DOMENICA 7 GIUGNO 2015

2 giugno 2015 | 0 commenti

E’ la festa pubblica e popolare del Corpo e del Sangue del Signore detta
sinteticamente “Corpus Domini”. La festa liturgica è il giovedì precedente,
quest’anno giovedì 4 giugno. In antico la festa durava una settimana da giovedì
4 giugno a giovedì 11 giugno. Attualmente poiché giovedì 4 è giorno lavorativo,
la festa viene quasi dovunque celebrata la domenica successiva che quest’anno è
il 7 giugno.
Questa festa è stata introdotta tardivamente, e cioè nel quattordicesimo secolo
sviluppando gli insegnamenti del grandissimo filosofo e teologo San Tommaso
d’Aquino. Ed è invece  sconosciuta nelle antiche chiese dell’oriente cristiano.
Essa ripete il mistero già celebrato il giovedì santo e cioè l’istituzione
dell’Eucaristia; ma fu introdotta per dare ancor maggiore risalto a questo
aspetto, anche con processioni pubbliche, visto che il giovedì santo era ed è
anche il giorno dell’arresto di Gesù e del suo processo davanti al sommo
sacerdote ebraico. Mi piace molto ricordare la prima presentazione ufficiale
della messa al di fuori del vangelo. Si tratta di San Paolo ai cristiani di
Corinto che,  al capitolo 11 versetto 23, dice “io ho ricevuto dal Signore
quello che a mia volta vi ho trasmesso: nella notte in cui fu tradito, il
Signore Gesù prese il pane, fece la preghiera, lo spezzò e disse questo è il mio
corpo dato per voi, fate questo in memoria di me. Dopo aver cenato fece lo
stesso col calice del vino dicendo, questo calice è la nuova alleanza che Dio
stabilisce per mezzo del mio sangue. Fate questo in memoria di me”.
Del resto che, fin dalla pasqua di resurrezione, gli apostoli celebrassero il
sacramento dell’Eucaristia, (quello che noi oggi chiamiamo la messa), almeno
ogni primo giorno della settimana (la domenica) è chiaramente evidenziato sia
nei vangeli che negli atti degli apostoli: ma  la testimonianza di Paolo è
probabilmente la più antica.
Antico testamento
Riprendendo il discorso di domenica 24 maggio, raccontiamo dunque le “storie di
Giuseppe”. Abbiamo già visto che i figli di Giacobbe fratelli di Giuseppe,
volevano ucciderlo ma poi lo vendettero come schiavo a una carovana di mercanti
diretta in Egitto; che Giuseppe andò a vivere in casa di Potifar, e poi finì in
prigione per la falsa accusa di aver cercato di violentarne la moglie. In
prigione Giuseppe divenne l’assistente del comandante del carcere. Qualche tempo
dopo due funzionari del Faraone commisero mancanze contro di lui: uno era il
capo dei coppieri e l’altro era il capo dei panettieri. Furono affidati in
carcere alle cure di Giuseppe. Fecero ognuno un sogno e Giuseppe seppe
interpretare i loro sogni, dicendo a uno che sarebbe stato condannato e ucciso e
all’altro che sarebbe stato pienamente reintegrato nella sua carica. Dopo due
lunghi anni anche il Faraone ebbe un sogno: vide uscire dal Nilo sette vacche
belle, molto grasse e improvvisamente dietro di loro uscirono altre sette vacche
brutte e magrissime, che divorarono le vacche grasse. Poi sognò che sette spighe
belle crescevano gonfie di grano; dopo di loro spuntarono sette spighe
rinsecchite che ingoiarono le sette spighe belle. Appena fu giorno, il Faraone
fece chiamare tutte gli indovini d’Egitto e raccontò il sogno. Ma nessuno fu in
grado di spiegarglielo. Intervenne il capo dei coppieri responsabile della
cantina del Faraone, il quale raccontò del giovane schiavo ebreo detenuto che
aveva dato la giusta interpretazione ai suoi sogni. Il Faraone fece chiamare
Giuseppe che si tagliò la barba, si cambiò i vestiti e fu portato alla sua
presenza. Egli chiese l’interpretazione del suo sogno. Giuseppe disse che il suo
Dio lo interpretava così: nei prossimi sette anni vi sarà grande abbondanza in
tutto l’Egitto, poi seguiranno sette anni di terribile  carestia e la fame
consumerà il paese. Prego vostra maestà di cercare un uomo saggio con autorità
su tutto l’Egitto per prelevare ogni anno una parte dei raccolti durante i sette
anni di abbondanza. Il grano dovrà essere ben  conservato nei magazzini del
Faraone e servirà per i sette anni di carestia. Il Faraone e i suoi ministri
apprezzarono il discorso di Giuseppe. Faraone gli disse, poiché il tuo Dio ti ha
fatto conoscere tutte queste cose, tu stesso sarai l’amministratore del mio
regno e tutti, salvo me, dovranno ubbidirti. Così per sette anni Giuseppe
ammassò in ogni città o paese grandi riserve di viveri. Terminati i sette anni
di abbondanza vennero i sette anni di carestia: vi fu la fame in tutto il medio
oriente, ma il pane non mancò mai nel territorio dell’Egitto. Il vecchio
Giacobbe  in terra di Canaan, venne a sapere che c’era grano in Egitto e allora
mandò dieci fratelli di Giuseppe, e cioè tutti ad eccezione di Beniamino a
comprare grano in Egitto. Quando giunsero davanti a Giuseppe,  i suoi fratelli
non lo riconobbero, ma si inchinarono e gli chiesero un grande rifornimento di
grano per il vecchio padre, per il fratello minore Beniamino e per tutta la
famiglia. Giuseppe invece li riconobbe ma li trattò da estranei, accusandoli
anzi di spionaggio! Se volete provarmi il contrario, disse, fate venire il
vostro fratello minore. Mandate dunque uno di voi a prenderlo, mentre gli altri
rimarranno qui in prigione in ostaggio. Così vedremo se avete detto la verità.
Ecco ora la riflessione
Aperis tu manum tuam et adimples omne animal benedictione. Tu apri la tua mano e
riempi di benedizione ogni essere vivente.
E’ un versetto del salmo 144 e la chiesa lo usa nella celebrazione del Corpus
Domini. Infatti prefigura l’Eucaristia. Questo mi fa pensare di chiedervi di
leggere i salmi, magari uno al giorno, per entrare nell’anima dell’antico
Israele che è sempre attuale e che noi dobbiamo imparare a leggere e meditare
alla luce del’insegnamento di Gesù e degli apostoli.
Buona settimana!  Ferruccio
Basiglio, 2 giugno 2015
UNA MANIFESTAZIONE MOLTO IMPORTANTE
Quando           SABATO 13 GIUGNO 2015 DALLE 9 ALLE 17
Dove                    Abbazia di Mirasole, Strada consortile del Mirasole, 1 Opera (Mi)
Che cosa          Giornata di spiritualità sia per i cori di canto ambrosiano, che per
tutti quelli che lo desiderano
Programma       dalle ore 9 alle ore 12 canti presentati e diretti da Monsignor
Gianluigi Rusconi
Poi ci parla Madre Ignazia Angelini dell’Abbazia di Viboldone.
Alle ore 12 pranzo in monastero per chi lo desiderasse (offerta libera).
Alle ore 14 ci parla Frere Dominique Marie priore di Mirasole.
Alle ore 16 S.E. Monsignor Mario Delpini vescovo e vicario generale della
diocesi di Milano, presiede la solenne santa Messa conclusiva.
Siete tutti invitati

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