DOMENICA 27 SETTEMBRE 2015

23 settembre 2015 | 0 commenti

E’ la V domenica dopo il martirio di Giovanni il Battista. Quest’anno il vangelo
che viene presentato è il racconto della parabola del buon Samaritano, come
riportato da San Luca. Non credo di doverla raccontare giacchè tutti la
conoscono, mi auguro, ed è rappresentata in tante opere d’arte. Questa parabola
è l’esplicazione pratica delle due prime letture.  La prima, presa dal libro del
Deuteronomio, racconta che dopo aver riconfermato i dieci comandamenti, Mosè
dice al popolo di Dio “ascolta Israele, il Signore è il nostro Dio lo amerai con
tutto il cuore e amerai il tuo prossimo come te stesso”. Nella seconda lettura,
San Paolo ai cristiani di Roma ripete come sempre valido, il precetto di Mosè di
cui sopra. Sono stato molto breve riguardo a queste tre letture, perché mi
interessa richiamare la vostra attenzione sull’annuncio della risurrezione di
Gesù secondo Luca (24,13-35) nella messa del sabato sera. E’ l’episodio dei
discepoli di Emmaus che non cessa di commuovermi. Persa ogni fede si avviavano
verso casa loro a Emmaus. Mentre camminavano “Gesù in persona si avvicinò e
camminava con loro. Ma i loro occhi non riuscivano a riconoscerlo”. Gesù
interpreta per loro le scritture, e annuncia la risurrezione. Quando furono
vicini al villaggio di Emmaus dove erano diretti, Egli fece come se dovesse
andare più lontano. Ma essi lo pregarono “resta con noi perché si fa sera”.
Quando furono a tavola Gesù prese il pane lo spezzò e lo diede loro. Allora si
aprirono loro gli occhi e lo riconobbero. Ma Egli sparì dalla loro vista.
L’antico testamento
Delle “storie di Giuseppe”, che era il figlio prediletto di Giacobbe, ora
Israele, abbiamo già parlato nei mesi scorsi. Le possiamo qui riassumere dicendo
che alcuni fratelli volevano uccidere Giuseppe ,perché gelosi della predilezione
del padre Giacobbe verso di lui. Altri si opposero e proposero di venderlo come
schiavo a una carovana di mercanti. Questi lo portarono in Egitto, fu venduto a
un autorevole nobile egiziano, ebbe disavventure per cui finì in carcere. Qui
interpretò i sogni di due prigionieri e la sua interpretazione si realizzò. Uno
dei due era il coppiere del Faraone. Dice il libro che il Faraone sognò sette
vacche stupende e  grasse; poi uscirono dal Nilo sette vacche magrissime che
divorarono le vacche grasse. Nessuno dei sapienti della corte del Faraone seppe
interpretare il sogno. Allora il capo dei coppieri (che era stato in prigione
con Giuseppe,il quale gli aveva interpretato un sogno, annunciandogli che
sarebbe stato riammesso alla casa del Faraone) propose al Faraone di mandare a
chiamare Giuseppe che era ancora in prigione. Ciò avvenne e Giuseppe spiegò il
sogno dicendo che le sette vacche grasse rappresentavano i prossimi sette anni
di grande abbondanza e ricchezza; dopo di essi però ci sarebbero sette anni di
gravissima carestia. Propose quindi che il governo del Faraone nei primi sette
anni facesse accantonare riserve bastanti per i successivi sette anni. Il
Faraone non solo accolse il suggerimento di Giuseppe ma lo nominò vicerè di
Egitto.
Dopo tanti anni, nel pieno della carestia si sapeva dovunque che solo in Egitto
c’era ancora tanto grano e così il vecchio Israele , che aveva pianto come morto
suo figlio Giuseppe, mandò alcuni dei suoi figli in Egitto per comprare grano.
Giuseppe li riconobbe ma essi non lo riconobbero . Giuseppe disse “andate a
prendere il vostro vecchio padre e tutti i fratelli e tutta la famiglia e venite
in Egitto” e si manifestò a loro che finalmente lo riconobbero. Così il vecchio
Israele e quasi tutto il suo popolo si trasferirono il Egitto. Con questo
finisce il libro della Genesi. A questo punto seguono quattrocento o cinquecento
anni di totale silenzio della Bibbia su qualsiasi vicenda del popolo di
Israele.Il secondo libro dell’ Antico Testamento è il libro dell’ Esodo, che in
greco vuol dire “uscita” e quindi parla dell’ uscita del popolo di Israele dall’
Egitto. Il libro dell’ Esodo si apre dichiarando che,molti secoli dopo l’arrivo
in Egitto del popolo di Israele, i  Faraoni si preoccupano per la crescita sia
demografica che pubblica del popolo di Israele.  Per conseguenza impediscono
loro il libero esercizio della pastorizia, come era fino allora avvenuto. Li
obbligano a diventare operai, costruttori di mattoni, trattati poco meglio degli
schiavi. Forse un secolo dopo, un nuovo Faraone dà ordine di uccidere – subito
dopo il parto – un gran numero di bambini maschi per diminuire la crescita
demografica. Secondo gli studiosi il tempo di questi fatti forse è nel 1200/1300
a.C. e il Farone dovrebbe essere Ramses II. Il libro dell’ Esodo si apre
raccontando queste circostanze e poi presenta la figura di Mosè. Figlio di una
famiglia ebraica fu tenuto nascosto dalla mamma per tre mesi ma poi dovette
essere abbandonato nel fiume in una cesta. La mamma lo abbandonò proprio nella
zona in cui la figlia del Faraone veniva a fare il bagno nel Nilo insieme alle
ragazze del suo seguito. Essa vide il cesto , mandò una delle ragazze a
prenderlo, vide il bambino che piangeva ,ne ebbe compassione e lo prese. Una
sorella del bambino le propose come balia sua madre. La principessa dunque le
affidò per l’ allattamento il bambino.  Dopo l’ allattamento Mosè (“il salvato
dalle acque”) fu portato nel palazzo reale. Mosè fu  allevato alla corte del
Faraone in mezzo alle ricchezze e facendo tutti gli studi più approfonditi in
uso a quell’ epoca. Non dimenticava però mai di essere ebreo. Da adulto
,assistendo a una lite fra un ebreo e un egiziano, intervenne per salvare l’
ebreo ma fu conseguentemente costretto a fuggire. Andò nelle terre di  Madian
dove c’ erano alcune tribù ebraiche che non erano andate in Egitto al tempo di
Giuseppe. Al pozzo di Madian diede aiuto a sette ragazze che davano da bere al
gregge del padre, di nome Ietro . Gratissimo per questo,  Ietro  lo accolse in
casa sua e gli diede in moglie sua figlia Sephora. E’ una coppia felice, è nato
un figlio maschio, Mosè fa parte del clan e fa il pastore.
Ecco ora la riflessione
Magister adest et vocat te. C’è il Maestro e ti chiama.
Questa breve frase riprende in qualche maniera anche il concetto espresso nel
racconto dei discepoli di Emmaus. Il Signore Gesù camminava con loro, ma essi
non lo riconobbero. Così anche in tante situazioni della nostra vita e della
nostra quotidianità non riusciamo a renderci conto che il Maestro è vicino a noi
e ci chiama. Impegnamoci a coglierne la presenza.
Ciao e buona settimana. Ferruccio
Nota 1)
Da questo mese di settembre è attiva la pagina FACEBOOK dei “Cantori Ambrosiani”
e ad essa verrà dedicata una particolare cura. Simone Ferrari e Placido Salamone
si adopereranno per renderla sempre più vivace e interessante. Segnalatela ai
vostri contatti.
Nota 2)
Sabato 3 ottobre c’è una giornata molto importante a Brezzo di Bedero, a Luino e
a Bregazzana. Alleghiamo la locandina.
Basiglio, 22 settembre 2015

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