DOMENICA 14 GIUGNO 2015

14 giugno 2015 | 0 commenti

E’ la terza domenica dopo Pentecoste e la serie delle domeniche “dopo
Pentecoste” continua fino alla fine di agosto, quando – celebrata la festa del
martirio di San Giovanni Battista – cominceranno le domeniche dopo il martirio
di Giovanni Battista.
Avevo detto che in questo periodo anziché commentare le letture di ogni
domenica, avrei cercato di richiamare l’attenzione sugli atti degli apostoli. E’
un bellissimo libro che purtroppo conoscono in pochi. Ma poiché fra poco
sospendo le riflessioni settimanali fino a settembre, oggi faccio ancora un
cenno agli atti degli apostoli e poi riprenderemo in autunno.
Così mi piace ricordare che Pietro e gli apostoli vengono di nuovo deferiti al
tribunale ebraico dove la maggioranza desidera eliminarli. E qui compare una
bellissima figura: Gamaliele grande maestro della legge, molto stimato dal
popolo, di fronte alle accuse contro gli apostoli disse, pensate bene a quello
che volete fare con questi uomini. Tanti in questi ultimi decenni hanno
dichiarato di essere il messia e avevano raccolto molti seguaci. Ma quando
furono uccisi tutti i seguaci si dispersero. E quindi per quanto riguarda gli
apostoli di Gesù ecco cosa vi dico “non occupatevi più di questi uomini e
lasciateli andare. Infatti se la loro predicazione è soltanto umana, finirà da
sola. Se invece Dio è dalla loro parte non sarete di certo voi a mandarli in
rovina. Non correte il rischio di combattere contro Dio”. Mi sembra un
insegnamento filosofico degno dell’antica Grecia.
Antico testamento
Oggi portiamo a conclusione il nostro riassunto delle “storie di Giuseppe”. Uno
dei fratelli ritorna in terra di Canaan da Giacobbe, mentre gli altri restano
come ostaggi di Giuseppe in Egitto. La missione è di portare anche Beniamino
davanti a Giuseppe. Così avviene e quindi al ritorno il Egitto davanti a
Giuseppe c’era anche Beniamino (il secondo e l’ultimo figlio di Rachele che era
morta di parto e sepolta a Betlemme). Giuseppe quando vide che c’era anche
Beniamino, (unico suo fratello per parte di madre) si rivelò ai propri fratelli;
si mise a piangere e chiese notizie del vecchio padre. Il pranzo in cui Giuseppe
rivela e dimostra la propria identità è una delle scene più commoventi. Dopo di
questo, con l’approvazione del Faraone, Giuseppe  rimanda in Canaan tutti i suoi
fratelli perché portassero nella terra del Nilo, il vecchio padre Giacobbe e
tutta la famiglia. Giacobbe dunque si mise in viaggio con tutto quello che
possedeva e giunse in Egitto accolto con amore infinito dal figlio Giuseppe con
i suoi propri figli; e accolto con grande rispetto da Faraone. Egli affidò agli
israeliti  i fertili pascoli nella terra di Gosen. Giacobbe visse ancora per
alcuni anni in Egitto. Sentendosi prossimo alla morte chiamò Giuseppe e gli
disse, quando sarò morto, porta il mio corpo fuori dall’Egitto e seppelliscilo
con i miei padri Abramo e Isacco. Morto Giacobbe, Giuseppe ritornò con la salma
in Canaan come gli aveva chiesto suo padre e lo seppellì a Hebron, nella grotta
di Macpela dove già erano stati riposti i corpi di Abramo, di Sara, di Isacco e
di Rebecca. Poi Giuseppe tornò in Egitto, vide nascere i figli e i nipoti dei
suoi figli. Prima di morire disse ai suoi “io sto per morire ma Dio sicuramente
vi aiuterà. Un giorno vi farà uscire di certo dall’Egitto per condurvi nella
terra che ha promesso ad Abramo, a Isacco e a Giacobbe. Nei giorni in cui Dio vi
farà uscire dall’Egitto, giuratemi che quando partirete porterete via da qui le
mie ossa”. Così finiscono le storie di Giuseppe che concludono il libro della
Genesi. A questo punto si apre un lungo silenzio di circa cinquecento anni:
nulla dice la Genesi; e il successivo libro l’Esodo, si apre appunto circa
cinque secoli dopo con la nascita di Mosè. Questo lungo periodo non è raccontato
in nessuno dei libri della Bibbia.
Ecco ora la riflessione
Lapidem quem reprobaverunt aedificantes hic factus est in caput anguli. La
pietra scartata dai costruttori è diventata testata d’angolo.
E’ una frase del salmo 117 e la liturgia della chiesa la applica sempre alla
Pasqua di Gesù, pietra scartata o rinnegata da gran parte del popolo di Israele
e diventata fondamento della nuova ed eterna alleanza fra Dio e l’uomo.
Buona settimana.
Ferruccio
Basiglio, 10 giugno 2015

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