RIFLESSIONE DOMENICA 6 SETTEMBRE 2015

1 settembre 2015 | 0 commenti

Alla fine di Agosto ci sono due feste che mi sono particolarmente care : la
prima il 28 di Agosto, ricordiamo Sant’Agostino nato in Africa vicino a Tunisi
nel 354 e convertito alla fede cristiana nel 387 d.c dal vescovo Ambrogio.
Agostino morì il 28 Agosto del 430 e fu sicuramente il più grande filosofo e il
più grande maestro spirituale cattolico del primo millennio d.c.  La seconda
festa è  il 30 di Agosto , nella quale ricordiamo il  Beato Alfredo Ildefonso
Schuster , nato a Roma nel 1880 , prete e monaco benedettino . Nel 1929 il Papa
Pio undicesimo (Achille Ratti di Desio) lo nominò cardinale e arcivescovo di
Milano. Nei 25 anni del suo episcopato (morì il 30 agosto del 1954) fu maestro
di fede di speranza e di carità per tutto il suo popolo anche in anni terribili
come quelli della seconda guerra mondiale dal 1940 al 1945. Era ritenuto un
Santo ancora da vivo ed è stato beatificato da Giovanni Paolo II. Ma
liturgicamente la festa più importante è  il 29 di  Agosto : sia in Oriente che
a Milano si fa memoria della decapitazione di Giovanni il Battista. Egli era
lontano parente di Gesù, e ne preannunciò la missione con anni di predicazione e
dando alle folle che lo ascoltavano “il battesimo di penitenza” nel fiume
Giordano.  Così nella Chiesa Ambrosiana, visto che Giovanni  Battista è l’
ultimo dei profeti dell’ antica alleanza (o Antico Testamento) tutte le
domeniche successive al 29 Agosto e fino alla seconda domenica  di Ottobre
compresa ,si chiamano “Domeniche dopo il martirio del precursore Giovanni
Battista”. Oggi siamo alla seconda domenica.  Potrei identificare il tema di
questa domenica nel ritornello al salmo responsoriale “ Fa splendere il tuo
volto , Signore, e noi saremo salvi”.
Ma adesso vorrei riprendere in via di riassunto tutto quello che ci siamo detti
in questi ultimi mesi. Prima di tutto la nostra fede . Quando facciamo il segno
della croce, con le parole proclamiamo la Trinità cioè il Dio uno solo in tre
persone uguali e distinte (vi ricordate come simbolo il triangolo oppure le tre
candele che danno una fiamma unica?). Infatti le parole del segno della croce
sono, “in nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo”. E invece il gesto
che facciamo è per l’ appunto la croce che significa l’incarnazione la morte e
la resurrezione di Gesù Cristo, il figlio di Dio fattosi uomo. Tutta la nostra
fede è espressa in modo sintetico e con parole semplici all’inizio della
Preghiera Eucaristica quarta “O Dio, prima del tempo e in eterno tu sei, nella
tua luce infinita. Tu, che sei fonte della vita, hai dato origine all’ universo
per effondere il tuo amore su tutti, rallegrandoli con lo splendore della tua
luce. Gli angeli contemplano la gloria del tuo volto e cantano la tua lode, alla
quale anche noi, fatti voce di ogni creatura, ci uniamo esultanti”.

L’antico testamento
Il nostro grande padre Ambrogio, vescovo di Milano dal 374 al 397 d.c ,
ribadisce che noi siamo uniti a Dio o possiamo esserlo con il Nuovo Testamento e
cioè con l’ annuncio di Gesù Cristo e con la sua Pasqua. Dice però anche che il
vangelo diventa di più facile comprensione se si ha un’ idea almeno sommaria
dell’ Antico Testamento. Mi ha fatto piacere,  già dalla prima riflessione di
questo anno 2015, affrontare- seppure  in modo molto semplice- l’ antica storia
di Israele. Questo anche perché molti dicono o possono dire “Ma che fesseria!
Credere ancora alla creazione fatta in sei giorni, a Eva che mangia la mela, a
Noè con l’ arca nel diluvio etc”. Cosi abbiamo spiegato e ripetiamo oggi,  che
il primo libro della Bibbia , GENESI (che significa alle origini) vuol
presentare nei primi undici capitoli un complesso di verità in forma di
“parabola” o di insegnamento sapienziale. Il libro della Genesi non vuole dirci
che cosa e come è avvenuto, ma vuole spiegare il senso della creazione del mondo
e dell’ uomo.
Torniamo alla Preghiera Eucaristica quarta “Noi ti lodiamo Padre santo, tu hai
fatto ogni cosa con sapienza e amore. A tua immagine hai formato l’uomo, alle
sue mani hai affidato l’ universo perché- nell’ obbedienza a te suo creatore-
egli esercitasse il dominio su tutto il creato. E quando, per la sua
disubbidienza, l’ uomo perse la tua amicizia, tu non lo hai  abbandonato, ma
nella tua misericordia a tutti sei venuto incontro, perché quelli che ti cercano
ti possano sempre trovare”. E dunque i primi undici capitoli della Genesi ci
vogliono insegnare, appunto attraverso una serie poetica di parabole, che Dio è
all’origine di tutto il creato (è la parabola dei sei giorni della creazione e
del settimo giorno di riposo).  A tutto questo segue la creazione dell’ uomo ,
essa pure espressa in parabola: il Signore prese dal suolo un po’ di terra , con
questa formò  l’ uomo.  Gli soffiò  nelle narici e l’ uomo divenne una creatura
vivente, fatta a immagine e somiglianza di Dio. Questa parabola vuol dire che
ogni uomo ha in sé una scintilla della luce, dell’ amore e della vita divina.
Uno scrittore dice “L’ uomo è un animale, ma con un po’ dell’ intelligenza di
Dio , con un po’ del cuore di Dio, con un po’ della vita di Dio . E quindi anche
l’ uomo, creato appunto a immagine e somiglianza di Dio, non può avere lo stesso
destino degli altri animali, non può sparire nel nulla. Dunque  la sua anima
sopravvive alla morte del corpo”.
L’ uomo deve riconoscere Dio come suo creatore. Però l’uomo, con il libero
arbitrio, può scegliere di fare il bene o di fare il male. La parabola del
serpente e della mela vuole farci capire che il primo peccato dell’uomo, il più
grave di tutti , è il peccato di orgoglio. Eva e Adamo sono stati tentati dal
serpente che dice loro “Dio sa bene che se mangerete il frutto diventerete come
lui, e per questo ve lo ha proibito” .
Compiuto il peccato, l’ uomo si rende conto che senza Dio si sta male, e che la
sua stessa coscienza lo condanna. Non voleva sentirsi figlio di Dio ed è
diventato schiavo del proprio egoismo. Ma Dio non abbandona l’ uomo creato a sua
immagine, promette una salvezza che noi crediamo essere avvenuta con Gesù Cristo
il Figlio di Dio.
Il racconto biblico ci vuole dare, secondo me, ancora due messaggi. Dio dice al
serpente “metterò inimicizia fra te e la donna e la sua discendenza ti
schiaccerà il capo”. I Santi Padri della chiesa vedono in questa frase una prima
profezia della Madonna, in greco la Theotòkos, la madre di Dio. Mi viene in
mente Dante nella Divina Commedia “Vergine Madre, figlia del tuo Figlio!”.  Il
secondo elemento, a dimostrazione che Dio non abbandona l’ uomo, nonostante il
peccato: dice il libro “Dio, il Signore, fece per Adamo e per la sua donna
tuniche di pelle e così li rivestì”. E’ un gesto di amore.
Ecco ora la riflessione :
Quoniam Tu illuminas lucernam meam, Domine. Deus meus, illumina tenebras meas.
Poiché Tu , o Signore, illumini la mia lucerna, Dio mio, illumina le mie
tenebre.
Noi sappiamo non soltanto per fede ma anche per la nostra esperienza quotidiana
che la luce rappresenta la gioia , mentre le tenebre, il buio , rappresentano la
tristezza, l’ angoscia, qualche volta la disperazione. Così chiediamo a Dio che
mi consente di accendere “la mia lucerna”, di  illuminare le mie tenebre
personali. E’ una preghiera, secondo me molto bella, che risale appunto all’
Antico Testamento, i salmi di Davide, e che il rito Ambrosiano colloca all’
apertura della preghiera della sera (chiamata pure “ I Vesperi”).
Buon rientro dalle ferie, buona ripresa e buona settimana a tutti. Un abbraccio
Ferruccio
Basiglio, 1 settembre 2015

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