DOMENICA 23 OTTOBRE 2016

19 ottobre 2016 | 0 commenti

In questa domenica mi piace meditare sulla natura,  sulla fine e sul principio,
e sulla luce. E poi faremo un accenno a San Martino, a Sant’Ambrogio e
all’avvento ambrosiano.
Domenica prossima 30 ottobre si cambia l’ora per cercare di dare una parvenza di
luce in più.
La fine di ottobre e i primi di novembre di per sé sono l’espressione della fine
di tutto: ogni raccolto è stato effettuato, dalle patate al granoturco e
soprattutto al riso. Sono già raccolte le noci ed è iniziato il raccolto delle
castagne.
Cadono anche le foglie: ma su questa scena, apparentemente di morte, si innesta
nuovamente la vita con la semina del grano. Il grano deve essere seminato e deve
essere già spuntato dal terreno per la festa di San Martino che è l’11 novembre.
Così il grano, che è il principale alimento dell’uomo passa tranquillamente il
gelo invernale senza averne alcun danno, anzi come dice il proverbio “sotto la
neve il pane”.
Le giornate si accorciano sempre di più, il giorno più corto dell’anno sarà il
21 dicembre. Ma per conforto degli uomini in novembre ci sono buone abitudini
alimentari, quanto meno in Europa: per San Martino si apre e si beve il vino
novello; sempre per San Martino si fa non solo in Francia ma in tutta Europa
dall’Ungheria alla Spagna, il patè di fegato d’oca; e con i primi sacrifici dei
maiali, un tempo compiuti nei singoli paesi, comincia la stagione dei cotechini,
degli zamponi e della cassoeula tipico piatto autunnale della tradizione
lombarda.
La domenica dopo San Martino comincia l’avvento ambrosiano che è di sei
settimane in preparazione al Natale: cercheremo di accompagnarlo settimana per
settimana a partire dalla domenica 13 novembre.
Ecco ora il primo piccolo accenno al nostro grande padre Sant’Ambrogio. Dicono
le cronache che verso fine ottobre morì a Milano il vescovo ariano Aussenzio.
Alla sua morte si scatenarono anche nelle tre basiliche cristiane tumulti
violentissimi fra cattolici e ariani per la scelta del nuovo vescovo che allora
veniva fatta dall’assemblea (ecclesia) dei fedeli. Ambrogio come era suo dovere
di governatore si recò nella basilica maggiore per sedare il tumulto e parlò
così bene che un ragazzo gridò “Ambrogio vescovo!” e tutti i presenti si unirono
al grido acclamando appunto Ambrogio vescovo. Egli non voleva accettare, tra
l’altro il suo interesse per la religione era così marginale che non si era
nemmeno battezzato. Cercò in tutti i modi di sottrarsi alla nomina, ma infine
accettò. E così cominciò un mese intensissimo di catechismo per prepararsi al
battesimo, scelse come maestri Filastrio e Simpliciano, entrambi preti cattolici
che non avevano mai aderito all’eresia ariana. Studiò così bene che il 30
novembre sarà battezzato.
Buona settimana, Ferruccio
Basiglio 19 ottobre 2016

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