RIFLESSIONE DOMENICA 3 FEBBRAIO 2013

3 febbraio 2013 | 0 commenti
  1. Le due domeniche che concludono il tempo epifanico e preparano alla quaresima sono nel nostro rito chiamate la domenica della divina misericordia (penultima domenica dopo l’epifania) e domenica del perdono (ultima domenica dopo l’epifania).

    Quest’anno che la Pasqua è “bassa” come si dice, sarà infatti il 31 marzo, il tempo epifanico si conclude presto e così il 3 di febbraio è già la domenica della divina misericordia. Il rito romano la celebra, per volontà di Giovanni Paolo II, alla prima domenica dopo Pasqua.

    I vangeli di questa domenica sono molto belli: nell’anno A) l’adultera perdonata Giovanni capitolo 8, nell’anno B) la donna peccatrice vicino a Gesù in casa di Simone il fariseo Luca capitolo 7 versetto 36 e seguenti e in quest’anno C) dal vangelo secondo Marco la chiamata di Levi, chiamato anche Matteo da parte di Gesù. Matteo era ritenuto un peccatore perché lavorava come esattore alle dipendenze dei romani: Gesù lo sceglie e Matteo sarà poi l’autore del primo vangelo “passando Gesù lo vide seduto al banco delle tasse e gli disse, seguimi. Ed egli si alzò e lo seguì subito”.

  2. Merita attenzione la prima lettera di San Paolo Apostolo al suo discepolo Timoteo (capitolo 1 versetto 12). “Carissimo, rendo grazie a colui che mi ha reso forte, Cristo Gesù il Signore nostro, perché mi ha giudicato degno di fiducia chiamando al suo servizio me che prima ero un bestemmiatore, un persecutore e un violento…..Gesù è venuto al mondo per salvare i peccatori il primo dei quali sono io”.

    Questi concetti di Paolo ci devono ormai essere familiari. E varrebbe la pena di rileggere tutta la breve prima lettera di Paolo a Timoteo: sono solo otto pagine.

  3. Ma l’altro testo di questa domenica su cui voglio pregarvi di meditare, è il vangelo della risurrezione che apre come al solito la domenica nella messa del sabato sera. Quest’anno racconta dei discepoli di Emmaus (Luca 24,13-35) ed è un brano che da parecchio non leggevamo al sabato sera. Come è noto, il pomeriggio di Pasqua due discepoli ritornavano da Gerusalemme al loro villaggio di Emmaus e discutevano fra di loro di quello che era successo. Mentre parlavano il Signore Gesù in persona si avvicinò e camminava con loro, ma i loro occhi erano impediti a riconoscerlo. Così Gesù li accompagna, spiega loro il senso della passione e della morte partendo dalle profezie dell’antico testamento.

    Quando furono vicini al villaggio, Egli fece come se dovesse proseguire, ma essi gli dissero resta con noi perché si fa sera. Egli entrò e quando fu a tavola con loro prese il pane, lo benedisse, lo spezzò e lo diede loro. Allora si aprirono i loro occhi e lo riconobbero, ma Egli sparì dalla loro vista. Così essi partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme per raccontare tutto.

    Le riflessioni le faremo da soli, sui tre seguenti punti:

    Gesù cammina al nostro fianco, ma non siamo capaci di riconoscerlo

    La nostra intuizione però qualche volta ci fa dire “rimani con noi”.Quando riconosci il Signore hai l’urgenza di comunicarlo agli altri, come ci ha insegnato il defunto Cardinale Martini nel suo famoso messaggio “ripartire da Emmaus”.

Un abbraccio, Ferruccio

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