DOMENICA 20 MARZO 2016

17 marzo 2016 | 0 commenti

E’ la domenica delle Palme. Ricordiamo l’entrata trionfale di Gesù a
Gerusalemme, acclamato dalla folla che sei giorni dopo griderà a Pilato
“crocifiggilo”. I sacerdoti del Tempio dopo la disputa su Abramo, la guarigione
del cieco nato e la risurrezione di Lazzaro, decidono di uccidere Gesù.
Nonostante l’entrata trionfale a Gerusalemme, Gesù ha paura e si ritira a vivere
alcuni giorni a Betania, in casa di Lazzaro, Maria e Marta. In occasione di una
cena Maria sparge profumo prezioso sui piedi di Gesù il quale dice”questo è
stato fatto in vista della mia sepoltura”.
Tornerà a Gerusalemme soltanto il giovedì verso sera, per celebrare con i suoi
discepoli la cena di inizio della Pasqua di Israele, che ricordava l’immolazione
dell’agnello pasquale e il passaggio del mar Rosso. Questa ultima cena,
interpretata nella storia da tanti artisti,  segna la fine dell’antico
testamento, o antica alleanza e l’inizio del nuovo testamento, “la nuova ed
eterna alleanza” come la chiama Gesù.La settimana santa si evolve quindi così
-        il giovedì santo l’ultima cena, l’istituzione della messa e del sacerdozio;
l’arresto di Gesù e il processo contro di lui in casa del sommo sacerdote.
Pietro nega di conoscere Gesù. Poi esce fuori e piange amaramente.
-        Il venerdì santo Gesù è portato da Pilato, viene condannato a morte,
sottoposto a terribili torture.  Viene crocifisso e dalla croce perdona il
malfattore pentito; affida sua madre Maria all’apostolo Giovanni, e l’apostolo
Giovanni – che esprime simbolicamente anche noi e tutta l’umanità – alla
Madonna.  Gesù muore in croce, viene deposto sulla “pietra dell’unzione” e poi,
avvolto in un lenzuolo nuovo (la Sindone?) viene sepolto nella tomba nuova del
suo amico Giuseppe di Arimatea.
-       Nella notte fra il sabato e la domenica di pasqua, Gesù è risorto e comincia
ad apparire, alle donne che vanno al sepolcro, (le mirofore che portano i
profumi); a Maria Maddalena; a Pietro e a tutti gli apostoli; e ai discepoli di
Emmaus.
Tutta la sintesi della pasqua si trova mirabilmente espressa nel crocifisso di
San Damiano. Questo crocifisso che è stato dipinto quasi mille anni fa,  è
l’icona -  a forma di croce – davanti alla quale Francesco d’Assisi stava
pregando quando ricevette dal Signore la richiesta “Francesco vai e ripara la
mia chiesa”. Il Signore intendeva chiamare Francesco a risanare tutta la chiesa
cattolica; ma all’inizio, poiché la chiesetta di San Damiano era molto rovinata,
egli pensò che il Signore volesse da lui la riparazione appunto di quella
chiesa. La croce di San Damiano è una meravigliosa icona, su fondo dorato come
le icone bizantine. Essa presenta Gesù contemporaneamente morto e risorto. E’
l’iconografia di Cristo crocifisso che trionfa sulla morte e che è tanto comune
nelle chiese apostoliche d’oriente e quindi è anche un segnale di unità con
tutti i cristiani ortodossi.
Ecco ora la Riflessione
Cito euntes dicite quia surrexit Dominus. Correte ad annunciare che il Signore è
risorto.
E’ molto bello che i cristiani bizantini si salutino nel tempo pasquale dicendo:
Christòs anèsti, alithòs anèsti, e cioè Cristo è risorto, davvero è risorto.
Qualche volta per un malinteso senso di dialogo, ci dimentichiamo che la verità
è una sola, è quella professata dalla chiesa cattolica e dalle chiese ortodosse
apostoliche d’oriente, e che non è solo nostro dovere ma anche nostra gioia
annunciarlo a tutti.
Dunque buona settimana santa e buona Pasqua a tutti. La prossima riflessione la
farò per la domenica dopo Pasqua.
Ferruccio
Basiglio 16 marzo 2016

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