DOMENICA 4 OTTOBRE 2015

30 settembre 2015 | 0 commenti

E’ la VI domenica dopo il martirio di Giovanni Battista. In questo anno B, si
proclama il vangelo di San Matteo al capitolo 20 con la parabola degli operai
chiamati a lavorare alla prima ora e alle ore seguenti  fino all’undicesima ora.
Vi prego di leggere questo testo con molta attenzione proprio  nel Vangelo di
Matteo. Qui mi interessa e mi piace richiamare la nostra attenzione su questa
parabola che da un certo punto di vista appare incomprensibile. Perché infatti
coloro che hanno lavorato tutto il giorno portando il peso della giornata e del
caldo, prendono un solo denaro così come quelli che hanno lavorato l’ultima ora
prima del tramonto e cioè un’ora sola e anche al fresco?  Apparentemente la
parabola è così incomprensibile che, negli anni sessanta del secolo scorso, un
grande scrittore cattolico, Bruce Marshall, vi ha dedicato un intero stupendo
libro “A ogni uomo un soldo”. Purtroppo non lo si trova più, ma forse riuscite a
comprarne una vecchia copia su internet. La tesi dello scrittore è che fare il
bene nel corso della vita è fonte di tale gioia interiore che compensa essa
stessa tutto l’impegno profuso. Mentre la misericordia di Dio è infinita. E’
bello notare che questa lettura evangelica che capita solo ogni tre anni,  cade
proprio quest’anno che è l’anno giubilare della misericordia proclamato da Papa
Francesco. E rispetto a chi ha lavorato tutto il giorno e manifesta un’invidia
da moralista per il chiamato dell’ultima ora il Signore fa due chiare e anche
dure dichiarazioni. “nonne ex denario convenisti mecum?”. E cioè “non ci siamo
messi d’accordo per il compenso di un denaro?” e conclude “volo autem et huic
novissimo dare sicut et tibi!”. E cioè (nella mia misericordia) “voglio dare
anche a quest’ultimo, quello che ho dato a te!”. Del resto questa
interpretazione è simile a quella dell’inno pasquale di Sant’Ambrogio che è
centrato sulla figura del malfattore pentito che, per un solo attimo di fede,
precede tutti i giusti entrando nel paradiso.
L’ antico testamento
Come abbiamo visto settimana scorsa, Mosè è sposato con Sephora , ha un figlio
maschio e il tempo passa serenamente. Un giorno però Dio irrompe nella sua vita.
Mosè ha portato al pascolo il grande gregge del suocero ed è arrivato alle falde
del monte Sinai.Ed ecco che Mosè vede delle lingue di fuoco uscire da un roveto
con un albero in mezzo. Continua ad osservare, sempre più stupito, perché le
piante bruciano ma non si consumano. Allora si avvicina per vedere meglio, e
subito sente una voce che lo chiama. Egli risponde “Eccomi” ; la voce riprende
“Non avvicinarti e togliti i sandali : il luogo dove stai è sacro. Io sono il
Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe ; ho visto come soffre il mio popolo in
Egitto e mando te per liberarlo.” Mosè chiede alla voce il proprio nome e Dio
dice : “Io sono Jahvè” , in ebraico questa parola rappresenta la prima persona
del verbo essere  : IO SONO. Dio quindi si definisce l’esistente. Molti secoli
dopo i filosofi dissero che Dio è contemporaneamente l’ essenza e l’ esistenza.
Mosè ha paura e dice che non si sente adeguato alla missione ma, con vari segni
,Dio lo convince.  Quindi Mosè saluta il suocero, prende un asino, e  con sua
moglie e suo figlio  torna in Egitto. Mentre arriva, gli va incontro suo
fratello Aronne, avvisato da un angelo, ed essi insieme  riuniscono il popolo.
Non è facile per Mosè e Aronne convincere il popolo a partire, ma infine ci
riescono. Mosè ,che come abbiamo bene visto in una precedente riflessione,  è
cresciuto alla corte del Faraone, va da lui e gli chiede di lasciar partire il
popolo, il Faraone si oppone e per reazione Jahvè si serve di alcune calamità
naturali, che si abbattevano spesso sull’ Egitto , aggravandole e  usandole come
strumenti di persuasione. Il Libro Sacro le definisce “le nove piaghe di
Egitto”. Ma il Faraone non cede.
Ecco ora la riflessione
Lauda anima mea Dominum; psallam Deo meo quamdiu ero. Anima mia loda il Signore;
canterò al mio Dio finchè avrò vita.
E’ un versetto del salmo 145 che ci suggerisce la preghiera di lode e di
ringraziamento verso Dio e che – come risposta – mette la frase che dovrebbe
essere il programma di ogni cantore “canterò a Dio finchè avrò vita”.
Ciao e buona settimana.
Ferruccio
Basiglio, 30 settembre 2015
NOTA 1): mi raccomando di diffondere la notizia che esiste la nostra pagina
Facebook “cantori ambrosiani”.
NOTA 2): già una cinquantina di voi ha aderito all’iniziativa di Brezzo di
Bedero per questo sabato 3 ottobre. Sono accettati anche quelli dell’ultima ora!

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