo.

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DOMENICA 20 NOVEMBRE 2016

16 novembre 2016 | 0 commenti

I contenuti, anzi i misteri principali della nostra fede, rivelata da Gesù
-       Unità e Trinità di Dio. Dio è l’essere eterno di totale perfezione creatore
del cielo e della terra. Dio è uno solo in tre persone uguali e distinte Padre,
Figlio e Spirito Santo che sono la Santissima Trinità.
-       Incarnazione, passione, morte e risurrezione di Gesù Cristo. Egli è il Figlio
di Dio che si è fatto uomo, che ci ha rivelato Dio Padre, che è morto per la
nostra salvezza; è risorto da morte ed è asceso al cielo, lasciandoci in dono
perenne l’eucaristia e gli altri sacramenti. Nella Pentecoste è stato effuso su
di noi lo Spirito Santo che ci ha dato la fede, la speranza e la carità. L’uomo,
creato a immagine di Dio, è fatto di anima e di corpo. L’anima dell’uomo non
muore con il corpo, ma vive in eterno.
Questi concetti li apprendiamo e continueremo a impararli a poco a poco dal
nuovo testamento. Il primo messaggio fondamentale è il prologo del vangelo di
San Giovanni Apostolo.
“In principio c’era colui che è LA PAROLA. Egli era con Dio, Egli era Dio. Per
mezzo di lui sono state create tutte le cose. Egli è la vita e la vita è la luce
per gli uomini”.
Avvicinandoci a Natale, con l’avvento proseguiamo nell’ascolto di questo testo
meraviglioso: “La luce vera, colui che illumina ogni uomo, stava per venire nel
mondo. Il mondo è stato fatto per mezzo di Lui, ma il mondo non l’ha
riconosciuto. Alcuni però hanno creduto in lui, e a questi Dio ha fatto il dono
di diventare suoi figli. Colui che in eterno è LA PAROLA, è diventato un uomo, è
vissuto in mezzo a noi uomini, e noi abbiamo visto e contemplato il suo
splendore divino.
Le letture di queste domeniche di avvento ricordano in particolare la
predicazione di Giovanni il Battista e gli ultimi discorsi di Gesù fatti con i
suoi apostoli nel cortile del tempio di Gerusalemme, poco prima della sua
passione. Il Signore annuncia che verranno falsi cristi e falsi profeti e
preannuncia la distruzione di Gerusalemme che avverrà ad opera dei romani circa
quarantanni dopo. Accenna anche in modo misterioso, alla fine del mondo e al suo
ritorno glorioso. Però San Paolo ci raccomanda nella sua seconda lettera ai
cristiani di Tessalonica, quanto segue: “Fratelli, per ciò che riguarda il
ritorno del nostro Signore e Dio Gesù Cristo e il nostro incontro con Lui, vi
raccomando di non lasciarvi confondere le idee da chi dice che il giorno del
Signore è vicino o addirittura è già presente. Non credete dunque a queste
affermazioni che dicono provenire anche da me. Non è vero! Non lasciatevi
imbrogliare da nessuno”.
Mi sembra che, pur nella nostra modestia di una breve riflessione una volta alla
settimana, stiamo cominciando a ripassare la nostra fede. Che questo ci sia di
aiuto nella vita quotidiana.
Un abbraccio, Ferruccio
Basiglio, 16 novembre 2016

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Il cristianesimo non è una religione

10 novembre 2016 | 0 commenti

DOMENICA 13 NOVEMBRE 2016
INIZIO DELL’AVVENTO AMBROSIANO

Il cristianesimo non è una religione

Dopo più di sessanta anni mi diverte e mi commuove ricordare una circostanza di
allora. In prima liceo classico Fratel Paolino (allora non si conoscevano i
cognomi dei professori) ci insegnava in modo molto brillante e anche molto
spirituale, italiano, latino,storia dell’arte e religione. Era uscito su un
giornale un articolo di impostazione anticlericale, che diceva che le religioni
sono fra loro più o meno equivalenti: noi ragazzi lo avevamo trovato offensivo
per la chiesa cattolica, e chiedemmo a Fratel Paolino il suo parere. Fratel
Paolino rispose che l’affermazione era pienamente corretta, in quanto il
cristianesimo non è una religione.
E così ci spiegò che si intende per religione il tentativo di un uomo, di un
gruppo di uomini o di un popolo di cercare di conoscere la verità. Ma sono
tentativi che non riescono mai a raggiungere veramente lo scopo. Forse solo
alcuni grandi filosofi come Platone e Aristotele, sono riusciti ad avere delle
importanti intuizioni.
Invece il cristianesimo non è affatto una religione: è una rivelazione. Questo
vuol dire che non è l’uomo che cerca Dio, ma è Dio che si rivela all’uomo.
Dapprima nell’antico testamento e  poi con totale pienezza nel nuovo testamento
“eterno e unico”. Di qui, concludeva Fratel Paolino, il fatto che il
cristianesimo è verità, in quanto è Dio stesso che ce la rivela, prima in Mosè
nei profeti e nei salmi; e poi attraverso la parola di Gesù Cristo Dio e uomo,
con il nuovo testamento con il quale si chiude la possibilità di ogni
rivelazione ulteriore.
In questo modo il nostro Fratel Paolino ci aveva “chiuso la bocca” dandoci un
insegnamento così importante che lo ricordo ancora dopo più di sessanta anni; e
che voglio richiamare all’attenzione di tutti, ogni volta che sento dire che le
religioni sono più o meno equivalenti. Esse sono il tentativo, a volte mal
riuscito, dell’uomo di accostarsi al mondo spirituale; mentre la fede cattolica
è Dio stesso che ce la rivela ed è quindi l’unica vera fede, al di sopra di ogni
e qualsiasi religione.
E’ quindi importante non seguire il cosidetto “relativismo”. Noi dobbiamo
battezzare, proseguire la successione apostolica e celebrare la messa.
Mistero della fede! Annunciamo la tua morte Signore e proclamiamo la tua
risurrezione, nell’attesa della tua venuta. Con questi pensieri cominciamo il
nostro cammino di avvento e quindi il nuovo anno liturgico.
Buona settimana a buon avvento, abbracci, Ferruccio
Basiglio, 11 novembre 2016, festa di San Martino di Tours, militare, monaco e
vescovo nel IV secolo d.C.

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DOMENICA 6 NOVEMBRE 2016

2 novembre 2016 | 0 commenti

E’ la festa di Cristo Re istituita da Papa Pio XI negli anni trenta del secolo
scorso. Gesù portato davanti a Pilato, viene accusato dai capi dei sacerdoti
ebraici di voler essere Re. Nel palazzo, Pilato domanda a Gesù “sei tu il Re dei
Giudei?” e Gesù risponde,” il mio Regno non è di questo mondo, Io sono venuto
nel mondo per annunciare la verità”.
Non ho quasi mai scritto, credo, di questa festa istituita meno di cento anni
fa; e che oggi chiude l’anno liturgico ambrosiano.
Domenica prossima comincia l’avvento.
Oggi mi piace ricordare il Papa Pio XI, l’ultimo Papa milanese di nascita. Si
chiamava Achille Ratti e apparteneva a una famiglia di buon rilievo. Nacque a
Desio nel 1857 e fu ordinato prete nel 1879. Passò i primi quarant’anni del suo
sacerdozio a studiare. Prima come dottore e prefetto della Biblioteca ambrosiana
(meravigliosa biblioteca e pinacoteca, di respiro mondiale, fondata dal
cardinale Federico Borromeo nel milleseicento e così ben descritta da Alessandro
Manzoni nei Promessi Sposi). Poi fu prefetto della Biblioteca Vaticana. Gli
incarichi non gli impedirono di essere un grande studioso e di stampare una
quantità dei propri studi e delle proprie riflessioni.
Nel 1918 in Polonia si verificarono situazioni di grande tensione, che
coinvolsero anche la chiesa cattolica. Il Papa (che era allora Benedetto XV,
cardinale Giacomo Della Chiesa già arcivescovo di Bologna)  contro ogni
aspettativa, incaricò Mons. Ratti di questa complicata e rischiosa missione e lo
consacrò vescovo. Ratti andò a Vienna, a Berlino e a Varsavia e la sua missione
ebbe un grande risultato superiore alle attese. Così nel 1920 Ratti rientrò a
Roma, nel 1921 fu cardinale arcivescovo di Milano e nel 1922 fu nominato Papa.
Si disse di lui “l’uomo dei libri, è un uomo libero”. Morì a 82 anni nel 1939.
Il Papa Pio XI, attualmente poco conosciuto e purtroppo poco studiato, fu un
grandissimo Papa.  Achille Ratti vide nel nazismo e nel comunismo due
affermazioni del demonio e le attaccò entrambe con uguale forza e
determinazione. Diede come definizione “questi sono l’anticristo”. Governò
saldamente, con il suo carattere determinato e non facile, la chiesa per
diciassette anni. Fu un pontificato ricco di idee di sorprendente modernità. Fu
il primo Papa dell’epoca moderna a ordinare vescovi dapprima i cinesi e poi gli
altri preti locali, o come si diceva allora “il clero indigeno” per quei tempi
novità sconvolgenti. Previde il crollo del nazismo e del comunismo; confidò e
lavorò per un ecumenismo con le chiese cristiane d’oriente, affermando che
queste avevano la successione apostolica; e disse con molta decisione che con i
protestanti ci può essere un cammino comune solo nella carità e nella pace e non
certo nei sacramenti.
Così l’istituzione della festa di Cristo Re fu l’augurio di Papa Ratti – pur
alla vigilia della seconda guerra mondiale – di una nuova era di pace in cui né
le follie naziste, né quelle comuniste, avessero più nessuno spazio;  in cui
ogni nazione avesse i propri vescovi autoctoni; e in cui si affermasse la
collaborazione fra la chiesa di Roma e le chiese apostoliche dell’oriente
cristiano.
Buona settimana, Ferruccio
Basiglio, 2 novembre 2016 memoria dei defunti.

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DOMENICA 30 OTTOBRE 2016, MARTEDI’ 1 E MERCOLEDI’ 2 NOVEMBRE 2016

28 ottobre 2016 | 0 commenti

Con questa domenica ci avviamo decisamente alla fine del nostro anno liturgico.
Nel vangelo di Matteo (anno C,  28,16-20) Gesù dice agli apostoli “andate e fate
discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre del Figlio e dello
Spirito Santo; ed ecco io sono con voi tutti i giorni fino alla fine del mondo”.
Mi  meraviglia molto vedere che nell’accoglienza agli immigrati, molti dei quali
sono cristiani, non si pensi di battezzare tutti i bambini orfani abbandonati e
di inserirli nelle strutture della chiesa perche possano avere una educazione
cristiana. Il beato Padre Clemente Vismara del Pime, nato ad Agrate Brianza fu
in Birmania – oggi Myanmar -  missionario per sessantacinque anni, e si occupò
sempre di raccogliere tutti i bambini abbandonati dai genitori o con i genitori
vittime delle frequenti guerre, di battezzarli e di educarli cristianamente. Fra
le migliaia di bambini da lui raccolti, contiamo un vescovo, il primo vescovo
Birmano Mons. Abramo Than e centinaia di suore e di preti, senza contare le
migliaia di famiglie alle quali ha insegnato la falegnameria, l’arte muraria, la
cottura dei mattoni di argilla; e l’agricoltura che ha fatto cessare la fame
secolare di quei paesi. Oggi queste mie parole possono sembrare non più di moda,
ma se le leggi nel quadro del comando del vangelo di Matteo di cui sopra, mi
pare che siano tuttora molto valide. Così come mi sembrerebbe bello che
nell’accoglienza ai profughi nelle nostre comunità, venisse dato un riguardo
particolare ai nostri numerosissimi fratelli delle chiese apostoliche orientali.
Essi  sono sicuramente in grado di fare i sacrestani nelle nostre chiese e anche
di guidare quotidianamente la preghiera comune del mattino e della sera e con un
po’ di preparazione, possono collaborare come ministranti e cantori nelle
celebrazioni eucaristiche.
Il primo novembre è la festa di tutti i santi e il 2 novembre è la memoria dei
morti. Accostandoci a queste feste, dobbiamo prima di tutto ricordare la Pasqua:
per i fratelli delle chiese d’oriente viene “stampata” anche sul pane: una croce
e le parole – in greco – che significano “Gesù Cristo ha vinto”. Sapendo dunque
che Gesù Cristo ha vinto, possiamo ricordare con maggiore serenità i nostri
morti.
Pensando alla morte, un’immagine che mi ha sempre commosso l’ho sentita dire
molti anni fa da Don Alberto Sacchi. Diceva che il morto di cui si celebrava il
funerale, si trovava nella vita eterna  come un bambino appena partorito. Il
bambino inizia una vita nuova di cui non sa ancora niente; ma verrà guidato con
tanto amore. Così il defunto verrà anche lui guidato nella vita spirituale come
avviene per il bambino appena partorito. E non dobbiamo avere paura nel
passaggio: ecco tre frasi di Gesù:
-       Al malfattore crocifisso con lui “non temere, oggi sarai con me in paradiso”
-       Ai benpensanti che lo criticano perché sta gioiosamente a pranzo con peccatori
e prostitute “sappiate che i peccatori e le prostitute vi precedono nel regno di
Dio”
-       A tutti “chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d’acqua fresca…..io vi
dico non perderà la sua ricompensa”
Buona settimana, Ferruccio
Basiglio, 26 ottobre 2016

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DOMENICA 23 OTTOBRE 2016

19 ottobre 2016 | 0 commenti

In questa domenica mi piace meditare sulla natura,  sulla fine e sul principio,
e sulla luce. E poi faremo un accenno a San Martino, a Sant’Ambrogio e
all’avvento ambrosiano.
Domenica prossima 30 ottobre si cambia l’ora per cercare di dare una parvenza di
luce in più.
La fine di ottobre e i primi di novembre di per sé sono l’espressione della fine
di tutto: ogni raccolto è stato effettuato, dalle patate al granoturco e
soprattutto al riso. Sono già raccolte le noci ed è iniziato il raccolto delle
castagne.
Cadono anche le foglie: ma su questa scena, apparentemente di morte, si innesta
nuovamente la vita con la semina del grano. Il grano deve essere seminato e deve
essere già spuntato dal terreno per la festa di San Martino che è l’11 novembre.
Così il grano, che è il principale alimento dell’uomo passa tranquillamente il
gelo invernale senza averne alcun danno, anzi come dice il proverbio “sotto la
neve il pane”.
Le giornate si accorciano sempre di più, il giorno più corto dell’anno sarà il
21 dicembre. Ma per conforto degli uomini in novembre ci sono buone abitudini
alimentari, quanto meno in Europa: per San Martino si apre e si beve il vino
novello; sempre per San Martino si fa non solo in Francia ma in tutta Europa
dall’Ungheria alla Spagna, il patè di fegato d’oca; e con i primi sacrifici dei
maiali, un tempo compiuti nei singoli paesi, comincia la stagione dei cotechini,
degli zamponi e della cassoeula tipico piatto autunnale della tradizione
lombarda.
La domenica dopo San Martino comincia l’avvento ambrosiano che è di sei
settimane in preparazione al Natale: cercheremo di accompagnarlo settimana per
settimana a partire dalla domenica 13 novembre.
Ecco ora il primo piccolo accenno al nostro grande padre Sant’Ambrogio. Dicono
le cronache che verso fine ottobre morì a Milano il vescovo ariano Aussenzio.
Alla sua morte si scatenarono anche nelle tre basiliche cristiane tumulti
violentissimi fra cattolici e ariani per la scelta del nuovo vescovo che allora
veniva fatta dall’assemblea (ecclesia) dei fedeli. Ambrogio come era suo dovere
di governatore si recò nella basilica maggiore per sedare il tumulto e parlò
così bene che un ragazzo gridò “Ambrogio vescovo!” e tutti i presenti si unirono
al grido acclamando appunto Ambrogio vescovo. Egli non voleva accettare, tra
l’altro il suo interesse per la religione era così marginale che non si era
nemmeno battezzato. Cercò in tutti i modi di sottrarsi alla nomina, ma infine
accettò. E così cominciò un mese intensissimo di catechismo per prepararsi al
battesimo, scelse come maestri Filastrio e Simpliciano, entrambi preti cattolici
che non avevano mai aderito all’eresia ariana. Studiò così bene che il 30
novembre sarà battezzato.
Buona settimana, Ferruccio
Basiglio 19 ottobre 2016

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DOMENICA 16 OTTOBRE 2016

12 ottobre 2016 | 0 commenti

La terza domenica di ottobre è’, fin dal 452 d.C. il “compleanno” della
cattedrale di Milano. Infatti Attila distrusse la chiesa maggiore che dopo la
sua partenza fu restaurata e solennemente inaugurata dall’arcivescovo
Sant’Eusebio alla terza domenica di ottobre. Sempre in quella domenica fu
consacrata la nuova cattedrale all’epoca di Carlo Magno; nel 1386 i milanesi
iniziarono a costruire il nuovo Duomo. E sempre alla terza domenica di ottobre
dell’anno 1418 il Papa Martino V consacrò l’altare della nuova cattedrale; nel
1577 San Carlo Borromeo la consacrò definitivamente e nel 1986 l’arcivescovo
Carlo Maria Martini consacrò il nuovo altare del Duomo.
Il senso della festa è ben espresso dalla preghiera del prefazio “Padre santo,
tuo figlio il Signore Gesù ha reso partecipe la sua chiesa della sovranità che
tu o Padre gli hai donato…..la chiesa è la madre di tutti i viventi, ogni giorno
più gloriosa per i figli a te generati, o Padre, per virtù dello Spirito Santo.
La chiesa è la vite feconda, che in tutta la terra prolunga i suoi tralci,  e
appoggiata all’albero della croce,  si innalza al tuo regno: è la città della
luce, posta sulla cima dei monti, nella quale per sempre vive il suo fondatore
Gesù Cristo nostro Signore”.
Aver parlato del profeta Elia, della farina e dell’olio che non venivano mai
meno, ha fatto si che molti di voi mi telefonassero attenti e interessati. Così
continuo a raccontare ancora un po’ di storia del profeta Elia. Dopo la pausa di
Sarepta, Elia continuò ad annunciare il regno di Dio in Israele, ma fu
perseguitato dal re e dalla regina, e condannato a morte. Così fuggì per
salvarsi la vita e si mise in cammino nel deserto. Alla sera si sdraiò sotto una
ginestra e si augurò di morire: Signore non ne posso più, toglimi la vita! Si
addormentò subito, ma all’improvviso un angelo lo svegliò e gli disse alzati e
mangia! Elia vide una focaccia appena cotta e una brocca d’acqua. Mangiò e
bevve, poi si riaddormentò. Ma l’angelo lo svegliò e lo fece mangiare e bere di
nuovo, così che Elia rinforzato da quel cibo camminò quaranta giorni fino
all’Oreb, il Sinai, e cioè il santo monte di Dio, dove molti secoli prima Mosè
ricevette le tavole della legge. Arrivato al monte, Elia vi passò la notte: la
voce del Signore gli chiese, cosa fai qui Elia?……. Il Signore disse a Elia,
esci dalla grotta e vieni sulla montagna e mi vedrai. Elia uscì ed ecco un vento
fortissimo spaccava le rocce, ma il Signore non era nel vento. Dopo il vento
venne il terremoto, ma il Signore non era nel terremoto. Dopo il terremoto venne
il fuoco, ma il Signore non era nel fuoco. Spentosi  il fuoco, Elia percepì un
venticello dolcissimo e profumato, leggero come un sussurro, e qui c’era il
Signore, che disse ad Elia, ritorna sui tuoi passi, vai a Damasco, rendimi
testimonianza e consacra il nuovo re di Aram.
Così vedete che il Signore si incontra nelle cose più semplici. E’ inutile
cercarlo altrove, basta avere il cuore disponibile, con un po’ di fede, di
speranza e di amore.
Buona settimana a tutti. Ferruccio
Basiglio, 13 ottobre 2016

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DOMENICA 9 OTTOBRE 2016

6 ottobre 2016 | 0 commenti

La prima lettura di questo anno C mi ha sempre commosso fin da ragazzino, perché
ci ho sempre visto l’annuncio della provvidenza di Dio, evidentemente sottoforma
di parabola. Elia perseguitato dal re, in fuga, affamato e assetato, udì la
parola del Signore “alzati vai a Sarepta di Sidone; ho dato ordine a una vedova
di mantenerti”. Elia si alzò,  andò ed entrò nella città; subito vide una vedova
che raccoglieva legna. La chiamò e le disse: dammi un po’ d’acqua  e preparami
anche un pezzo di pane. La poveretta rispose, nel nome del tuo Dio ti dico che
ho solo un pugno di farina nella giara e un po’ d’olio nella bottiglia: raccolgo
due pezzi di legna poi andrò a preparare la focaccia per me e per mio figlio: la
mangeremo e poi moriremo. Elia disse, non temere vai a fare quello che hai detto
ma prima prepara una piccola focaccia per me e portamela. Perché così ti dice il
Signore Dio di Israele “la farina della giara non finirà mai e l’olio nella
bottiglia non diminuirà mai fino al giorno in cui il Signore manderà di nuovo
pioggia e raccolti sulla faccia della terra”. Lei andò fece come aveva detto
Elia e per molto tempo tutti mangiarono secondo la parola del Signore.
Questo vuol dire che, per quanto siamo angosciati, la speranza non deve mai
venir meno. Il Signore ci darà sempre l’olio e la farina necessari. Invece iI
vangelo secondo Matteo di oggi contiene un incitamento alla carità. Gesù disse
“chi accoglie voi, accoglie me……chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere di
acqua fresca a uno di questi piccoli io vi dico che non perderà la sua
ricompensa”.
Avevo detto che avremmo parlato un po’ del rosario. Il rosario è nato come la
bibbia dei poveri e degli analfabeti, che non erano in grado di leggere bibbia e
vangeli. Ha avuto poi una grande diffusione in tutta Europa anche con i
Francescani e con i Domenicani. La preghiera del rosario- a cui il Papa San Pio
V attribuì la vittoria di noi cattolici sulla flotta turca nel 1571- è stata poi
raccomandata dalla Madonna in tutte le sue anche recenti apparizioni: Lourdes,
Fatima e tutte le altre.
Il rosario conteneva quindici temi, a commento dei “misteri” che erano divisi in
“misteri della gioia” dall’annunciazione al Natale, alla Sacra Famiglia;
“misteri del dolore” la passione, la crocifissione e la deposizione nella tomba;
e i “misteri della gloria” dalla risurrezione alla Pentecoste e alla gloria
della Madonna, degli Angeli e dei Santi. Molti secoli dopo il Papa San Giovanni
Paolo II ha aggiunto i cinque” misteri della luce” che vanno dal battesimo di
Gesù ad opera di Giovanni Battista, alle nozze di Cana, alla predicazione di
Gesù e all’ultima cena, quando Gesù istituisce il mistero dell’eucaristia e cioè
la santa messa. E così oggi i “misteri” non sono più quindici, ma venti.
Approfondiremo un’altra volta.
COMUNICAZIONI
Vi ricordo che domenica 9 ottobre 2016 alle ore 11,15 a Milano nella chiesa di
Sant’Alessandro, Piazza Sant’Alessandro vicino a via Torino, si celebrerà
solennemente la festa patronale con “il rito del faro”, ancora molto diffuso
fuori Milano ma ridotto a poche occasioni in città.
Domenica 16 ottobre 2016 nel pomeriggio alle ore 16 il nostro carissimo amico
Don Claudio Carboni prende possesso della comunità pastorale di MEDA alla quale
è stato destinato dall’arcivescovo  come parroco e responsabile di tutta la
grande comunità. Don Claudio ci ha guidato in terra di Israele e a Ravenna: chi
lo desidera è caldamente invitato a partecipare nella basilica di Meda.
Ferruccio
Basiglio, 5 ottobre 2016

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