Ricordo di Monsignor Cirillo Zorahbian

Nel lontano 1955 venne a visitare il Gonzaga dove frequentavo il liceo classico un vescovo cappuccino vecchio, malandato ma lucidissimo, Monsignor Cirillo Zorahbian.

Ci raccontò che in Turchia vivevano più di un milione e mezzo di armeni e più di mezzo milione di greci.

Nel 1915 si scatenò il genocidio armeno con più di un milione e mezzo di morti per fame, sete, freddo durante le marce nel deserto. Fortunati quelli che venivano uccisi.

La famiglia di monsignor Cirillo era di una cinquantina di persone e lui fu l’unico che si salvò perchè non era al suo paese.

Pochi anni dopo fu catturato e sottoposto nelle prigioni di Istanbul, come tanti altri armeni superstiti, a terribili torture sopratutto alle mani, alle gambe e ai piedi. Egli attribuiva alla protezione divina il fatto che un suo ex allievo mussulmano fosse riuscito a liberarlo e a farlo fuggire in Grecia.

Nel 1925 il nuovo governo turco decise anche di eliminare i cinquecentomila greci: uccidendone più della metà e lasciando scappare gli altri dopo averli depredati di tutto.

Così ” la nuova Turchia” riuscì a eliminare due milioni di cristiani in pochi anni.

Per gli armeni dopo questo genocidio ci fu la terribile persecuzione dei comunisti russi in Armenia: Così gli armeni si diffusero in tutto il mondo, sopratutto nelle Americhe.

Forse la Turchia invece di lamentarsi di queste memorie, dovrebbe riconoscerle, come ha fatto la Germania con il genocidio di sei milioni di ebrei, e come ha fatto a Russia all’epoca di Gorbaciov.

 

Ferruccio Ferrari