7 ottobre 2015 | 0 commenti

DOMENICA 11 OTTOBRE 2015
E’ la settima e ultima domenica dopo il martirio di Giovanni il Battista. L’anno liturgico si avvia ormai alla sua conclusione. Infatti domenica prossima, quest’anno il 18 ottobre, è la festa della dedicazione del Duomo chiesa madre di tutti i fedeli ambrosiani. Seguiranno poi due “domeniche dopo la dedicazione” e domenica 8 novembre si concluderà l’anno liturgico ambrosiano con la
celebrazione della festa di Cristo Re, festa recentissima istituita da Papa Pio XI (Achille Ratti di Desio) nella prima parte del secolo scorso.

Poi la chiesa ambrosiana riprende un suo lungo e perenne cammino: il giorno 11 novembre è la festa di San Martino, soldato dell’impero romano in Ungheria,  poi monaco sia a Milano che a Poitiers, poi prete e vescovo di Tours. Morì nel 397 d.C., lo
stesso anno della morte di S. Ambrogio. La festa di San Martino funge da spartiacque del nostro anno liturgico:  infatti con la prima domenica che segue alla festa di San Martino, comincia l’avvento ambrosiano, sei domeniche in preparazione al Natale.
I vecchi testi della preghiera liturgica erano divisi nella tradizione ambrosiana in due volumi: il volume della preghiera “invernale”, dalla festa di San Martino alla notte di Pasqua,  e il volume della preghiera “estiva” dalla notte di Pasqua alla festa di San Martino (e alla prima domenica di avvento).
Il vangelo di questa domenica è preso da San Matteo (13,24-43) e racconta una grande parabola. Il buon contadino semina il buon seme nel suo campo. Ma mentre tutti dormono viene il suo nemico e semina la zizania in mezzo al grano. Tempo dopo quando cresce anche la zizania i collaboratori del contadino propongono di strapparla; ma il padrone di casa dice di rimandare questa operazione al momento del raccolto. C’è poi un’altra piccola parabola che è brevissima e mi piace molto “il regno dei cieli è simile al lievito che una donna prese e mescolò in tre misure di farina. Così la farina fu tutta lievitata”. Quindi il messaggio è
che il regno dei cieli, e la nostra fede, la nostra speranza e la nostra carità, sono così potenti che possono trasformare il nostro mondo e contribuire a trasformare tutto il mondo.

L’ antico testamento Visto che faraone non permette ancora agli ebrei di partire, Dio dice a Mosè di riprendere l’ antica tradizione della immolazione dell’ agnello all’ inizio della primavera, tradizione che risale a quando gli ebrei non erano ancora stati ridotti in schiavitù.  Così viene sacrificato in ogni casa e in ogni famiglia un agnello o un capretto: questo è l’ inizio della Pasqua di Israele. Con il sangue dell’agnello o del capretto, si farà un segno sulla porta di casa. Durante la notte un angelo sarebbe passato in Egitto, uccidendo tutti i primogeniti e risparmiando soltanto le famiglie ebree. A questo punto il Faraone, disperato, permette a Mosè di partire con tutto il suo popolo. Nelle riflessioni che abbiamo fatto nel tempo pasquale del 2015, abbiamo illustrato l’uscita dell’Egitto, che è il centro della Pasqua;  e abbiamo visto  il Cantico di Mosè, che è ringraziamento per la potenza con cui il Signore ha liberato il suo popolo.
Qui riassumiamo brevemente ancora le stesse cose. Dopo la morte dei primogeniti egiziani, il popolo parte verso quella zona del Mar Rosso che si chiama i Laghi Amari. In coincidenza anche con le maree, Mosè stende il braccio sulle paludi, un forte vento soffia per tutta la notte e appare una lingua di terra melmosa ma percorribile. Così Israele attraversa il Mar Rosso. Nel frattempo il Faraone ha cambiato idea e ha mandato i migliori carri del suo esercito per impedire agli israeliti di partire. L’ esercito egiziano si precipita dietro gli ebrei, ma i pesanti carri da guerra sprofondano nella sabbia molle, la marea risale e annega gli egiziani. Risalito sull’ altra sponda il popolo ringrazia Mosè e esprime un grande canto di ringraziamento a Dio. Gli Israeliti si inoltrano poi nel deserto ma per tre giorni non trovano acqua; al terzo giorno arrivano a una fonte, ma l’ acqua è amara. Mosè chiese aiuto al Signore, gettò un pezzo di legno nell’ acqua e l’ acqua divenne bevibile. Poi il popolo prosegue e arriva all’oasi di Elim dove ci sono “dodici sorgenti d’ acqua e settanta palme”.
Continua il cammino nel deserto. Ma viene la fame,  e alcuni dicono che in Egitto si era schiavi ma c’era sempre da mangiare. Mosè disse che Dio avrebbe provveduto.  Infatti ogni sera grandi stormi di quaglie si posavano sull’accampamento e potevano ser
vire da cibo. Al mattino poi, sulla superficie del deserto, comparve una “cosa fine e granulosa” . Mosè disse loro “ E’ la manna” , il pane che il Signore vi ha dato da mangiare. Infine il popolo arriva alla base del Monte Oreb (altro nome del Monte Sinai).
Ecco ora la riflessione Dicat nunc Israel nisi quod Dominus erat in nobis. Dica ora Israele guai se il Signore non fosse stato con noi.
E’ un versetto del salmo 123, uno dei salmi graduali. Spiegheremo più avanti cosa sono i salmi graduali. Intanto cerchiamo di fissare il nostro pensiero sulla meditazione che ci viene suggerita da questa riflessione. Se guardiamo indietro a tutta la nostra vita passata, ripieni di gratitudine e di gioia, non possiamo non dire “guai se il Signore non fosse stato con noi!”. Questo valga ad
aumentare la nostra fede.
Ferruccio
Basiglio,  7 ottobre 2015
NOTA: Oggi 7 ottobre è la festa della Madonna del Rosario; in molte parrocchie
la si celebra solennemente anticipando alla prima domenica di ottobre, come
avviene anche nella basilica di S. Ambrogio. E’ l’occasione per richiamare
l’importanza di pregare appena possibile con il rosario, magari anche solo una
decina. Ricordiamo infatti che ottobre è il mese del rosario.

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